Secondo il pm della Procura antimafia, Vincenzo Montemurro è impossibile che il consigliere regionale Monica Paolino non sapesse dei patti criminali del marito per la sua elezione a consigliere regionale del 2010 e di quella a consigliere regionale di Forza Italia nel 2015. Una fitta rete di rapporti con i clan locali di ogni tipo e di ogni genere, era andata avanti per anni dal 2008 fino alle elezioni del 2015, ed è proprio su questo che il pm ha deciso di squarciare il velo ottenendo dei giudici anche un mandato di arresto per Angelo Pasqualino Aliberti e per i due esponenti del clan Luigi e Gennaro Ridosso.
Una guerra senza pari era diventata quella che doveva essere solo una campagna elettorale e che invece ha dato luogo ad un patto con i clan per vincere senza scrupoli ed a tutti i costi, anche minacciando delle persone, come esponenti della stampa - oppure cercando consenso in maniera illegittima con il cosiddetto voto di scambio politico-mafioso sottolineato dalla Procura ed accertato dal giudice del riesame di Salerno. In queste ore, il sindaco Pasquale Aliberti dovrà anche decidere se rassegnare le proprie dimissioni oppure aspettare a palazzo Mayer che gli arrivi il provvedimento di sospensione per la sua attività di Sindaco in base a quella che è la legge Severino, in attesa di quella che sarà invece la decisione della Cassazione dopo che il primo cittadino ha presentato ricorso circa la richiesta di arresto formulata.
Nessun arresto invece per suo fratello Aniello Maurizio Aliberti che secondo i giudici del Tribunale del Riesame non avrebbe avuto un ruolo fondamentale all'interno di questo patto criminale proprio perché lui non rappresentava nessuno dell'amministrazione.


