Antonio Prestieri è un cantautore napoletano nato trent’anni fa a Scampia dove resta fino all’età di nove anni, prima di trasferirsi nel centro di Napoli per dedicarsi al teatro, al piano e alla musica. La scelta del nome d’arte Maldestro è quasi un modo di ribellarsi al cognome ‘pesante’ che porta, una netta presa di distanza dalle decisioni di suo padre, Tommaso Prestieri, ex boss della camorra e collaboratore di giustizia, oltre che ex impresario teatrale e discografico di cantanti neomelodici, che ha trascorso la maggior parte dell’esistenza in galera. Maldestro ha avuto la fortuna di sfuggire da quel mondo criminale quando aveva appena due anni, grazie a sua madre che ha divorziato decidendo di opporsi a quello stile di vita che descriverà in molte strofe delle sue canzoni: “Sono nato qui dove chi passa stringe i pugni e taglia corto, dove lo Stato passa solo se c’è un morto, dove la musica non esce da una viola ma dal tamburo freddo di una pistola”.
Dopo diverse collaborazioni come attore e regista teatrale, nel 2013 decide di dedicarsi anima e cuore alla musica e colleziona premi prestigiosi come il Premio Ciampi, Premio De André, SIAE, AFI, Musicultura fino ad arrivare finalista al Premio Tenco come miglior album esordiente. Nel 2015 esce il suo primo cd “Non trovo le parole” che si rivela un grande successo e lo porta in giro per l’Italia, dove ha tenuto oltre cento concerti, conquistando il pubblico di ogni età con la sua voce graffiante e i suoi testi poetici in stile Gaber e De Andrè. Fino ad approdare sul palco del 1° maggio dove una settimana fa ha presentato il nuovo singolo ‘Facciamoci un selfie’ che anticipa il suo secondo lavoro musicale in uscita ad autunno. Ancora una volta Maldestro racconta il disagio, la rabbia e le speranze sue e di un’intera generazione quasi allo sbando, riuscendo a raccogliere il lato più romantico della sua terra natale e a descrivere con sarcasmo le storture del mondo moderno e della politica.
Il tuo primo album “Non trovo le parole” è stato un bel trampolino di lancio, sei arrivato sul palco del 1° Maggio a Roma, una bella occasione per lanciare il nuovo singolo ‘Facciamoci un selfie’. Un brano che rispecchia un po’ la nostra condizione sociale e politica…
Il selfie è stato un po’ un pretesto per parlare del periodo storico in cui viviamo, un periodo pesante. Poi cantarlo al 1° Maggio è stato un onore, una gioia immensa, perché è stato sempre uno dei miei sogni e per fortuna quest’anno l’ho avverato.
Sei al lavoro su un nuovo album che uscirà a fine anno. Come cambierà, se cambierà, il tuo stile musicale?
Sarà un album diverso, perché come in tutte le cose cerco di evolvermi e cercare altre strade, ma non sarà molto diverso dal concetto delle parole, girerà tutto intorno alle parole, si lavorerà per tirare fuori quello che ho dentro e che voglio raccontare. Sarà un disco musicalmente diverso, ma sempre con le parole ben fluide e presenti.
Oltre a dedicarti alla musica sei sempre impegnato nel promuovere la legalità, hai collaborato a diversi progetti con don Luigi Merola, don Ciotti, Raffaele Cantone. Quanto è importante promuovere certi valori in una società come quella di Napoli e, secondo te, come è possibile invertire la rotta di questa società?
L’unica arma che oggi ci è rimasta è quella della cultura, quindi andare nelle scuole elementari, medie, nelle università per dire ai ragazzi ‘studiate’ e ‘imparate’, perché solo conoscendo i propri mali si possono combattere. Credo che la rotta si può cambiare altrimenti non farei questo, sarei un pazzo se facessi ciò pensando che le cose non possano cambiare. E’ difficile ma bisogna lottare e avere speranza, perché la speranza è una prova di combattimento, di guerra, non è una parola di pace.
Tante volte ti avranno chiesto del tuo nome, dei rapporti con tuo padre, del tuo cognome. Preferisco farti una domanda a “risposta libera”: che rapporto hai con i tuoi genitori e quanto è stato importante il loro esempio per la tua carriera artistica?
Mia mamma per me è Dio, con mia mamma ho un rapporto straordinario, è un fenomeno, ha fatto cose pazzesche, insegnandomi il valore della vita, la cultura, il rispetto. Non posso dire lo stesso di mio padre, l’avrò visto forse una cinquantina di volte in tutta la mia vita, c’è un rapporto turbolento, di conflitto, abbiamo idee diverse perché mia madre mi ha insegnato idee diverse.
Per ascoltare l’intervista integrale a Maldestro collegati a Divina FM.


