A Napoli nel decennio 2015–2025, la temperatura media estiva al suolo sul territorio comunale si attesta intorno ai 41-42°C, ma nasconde un divario stridente: all'interno dello stesso comune si registra una differenza termica che supera i 7°C tra le aree collinari e quelle a cementificazione selvaggia; Salerno presenta il quadro termico interno più articolato della Campania, evidenziando un divario di ben 6 gradi tra le zone più calde e quelle più fresche del territorio comunale; Benevento: nei punti caldi strategici si raggiungono 50°C al suolo; va meglio a Caserta, dove nel decennio 2015–2025 è stata registrata una temperatura media estiva al suolo di 38°C, con la pianura che soffoca e colli che mitigano. Ad Avellino, sebbene la media cittadina sia di 36°C, l'isola di calore colpisce duramente il centro urbano (44°C) e la periferia produttiva. Legambiente presenta il dossier “Caldo senza confini:diseguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia in Campania” che restituisce la fotografia termica della Campania negli ultimi dieci anni, mettendo in luce il legame indissolubile tra crisi climatica e disuguaglianza sociale. L'indagine abbraccia per la prima volta contemporaneamente i cinque capoluoghi di provincia – Napoli, Salerno, Caserta, Benevento e Avellino – un territorio che ospita quasi un milione e mezzo di residenti e concentra la maggiore densità urbanizzata della regione. Il dossier documenta scientificamente il fenomeno delle isole di calore urbane superficiali – aree in cui asfalto, cemento e superfici impermeabili trattengono il calore in modo anomalo –, ricollegandosi alle evidenze nazionali del CNR-IBE e dell'ISPRA. Nelle città campane, durante le ondate di calore estive, le temperature al suolo superano le medie stagionali di 5-7°C, con tassi di umidità serale che sulla costa raggiungono picchi del 70-90%, trasformando il disagio in un concreto rischio sanitario. I dati satellitari dimostrano che il riscaldamento globale non colpisce tutti allo stesso modo. Emerge con forza il dramma della cooling poverty (la povertà di raffrescamento), un’emergenza sistemica che in Italia interessa già circa 2,4 milioni di famiglie e che nel Mezzogiorno mostra i suoi risvolti più duri. A pagare il prezzo più alto sono le fasce sociali vulnerabili che vivono in alloggi privi di isolamento termico adeguato, impossibilitate a sostenere i costi di sistemi di condizionamento o confinate in quartieri privi di alberi, fontanelle pubbliche e aree ombreggiate.
«Le città campane e la Regione devono compiere un salto di qualità nelle politiche climatiche- dichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania- avviando una pianificazione che assuma l’adattamento come una vera infrastruttura sociale. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi.»
Salerno. Anche in una città di medie dimensioni affacciata sul mare, il caldo estivo non si distribuisce in modo uniforme. Salerno presenta infatti il quadro termico interno più articolato della Campania, evidenziando un divario di ben 6 gradi Celsius tra le zone più calde e quelle più fresche del territorio comunale. L’area Oriente (39°C) è la zona più calda della città, oltre ad essere la più popolosa con 42.341 abitanti. Caratterizzata da una forte vocazione industriale e periferica, questa zona accumula calore in modo critico. Segue Area Irno (38°C) caratterizzata da nucleo urbano denso alla foce dell'omonimo fiume soffre di scarsa ventilazione e di un'alta concentrazione di superfici impermeabili, che ne annullano la vicinanza al mare. Si respira meglio nel Centro Storico (35°C) che beneficia di strade strette ombreggianti e della ventilazione naturale che sale dal lungomare e nelle Frazioni collinari (33°C) che godono delle temperature più basse della città grazie alla vegetazione diffusa e alla bassa densità costruttiva. La sovrapposizione tra esposizione al calore e vulnerabilità sociale a Salerno desta forte preoccupazione. Salerno è il secondo capoluogo della regione per popolazione (128.136 residenti) e registra un indice di vecchiaia pari a 225, tra i più alti in Campania. Questa forte presenza di residenti anziani, combinata con un tasso di disoccupazione del 10,8% (con un reddito medio imponibile di €25.396), configura un rischio concreto per la salute pubblica.

