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Pagani pronta per 'L'Incanto', sold-out all'Auditorium. L'intervista al regista

19 Marzo 2016 Author :  

 

Domenica sera si alzerà il sipario sul palco dell’Auditorium di Pagani e andrà in scena “L’Incanto – Una mitica storia d’amore”, un lavoro teatrale scritto da Gerardo Sinatore e sceneggiato dal maestro e regista Carmine Califano, un veterano del teatro che, dopo alterne vicende, ritorna a svolgere la sua amata professione nella città di Sant’Alfonso. Sarà una serata all’insegna dell’arte e dell’amore, dell’accoglienza e della bellezza, della storia e del mito, con due giovani artisti emergenti come Vincenzo Romano e Dina Pagano che da anni coltivano con amore le loro passioni professionali.
Alla vigilia dell’opera c’è grande fermento presso l’Auditorium con le ultime prove generali, un via vai di persone e tanti ragazzini di una scuola di ballo e tammurriate che daranno vita ad uno spettacolo introduttivo e d’intrattenimento per il pubblico. Tutto è stato studiato nei minimi particolari. E del resto non poteva essere altrimenti quando la mente di tutto è il maestro Carmine Califano che ci descrive la genesi de “L’Incanto”.
“Nella rilettura del testo di Gerardo Sinatore la tammurriata l’ho lasciata un po’ nello sfondo, per centrare maggiormente l’attenzione sulla ‘accoglienza’, perché c’è il personaggio Kria che arriva dall’Asia Minore, si ferma in questa terra e s’innamora dell’indigeno Etheo. Un tema molto attuale in questo periodo di flussi migratori, perché la gente si sposta verso spiragli di libertà”.


Quanto ha inciso il suo lavoro di ‘rielaborazione’ sul testo di Gerardo Sinatore?
Quando Vincenzo Romano mi ha proposto la regia di questo spettacolo… non è il tipo di teatro che io faccio. Noi facciamo teatro di impegno civile e sociale come collettivo ‘Acca’. Ho letto l’opera ed aveva uno stile barocco, nello stile di Gerardo Sinatore, con cui una quindicina di anni fa ho messo in scena un altro suo racconto.
Abbiamo ridisegnato la drammaturgia e ne è uscito un testo molto essenziale che arriva in maniera diretta allo spettatore avendo diversi piani di comunicazione: chi vuole approfondire i tempi antropologici, chi vuole approfondire agganci con la realtà, c’è il tema generale dell’amore che è un tema eterno, un amore che deriva dalla bellezza (non solo estetica), quella che è l’essenza dell’amore.


Che accoglienza si aspetta dal pubblico di Pagani?
Dal 1983 esistiamo come compagnia teatrale e fino a quando avevamo un teatro a Pagani ci esibivamo regolarmente. Da quanto è stato chiuso nel 2009 ci siamo esibiti molto raramente a Pagani e in particolare in questo Auditorium dove non ero mai entrato. Con le prevendite siamo già sold out e ci riempie di orgoglio ma anche di responsabilità, significa che c’è una grande attesa e quindi dobbiamo corrispondere a questa attesa.


Cosa possono fare i giovani che vogliono avvicinarsi al teatro?
Io ho sempre spinto i giovani a vedere il teatro perché se lo vedi, lo ami e ti viene anche voglia di farlo. Dopo questa esperienza faremo due stage di teatro, uno sulle emozioni e uno sul rapporto tra l’attore e il produttore e poi faremo anche dei monologhi sul tema dell’assenza durante il mese di maggio. Quindi io mi auguro che ci possano essere dei giovani che vogliano avvicinarsi al teatro.

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