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Sarno. "Ridiamo per non piangere", successo per la compagnia "Le Leggende" al Piccolo teatro

20 Maggio 2024 Author :  

di Chiara Esposito

Nella serata di Domenica 19 Maggio è stata ospite al Piccolo Teatro Franz Muller di Sarno la Compagnia Teatrale Le Leggende.
Gli attori, diretti dalla regista Francesca Bove, hanno portato in scena uno spettacolo diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Potremmo definirlo una “tragicommedia” dove le battute, le musiche, il canto e la danza si alternano per creare un’atmosfera che è un miscuglio tra attimi di spensieratezza e risate ad altri più seri che invitano la platea a riflettere su ciò che sta ascoltando e ammirando con i propri occhi.
Ammirare è proprio la parola giusta poiché sul palcoscenico si crea una armonia perfetta tra la scenografia arricchita da tele dipinte che rappresentano vedute naturali e gli stessi abiti di scena con i loro colori sgargianti adornati da fiori o da altri elementi che richiamano la natura.
Parliamo ora dello spettacolo, un magnifico esempio di “teatro nel teatro” pirandelliano, infatti vediamo sul palcoscenico una compagnia teatrale alle prese con la prova generale il giorno prima del loro debutto ufficiale. Il regista controlla ogni singola battuta in modo puntiglioso poiché tiene molto al messaggio che questo spettacolo dovrà trasmettere, ma verrà purtroppo interrotto molteplici volte da un uomo, dipendente di una ditta di pulizie, che dice di essere stato mandato lì per rassettare tutto. Il problema è che egli ha sbagliato giorno, come gli farà notare anche l’amministratrice e rappresenta quindi un motivo di disturbo per la compagnia, che non può assolutamente perdere tempo, un personaggio sfizioso che apparirà spesso, ed ogni volta delizierà il pubblico con le sue perle e le sue battute.
Lo spettacolo che la compagnia porta in scena ‘Il Pianto di Amore’ vede sul palco scenico i 4 elementi acqua, aria, fuoco e terra prendere vita e raccontarci ognuno delle problematiche che affliggono il nostro Pianeta. L’inquinamento delle acque, i gas emessi dalle grandi industrie, gli incendi che devastano intere aree verdi, il problema della siccità, i cumuli di rifiuti e le plastiche che galleggiano negli oceani e così tanti altri piccoli disastri che ne verrebbe fuori una lunga lista.
Ma sul palco appaiono anche altri due personaggi: Amore, vestita con i colori chiari che richiamano la natura, il verde dei prati e l’arcobaleno di colori dei fiori, essa rappresenta la speranza, l’amore e la voglia di provare a cambiare le cose. A lei si contrappone Discordia, vestita invece con i colori scuri, il grigio e il nero, come a rappresentare il pallore, la tristezza, l’indifferenza dell’uomo moderno, che non si preoccupa di nulla, che vuole solo vivere una vita comoda e agiata continuando con il suo menefreghismo e usando solo frasi ad effetto come ad esempio quelle del negazionismo dei cambiamenti climatici e del problema dell’inquinamento.
Durante i dialoghi tra Amore e Discordia colpisce molto una delle coreografie, dove vediamo un gruppo di donne vestite completamente di bianco e ricoperte da un grande velo di tulle trasparente, che portano in scena il processo del lento e progressivo scioglimento dei ghiacciai fino alla loro completa scomparsa, accasciandosi pian piano sul pavimento nel silenzio e stupore generale della platea.
[ “Addio miei immensi, maestosi, celesti ghiacciai, dalle creste frastagliate che si inarcano verso spazi infiniti… addio a voi, addio alla Vita” ]
Sorprendente è il monologo finale, che il regista affida allo scanzonato signore dell’impresa di pulizie, dopo le sue continue e insistenti interruzioni delle prove dello spettacolo. Egli riesce ad ottenere la sua parte, e con le parole più semplici che si possano mai pronunciare, fa capire perfettamente a tutti, che se ogni singolo uomo si impegna nel suo piccolo per migliorare il proprio stile di vita, compiendo piccole azioni ogni giorno, forse è possibile cambiare veramente per dare un futuro migliore alle generazioni che verranno.
E’ stato inevitabile pensare a quando, durante il periodo della pandemia, che ha visto tutta la popolazione mondiale fermarsi, la natura era tornata ad uno stato di “normalità” e di bellezza, con i fiumi più limpidi e l’aria che non era più oscurata dai fumi delle fabbriche e dallo smog prodotto dalle automobili e dai mezzi di trasporto, dimostrandoci che cambiare è possibile ed è necessario per vivere meglio.
Lo spettacolo si è concluso con una delle canzoni inedite (nel corso dello spettacolo ne troviamo diverse) della registra Francesca Bove, dove si parla di amore per la natura e con un meraviglioso girotondo di fiori colorati che ogni attore tiene tra le mani.
La platea del Piccolo Teatro ha apprezzato molto anche questa volta, e il direttore Carmine Pagano ci ha tenuto a spiegare il suo impegno nel sociale e che, il teatro non deve solo offrirci momenti di spensieratezza e risate ma anche dei momenti di riflessione su importanti tematiche che spesso non vengono considerate abbastanza, come appunto i problemi ambientali e climatici.

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