Nel mirino degli inquirenti soprattutto i cantieri vicini ai canali d'acqua, all'ex canale conte Sarno e quelli al confine con l'area Vesuviana.
Non è la prima volta che viene lanciato l'allarme sui rifiuti speciali e il rischio per l'Agro Nocerino Sarnese, l'area Vesuviana e quella del Vallo di Diano: in altre occasioni sulla base delle dichiarazioni dei pentiti e nell'ambito del processo Chernobyl coordinato dalla Procura di Salerno, era stata svelata aveva svelato la presenza di rifiuti speciali e di discariche pericolose anche in Provincia di Salerno. Nel rapporto Legambiente del 2015, addirittura si dichiara che almeno il 24% di discariche pericolose siano state indicate dai collaboratori di giustizia legati alle holding dell'Ecomafia, in Provincia di Salerno. L'inchiesta sul filone casertano e napoletano è tutto ancora da sviscerare in questi termini. Invece, molto avanzata la parte relativa agli appalti e i presunti legami con il clan dei casalesi.
I PRECEDENTI - Nei mesi scorsi gli imprenditori Ferdinando Di Lauro e Andrea Grieco, suo socio, erano stati arrestati per associazione per delinquere di stampo mafioso, turbata libertà degli incanti aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi. L'inchiesta partiva dagli appalti ottenuti per il Pip di Aversa. Intanto, però Di Lauro e il suo socio, intestatari della ditta G&D prefabbricati erano volti noti anche a Scafati dove la società si trovava nell’associazione temporanea di imprese come affidataria dell’appalto dell’ex Copmes di Scafati. I due imprenditori erano finiti nel mirino della Dda di Napoli su appalti truccati nella realizzazione del Pip di Aversa riconducibili al clan dei Casalesi, legati all'area che faceva capo a Iovine, ora pentito. Infatti l'ex boss aveva svelato i suoi rapporti con Di Lauro e come avrebbe aiutato “o ninno” nella sua latitanza. Dall’ordinanza firmata dal Gip Federica Colucci, emergeva che sarebbe stata la “G&D Prefabbricati Spa”, ad aggiudicarsi la nuova gara d’appalto indetta dal Comune dopo che la prima era stata annullata per la rinuncia dell’imprenditore avvicinato da Iovine. La G&D fu l’unica società a partecipare alla nuova gara, dopo che un’altra societa’ napoletana, non identificata, era stata costretta a rinunciare sempre dopo l’intervento del boss. Di Lauro, tra il 2007 e il 2011, grazie ad aderenze presso il Comune di Aversa attraverso prestanomi e imprese a lui riconducibili, riuscì ad aggiudicarsi l’appalto per la realizzazione dell’area Pip, da edificare su un terreno di sua proprietà, per un valore di circa 21 milioni di euro, in realtà mai realizzati. A Scafati, nell'appalto pubblico da 18milioni, la società ha partecipato insieme alla Mavi Costruzioni generali per l'Ex Copmes ed il progetto dell’amministrazione Aliberti coordinato dal Rup Maria Gabriella Camera. La società aveva avuto altri problemi anche a Battipaglia, Agropoli, Formia e in altre città fino al clou con gli arresti.
I NOMI E I VOLTI DEL CLAN A SCAFATI - Non è il primo caso del genere in città. Nei mesi scorsi era stato arrestato il direttore dei lavori per la realizzazione dei marciapiedi di via Santa Maria la Carità: ancora una volta il nome della città era stato accostato a quello del clan dei Casalesi. In manette il 10 aprile era finito infatti Carmine Domenico Nocera, l'ideatore del bunker dove si nascondeva ed eseguiva i suoi affari il boss dei Casalesi Michele Zagaria. L'ingenere del clan, secondo l'antimafia di Caserta. Quello adatto ad eseguire la direzione dei lavori di via Santa Maria la Carità, secondo l'architetto Maria Gabriella Camera che di quei lavori era il Rup. I lavori diretti a Scafati da Nocera prevedevano la costruzione di nuovi marciapiedi e con una variante di pochi mesi fa anche il rifacimento della pubblica illuminazione che ebbe l'ok della Giunta. Poi c'era stato il caso Archicons. In quella occasione era stato arrestato il progettista del polo scolastico di Scafati, altro progetto da circa 9 milioni di euro attivato nell'ambio del Piu Europa. Tra destinatari dei provvedimenti emessi dalla Dia di Napoli, anche l'ingegnere – progettista del Polo – Gugliemo La Regina accusato insieme ad altri, a diverso titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio ed altre gravi irregolarità nelle procedure di affidamento di lavori di committenza pubblica realizzate anche al fine di agevolare uno dei sodalizi camorristici di maggiore spessore dell’area casertana.


