Pusher legato al clan Fezza – D’Auria Petrosino e accusato di istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale: anche questo è successo a San Valentino Torio. L’indagato è Omar Rguibi che poi era finito di nuovo in carcere. Il 30enne era finito infatti nell'inchiesta Taurania Revenge ed in quel blitz, il magrebino 30enne, cittadino italiano, aveva il ruolo di pusher. Poi però, l'Antimafia di Salerno lo aveva indagato per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Per lui era scattato infatti lo scorso aprile il sequestro di computer, tablet, smartphone e tutti i dispositivi elettronici con cui: secondo l'Antimafia, avrebbe potuto mettersi in contatto con le cellule terroristiche del territorio e che farebbero tutte riferimento all'Isis. Il 30enne, pregiudicato e ai domiciliari per droga, nonostante gli obblighi, continuava a ricevere persone sospette e amici nella sua abitazione. Il suo possibile coinvolgimento nell'istigazione al terrorismo internazionale era venuto fuori proprio poco dopo l'inchiesta Taurania Revenge in cui il giovane aveva il ruolo di pusher all'ombra del clan Fezza – D’Auria Petrosino. Sarebbe emerso anche dal suo profilo facebook poi, il ruolo dubbio del 30enne, esperto di pc. Troppi infatti i post che inneggiano all'Isis. Subito dalla Procura era scattato il campanello d'allarme ed era partita l'inchiesta antiterrorismo. Un'indagine top-secret dell'Antimafia che sta sviscerando i legami presunti o tali, tra alcuni cittadini sul territorio nazionale e connessi all'Isis. E poi, venerdì il nuovo blitz legato stavolta alle residenze facili per gli extracomunitari e il passaggio obbligato negli uffici comunali, complici secondo gli inquirenti. In quell’occasione era scattata la psicosi terrorismo in città: una psicosi alimentata anche dagli episodi di Sarno del ritrovamento di bandiere inneggianti all’Isis vicino ad uffici giudiziari e istituzionali. Un clima da sviscerare presto o si corre il rischio di generare odio razziale ingiustificato.
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