Ci saluta all’età di 86 anni Marco Pannella, l’uomo simbolo delle battaglie civili della nostra storia recente, capace di rivoluzionare completamente o per meglio dire radicalmente le sorti del nostro paese. Ad annunciarlo è proprio Radio Radicale, megafono della sua strenua azione politica che ha perseguito anche in tarda età nonostante i due tumori che lo hanno stroncato nella clinica romana in cui era ricoverato. Tra i fondatori del partito radicale nel 1955, insieme a Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Eugenio Scalfari, Guido Calogero e Leo Valiani entra per la prima volta in Parlamento nel 1976. In realtà il suo partito non ottenne mai alte percentuali di consensi (il picco massimo fu raggiunto alle prime elezioni dirette del parlamento europeo nel ’79 con appena il 3.67% dei voti) ma non per questo la sua azione fu meno prolifica ed efficace. Anzi, la sua non troppo velata avversione al convenzionale linguaggio del “politically correct” è stato il suo marchio identificativo per eccellenza, basando il suo operato su una dura lotta contro il clericalismo, in nome della laicità dello stato di stampo liberale e a favore dell’antiproibizionismo. Un uomo pronto a mettere a repentaglio persino la sua stessa vita per quegli ideali su cui ha plasmato la sua identità politica. La sua strategia della non violenza di stampo gandhiano, a partire dagli estenuanti scioperi della fame, è stato proprio lo strumento da lui adoperato per arrivare dritto alle masse, utilizzando mezzi non convenzionali e fino ad allora sconosciuti alla 1° repubblica in cui la politica dei grandi compromessi faceva da padrona. Un personaggio dunque irrequieto e burrascoso per la politica italiana spesso manifestando il suo dissenso per il sistema in diverse occasioni come quando si presentò nelle tribune politiche in tv legato e imbavagliato per esprimere il suo sdegno verso la partitocrazia e verso il finanziamento pubblico ai partiti. Promotore di storici referendum per il riconoscimento dei diritti politici e civili, a partire da quello sul divorzio, sull’aborto e sull’obiezione di coscienza negli anni ’70 in nome dell’anticlericalismo e della laicità dello stato, proseguendo nelle decadi successive con le dure dimostrazioni contro il nucleare e per la depenalizzazione delle droghe leggere ( memorabile il gesto di disobbedienza civile nel luglio del 1975 quando fu arrestato per aver fumato uno spinello in pubblico) fino alla rivendicazione dei diritti dei detenuti e a favore dell’eutanasia. Una azione perpetua e senza confini territoriali quella del leader radicale schieratosi in diverse occasioni anche per l’abolizione della pena di morte, militando nella campagna contro la fame nel mondo e battendosi per il rafforzamento della giustizia internazionale. Un excursus che certamente ha segnato in maniera indelebile la storia contemporanea italiana che oggi ascrive ufficialmente nei suoi annali il corposo lascito del grande sognatore Marco Pannella.


