banner agro

Centri per le famiglie in Campania, Gerardo Cardillo autore del volume: “Un servizio da rafforzare”

30 Marzo 2026 Author :  

È stato presentato questa mattina, lunedì 30 marzo 2026, presso l’Auditorium “S. Alfonso Maria de’ Liguori” di Pagani, il volume “Centri per le famiglie in Campania”, curato da Gerardo Cardillo, direttore dell’Azienda consortile Agro Solidale, insieme ad Arianna Vastola, Arturo Lombardo, Carmen Caliendo e Gabriella Ferraioli. Un lavoro che accende i riflettori su uno dei pilastri del sistema di welfare territoriale.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione delle politiche sociali regionali e punta a promuovere un confronto concreto tra istituzioni, operatori del settore e mondo accademico. Una platea attenta e qualificata ha partecipato all’incontro, confermando l’interesse crescente verso strumenti e modelli capaci di rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie.

Ampio spazio è stato dedicato al dibattito, con contributi di esperti e protagonisti del settore. Un confronto articolato, che ha messo in luce esperienze, criticità e prospettive future del sistema di welfare locale.

Il volume offre infatti una lettura approfondita del ruolo dei centri per le famiglie in Campania, evidenziandone la funzione strategica nel supporto alla genitorialità, nella prevenzione del disagio sociale e nella promozione del benessere delle comunità. Non solo un’analisi teorica, ma anche una proposta operativa che guarda al rafforzamento concreto dei servizi sui territori.

L’intervento di Gerardo Cardillo autore del libro e direttore dell’Azienda consortile Agro Solidale 

L'autore Gerardo Cardillo, ha illustrato genesi e obiettivi del lavoro, soffermandosi sull’evoluzione del contesto sociale e sulla necessità di ripensare i servizi alla luce dei cambiamenti in atto.

«Io sono autore, insieme ad altre colleghe, di questa riflessione sui centri per le famiglie – spiega Gerardo Cardillo, autore del libro e direttore dell’Azienda consortile Agro Solidale –. La nostra è una proposta avanzata a livello regionale e, forse, anche nazionale, con l’obiettivo di far assumere ai centri un’importanza maggiore all’interno degli ambiti sociali.

Il tutto nasce da uno studio sulla transizione demografica in atto e dalla constatazione che, negli ultimi vent’anni, le famiglie sono profondamente cambiate in termini di composizione. Di conseguenza, anche gli interventi offerti dai centri per le famiglie sul territorio devono essere adeguati a questa nuova condizione demografica.

Abbiamo quindi proposto una riflessione guidata sull’organizzazione strutturale di questo importante servizio, sia in termini di personale sia di luoghi, all’interno degli ambiti sociali, proprio alla luce di tali cambiamenti.

Proponiamo inoltre che i centri per le famiglie diventino un LEPS (Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali). Come noto, l’articolo 117 della Costituzione affida allo Stato la competenza esclusiva nella definizione dei LEPS: la nostra proposta va nella direzione di un riconoscimento formale di questi centri, per garantire una reale capacità di intervento nei territori. L’obiettivo è che ne sia previsto uno per ogni ambito sociale, in quanto luoghi di prossimità capaci di creare coesione e offrire risposte unitarie a bisogni complessi.

Il principio ispiratore di questa riflessione nasce dalla consapevolezza che molti interventi rivolti alle famiglie risultano frammentati e spesso realizzati in modo isolato, sia in Campania sia nel resto d’Italia. In particolare, nella nostra regione, non sempre è presente un centro per le famiglie in ogni ambito sociale. Negli ultimi anni si stanno registrando progressi, ma si tratta di un percorso che deve proseguire.

Riteniamo inoltre fondamentale affiancare ai centri per le famiglie luoghi idonei all’accoglienza di genitori e nuclei familiari in difficoltà. È necessario intervenire in modo ordinario, e non soltanto in emergenza, agendo tempestivamente: diventare punti di riferimento prima che le situazioni degenerino, ad esempio nei casi di dispersione scolastica o di coinvolgimento del tribunale per i minorenni.

Questo approccio consente non solo di sostenere i ragazzi, ma soprattutto di contribuire alla formazione di cittadini consapevoli e pienamente integrati nel proprio contesto sociale.

All’interno dei centri per le famiglie si affrontano già tematiche fondamentali come la dispersione scolastica, il contrasto alla violenza, l’assistenza specialistica e la mediazione familiare: attività che coprono una parte significativa degli interventi dell’ambito sociale. Per questo motivo è essenziale che i centri svolgano un ruolo di cerniera con il territorio, operando in modo concreto e non soltanto burocratico.

Questa riflessione nasce dunque con l’auspicio che possa diventare un patrimonio condiviso a livello regionale, contribuendo al miglioramento dei servizi offerti alle famiglie».

L’analisi di Isaia Sales

Il dibattito è entrato poi nel vivo con l’intervento di Isaia Sales, che ha offerto una lettura sociologica del disagio giovanile, collegandolo ai profondi cambiamenti che hanno investito la famiglia e i contesti educativi.

«Le famiglie sono diventate contesti sempre più difficili per l’educazione e per la realizzazione dei figli. Il tema che ho affrontato riguarda in particolare i giovani che, in alternativa alla scuola e al lavoro, utilizzano la violenza come strumento per affermarsi nella vita – dichiara Isaia Sales, autore del libro “Teneri assassini”.

Ho riscontrato che spesso si tratta di “orfani di genitori vivi”: ragazzi la cui formazione non dipende più dalla famiglia, né dalla scuola, né dal lavoro, ma dalla strada. Questo è uno dei temi centrali da affrontare: laddove viene meno la famiglia di origine, è necessario costruire una sorta di “famiglia pubblica”, composta da risorse e figure educative come assistenti sociali e insegnanti, in grado di sopperire a queste carenze.

Dove non arrivano la famiglia e i valori trasmessi da chi ti ha cresciuto, è fondamentale che intervenga una struttura capace di offrire supporto: attività di doposcuola, sostegno nei momenti di difficoltà e, quando necessario, anche un aiuto economico.

Il problema è che la società è diventata meno aperta. Un tempo era possibile realizzarsi indipendentemente dalle condizioni economiche o dalla professione della propria famiglia: nel secondo dopoguerra molte persone hanno migliorato la propria condizione sociale grazie alla scuola. Oggi questo accade molto meno. Se non torniamo a investire su una scuola accogliente e su un lavoro accessibile, sarà difficile uscire da queste criticità.

Per questo è fondamentale rafforzare i centri per le famiglie, sia in termini di numero, sia di competenze e risorse. Ma cosa possono fare le famiglie quando i giovani trovano, ad esempio nel traffico di droga, guadagni e opportunità che nessun lavoro regolare riesce a garantire? Non possiamo scaricare esclusivamente sulle famiglie la responsabilità di educare dei figli in una società aperta.

È importante riconoscere che molti giovani che deviano provengono da contesti difficili: famiglie numerose, periferie urbane, scarsa scolarizzazione. Sono ragazzi che imparano dalla strada ciò che dovrebbero apprendere in famiglia e a scuola.

Non mettiamo quindi sulle spalle delle famiglie responsabilità che spesso non possono sostenere. La famiglia resta il primo luogo educativo, ma ci sono situazioni in cui è oggettivamente impossibilitata a svolgere questo ruolo: pensiamo a un genitore detenuto, o a famiglie con molti figli e senza lavoro.

Da questo punto di vista, il fenomeno della devianza minorile non nasce semplicemente da una cattiva educazione familiare, ma anche dall’attrattività di modelli esterni, più forti e apparentemente più vantaggiosi, che offrono risorse e opportunità immediate.

Il centro per le famiglie dovrebbe quindi intervenire proprio dove la famiglia naturale non riesce ad arrivare. È un compito complesso, ma fondamentale. L’auspicio è che queste strutture possano, almeno in parte, assolvere a questa funzione».

Il punto di vista istituzionale di Antonella Troisi

A chiudere il confronto è stato il contributo istituzionale di Antonella Troisi, che ha riportato l’attenzione sul ruolo del sistema pubblico e sulla necessità di un’azione integrata e continuativa.

«Siamo fortunati, in Italia, perché disponiamo di istituzioni che affrontano questi fenomeni con attenzione e nel tempo. Mettono il ragazzo al centro, lo osservano, lo accompagnano e gli forniscono strumenti per superare ciò che è accaduto – spiega Antonella Troisi, giudice del Tribunale per i Minorenni di Salerno.

Quando si verifica un episodio di questo tipo, spesso è il risultato di un lungo percorso segnato da fattori negativi: solitudine, abbandono, mancanza di ascolto e di comprensione. Tutti elementi che avrebbero potuto essere intercettati per tempo dal sistema degli adulti nel suo complesso: non solo dallo Stato e dalle istituzioni, ma anche dai contesti più vicini come l’asilo, la scuola e la famiglia.

La parola chiave, quindi, è fiducia.

Gli Ambiti territoriali sociali rappresentano una risposta di prossimità: nascono all’interno di un sistema istituzionale strutturato che, partendo dal centro, delega alle realtà locali funzioni e responsabilità nell’attuazione del welfare. Allo stesso tempo, rispondono a un cambiamento sociale profondo: la progressiva riduzione delle dimensioni familiari e l’indebolimento delle reti comunitarie.

Viviamo in società che sembrano aperte, ma che in realtà sono sempre più chiuse. Sono cambiati i modi di abitare, di comunicare e di relazionarsi. Non esiste più, se non in parte, quella dimensione del “paese” di cui parlava Cesare Pavese, quando diceva che ogni italiano aveva un paese, oppure dovrebbe averlo.

I centri per le famiglie svolgono proprio questa funzione: riavvicinare le persone, rendere più accessibili e capillari le risposte dello Stato, ricostruire legami.

La complessità delle situazioni che affrontiamo rappresenta certamente una difficoltà, ma contiene anche elementi di forza. La sfida è valorizzare questi elementi, in coerenza con i valori del nostro ordinamento.

I centri per le famiglie non nascono da un semplice slancio volontaristico: trovano il loro fondamento nella Costituzione e nelle leggi dello Stato, che, attraverso un sistema di delega, affidano agli enti locali compiti e responsabilità nel campo delle politiche sociali.

Allo stesso tempo, rispondono a un’esigenza che nasce dalla società: quella di stare più vicini alle famiglie in un contesto sempre più frammentato. Le famiglie, infatti, nel modo di vivere attuale — tra grandi città, piccoli appartamenti e relazioni più deboli — hanno perso quel sostegno spontaneo che un tempo proveniva dalla comunità.

Da qui nasce l’esigenza di un intervento più forte e strutturato da parte delle istituzioni, con l’obiettivo di ricostruire il senso di comunità e rafforzare il ruolo delle politiche sociali».

banner belmonte

Punto Agro News

PuntoAgronews è un giornale online che si occupa del territorio tra l'Agro Nocerino Sarnese e la Costiera Amalfitana. 

CONTATTACI: 

redazione@puntoagronews.it

Via Nazionale, 84018 - Scafati

Tel. 3285848178

 

 

Publica Blu Trasp2