Dal maggio 2012 ad oggi troppi gli episodi criminali a Scafati che stanno facendo nascere un clima di malessere ed incertezza nelle persone che non si sentono più al sicuro in nessun posto. “Loro sanno chi sono, dovrebbero fermarli” dice una donna di Mariconda dopo l'attentato bombarolo dell'altra notte. Almeno sei bombe solo a San Pietro; un'altra nel rione Ferrovia, quartier generale dell'ex boss Pasquale Loreto, sotto ad un palazzo in via De Filippo. Nel mirino il sexy shop di via De Gasperi nel maggio 2012, poi il ristorante e il barbiere di via Poggiomarino, il bar Rosi di via Carducci, la bomba al bar Nappo in via Abate Cuomo, la bomba al bar Dodo nel centro commerciale Plaza (per questo colpo sono stati fatti due arresti), il raid incendiario alla ditta agricola di San Vincenzo, il rogo alla ditta Romano di via Nuova San Marzano, il rogo alla ditta del caffè Izzo in via Passanti, quello al pub Sandwich di via Martiri d'Ungheria e l'incendio doloso dal barbiere della stessa via Martiri d'Ungheria, ora chiuso. Stesso discorso per un parrucchiere di via della Resistenza ed un'officina nel rione Ferrovia. Raffica di colpi di proiettile poi, alla saracinesca di un'agenzia di scommesse in via Martiri d'Ungheria, di fronte alla Circum. Due bombe a casa di un ex consigliere comunale di maggioranza, Mario Ametrano in via Poggiomarino e uno di opposizione Vittorio D'Alessandro sul corso Nazionale (il gesto contro la casa dei suoi familiari). La bomba carta davanti alla studio dell'avvocato penalista Morra di via Roma lo scorso gennaio. Il raid incendiario all'auto in uso a Nello Aliberti, fratello del sindaco (poi indagato per camorra lo scorso settembre), ma di fatto di proprietà di Eduardo D'Angolo, imprenditore conserviero e presidente della società Partecipata Acse. Gli unici due casi che sembrano staccati sono quelli di Mariconda dove era stato preso di mira il fast food Big Mimmo, ora chiuso e sostituito da un'altra attività, e quello sempre in via Carducci sotto un'auto a San Pietro. In quest'ultimo caso l'attentatore è stato anche beccato e denunciato a piede libero dai carabinieri della locale tenenza. Ci sono anche i raid contro delle persone: l'agguato a “ragno rosso”, Raffaele Sangermano, colpito nel 2013 da una pioggia di proiettili nella sua auto in via Lo Porto e sopravvissuto per miracolo. Gli spari contro Filomena Desiderio, sorella del detenuto Salvatore, ritenuto vicino al clan Matrone (su questo caso potrebbe esserci anche una pista sentimentale). Infine l'agguato mortale a Armando Faucitano, ucciso come un boss il 26 aprile del 2015 in Piazza Falcone e Borsellino per un debito di droga. Tutti agguati senza un colpevole. Si tratta di casi isolati o di un unico grande disegno criminale? Una sorta di guerra tra bande? Che ruolo hanno i clan locali in questo teatro di bombe e sangue? A svelare la matrice di questi episodi potrebbe essere il pentito Alfonso Loreto che da qualche mese collabora con l'Antimafia ed i carabinieri per ricostruire la storia criminale degli ultimi tempi dopo che era stato arrestato con i “sodali” del clan Ridosso. Intanto dal 2012 ad oggi, un altro tassello di questo complesso mosaico lo compongono tre episodi in particolare. L'arresto del superlatitante scafatese Franchino Matrone detto ' a belva nell'agosto 2012. C'è poi l'arresto di Antonio Mennetta, boss dei “Girati” di Secondigliano che si nascondeva in una traversa di via Lo Porto a Scafati da molti mesi sebbene ricercato in tutta Italia per camorra. Infine, ma primo in ordine di tempo, il pentimento di un'altra importante pedina: Antonella Mosca, ex compagna di Romolo Ridosso.
NON SOLO CAMORRA – Non c'è solo camorra a Scafati ma anche una classica e “banale” emergenza microcriminalità: da sempre territorio preda dell'area Vesuviana, i furti nelle abitazioni e le rapine sono a Scafati pane quotidiano. Numerosi gli episodi di spaccio e ruberie poi nel territorio comunale. Non mancano neppure i casi di vandalismo o di estorsione a diverse imprese locali di piccola o media grandezza. Basti pensare al noto episodio di tentata estorsione che ha coinvolto la ditta che gestiva il parcheggio a Scafati, l'Aipa e quella che pochi mesi fa ha riguardato anche la nuova ditta che gestisce le strisce blu, la Publiservizi. In quello stesso periodo erano stati compiuti anche numerosi furti e danneggiamenti alle colonnine per il pagamento del parcheggio in alcuni punti della città. Emblematici anche i casi di scippo e di furti d'auto o moto in alcune zone cittadine. Insomma, l'emergenza criminalità è all'ordine del giorno.


