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Scafati. Minacce nel nome del clan Ridosso-Loreto: Esposito, i Fusco e l'ex staffista del sindaco

15 Luglio 2016 Author :  

Ieri il blitz per le estorsioni nel nome del clan Ridosso Loreto. Ecco episodi e personaggi

“Vammi a chiamare subito quel ricchi..ne del tuo principale”: Giuseppe Fusco, restando in sella alla sua moto, continuava a scorazzare con il chiaro scopo di intimidire i proprietari della ditta ortofrutticola di Scafati. Dopo aver atteso invano, poi, si allontanava “li vado a trovare io, gli sparo in bocca”. Degno figlio di suo padre, Giovanni Fusco che accompagnato da Raffaele Esposito diceva senza mezzi termini alla madre dei Filetti: “non è finita qui, te li sparo in bocca ai tuoi figli”. Loro due ed insieme anche ad Alessandro Maddaloni in un'occasione, agivano forti della loro fama gli uomini del clan Ridosso Loreto. Insieme a loro è emersa anche la figura di Raffaele Esposito. Inizialmente aveva finto di essere il paciere della situazione ma invece si era recato nell'azienda dei Filetti per capire se fosse stata fatta una denuncia ed aveva avvisato anche i coniugi proprietari del terreno in questione, di stare attenti perché i Fusco "fanno paura alla gente" e quindi conveniva trovare un accordo con loro. Gli aveva suggerito di dire di "non aver visto né sentito nulla". Un disegno iniziato con le parole dell'ex dipendente comunale e coordinatore dello staff di Pasquale Aliberti a casa dei loro parenti proprietari, in origine del terreno e finita poi nelle mani degli esponenti del clan Ridosso Loreto che hanno messo a segno minacce di morte, pedinamenti e una tentata estorsione agli imprenditori Filetti. Raffaele Esposito era stato arrestato nel 2009 per detenzione e porto abusivo di armi clandestine ed anche per partecipazione al gioco d'azzardo insieme a Luigi e Salvatore Ridosso ed Alfonso Loreto nel 2010, così come segnalato dai carabinieri di Nocera Inferiore. Nel 2011 i carabinieri Sant'Antonio Abate l'avevano denunciato per detenzione di porto di armi ed oggetti atti ad offendere mentre a Castellammare nel 2014 era stato arrestato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Era stato visto anche insieme ad Alfonso Morello e Gennaro Ridosso del bar Morello di Scafati prima del loro arresto, in diverse occasioni ed in compagnia dello stesso pregiudicato Fusco, oltre che allo stabiese Francesco Longobardi, volto ampiamente noto alle forze dell'ordine. Per gli inquirenti è uno del clan.

I FUSCO - Giovanni o’ Cangiano e Giuseppe, i Fusco. Padre e figlio uniti dallo stesso destino e catturati nella stessa rete dell'antimafia. Loro sono identificati da tutte le loro vittime come esponente del clan come persone quindi pericolose anche perché pregiudicati. Secondo quanto raccolto dalla Dia, Giovanni Fusco aveva numerosi precedenti penali per lesioni, reati tributari, reati contro la pubblica amministrazione, per fabbricazione detenzione di materiale esplodente per cui è stato anche condannato. Inoltre, già nel 2008 era stato segnalato dal commissariato di Pompei per lesioni personali e minacce in concorso con il figlio Giuseppe. Proprio come il padre si muoveva tra il vesuviano e l'area dell'Agro Nocerino. Giuseppe Fusco, anche lui, nonostante la sua giovane età tra Pompei e Gragnano è stato segnalato per lesioni, minacce, sequestro di persona e nel 2012 è stato ai domiciliari per danneggiamento e lesioni personali. Per questi reati era stato anche condannato ma il 22 maggio del 2012 era stato rimesso in libertà. Tra il 2010 ed il 2012 era spesso stato visto in compagnia degli esponenti del clan Ridosso Loreto, nonché insieme a Roberto Cenatiempo, che era a capo degli affari del settore pulizie (indagato nel filone politico imprenditoriale) per conto del clan. Più in disparte c’è Alessandro Maddaloni: commerciante di auto e carburanti, ha spalleggiato gli altri negli episodi contestati dalla Dia e denunciati dai Filetti.

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