SCAFATI. Le mani della politica ed il rischio di infiltrazioni camorristiche sull'area ex Copmes: task force della Dda di Salerno sull'area di via Catalano. L'Antimafia indaga sull'ex Copmes e lo fa tenendo alta l'attenzione in particolare su due versanti. Il primo riguarda la vendita dei capannoni industriali ad un istituto di vigilanza i cui proprietari sarebbero, secondo gli inquirenti, vicino ad Alfonso Loreto, figlio dell'ex boss Pasquale ed attuale pentito. Il secondo filone poi, riguarda la gestione della partecipata comunale Scafati Sviluppo che dal 2008 gestisce la reindustrializzazione dell'Ex Copmes e di cui Antonio Mariniello è stato l'ultimo presidente in ordine di tempo.
IL DOPPIO FILONE D'INCHIESTA - La questione è tecnica. A Scafati Sviluppo ci sarebbe un problema cruciale: non viene rispettata la normativa secondo cui deve essere garantita l'imparzialità dei tecnici rispetto ai politici. I tecnici di Scafati Sviluppo, sono sempre stati di fatto di diretta ed inconfutabile nomina politica coordinata dal sindaco Pasquale Aliberti. Lo stesso Rup (responsabile unico del procedimento) del progetto, la dirigente Maria Gabriella Camera, è una comunale a tempo determinato scelta e nominata da Pasquale Aliberti. Soggetta quindi alla sua discrezione. Ma, oltre lei, chi ha gestito la Copmes fino ad oggi? Una questione su cui indaga l'Antimafia da un lato, e la commissione d'accesso da un altro. Dopo la breve direzione di Aurelio Voccia della Scafati Sviluppo (ricordiamo indagato per aver pagato una tangente a Luigi Ridosso ed Alfonso Loreto per la gestione dei parcheggi a a pagamento a Scafati quando c'era l'Aipa), c'era stata un po di altalenanza nella Scafati sviluppo e, salvo un periodo in cui ci fu il tecnico (ma simpatizzante ed ex candidato di centrodestra con Aliberti) Giovanni Cannavacciuoli, alla fine la gestione è sempre stata politica. In quella poltrona c'è stata Annalisa Pisacane, attuale assessore e anche Filippo Sansone, ex assessore ed ex revisore dei conti (come del resto lo stesso Cannavacciuoli).
LA DIFFICILE GESTIONE - In linea di massima, i problemi che hanno affrontato i direttori e gli amministratori delegati sono sempre stati legati alla corsa contro il tempo per un finanziamento da 10 milioni di euro concesso dalla Bnl. Soldi connessi allo stato di avanzamento dei lavori che, purtroppo, non sono mai andati avanti spediti. Tra il 2012 ed il 2013 è stato poi finalmente eseguito l'appalto e nel 2014, a febbraio, un episodio fece subito sentire il fiato sul collo della camorra sull'opera milionaria targata Giugiaro. Fu incendiato l'escavatore della ditta che aveva da pochi giorni iniziato i lavori. Indagine aperta e, mai chiusa. Negli anni seguenti, le cose sembravano andare finalmente per il verso giusto ma erano spuntati due problemi: la vendita flop dei capannoni, poi conclusa (in questo periodo fu venduto il capanno all'istituto di vigilanza sotto inchiesta) ed anche una leggerezza tecnica sulla gara d'appalto coordinata da Maria Gabriella Camera. Per quella leggerezza (la distanza dal cimitero non rispettata), ad oggi pende un avviso di garanzia su dieci tra Cda e tecnici alle dipendenze della Scafati Sviluppo. Sempre persone di nomina politica. Una matassa molto ingarbugliata insomma ed un finanziamento sempre a rischio ma che, nonostante tutto – per fortuna – resta in piedi.
IL CDA, AMICI E IMPRENDITORI - Il Cda di Scafati Sviluppo ora è allo sbando tra un presidente dimissionario ed un Ad illegittimo. Ad oggi, il passo indietro di Antonio Mariniello, da sempre conosciuto come chi rifugge da questo genere di guai burocratici, non sorprende. Non sarebbe stato nemmeno giusto per lui affibbiarsi anche gli incarichi di Mario Ametrano, l'ex consigliere ed Ad della Stu che è stato “bannato” dall'Anac perchè la sua nomina è illegittima. A segnalarlo all'Autorità anticorruzione erano stati i consiglieri Fdi oltre a quelli Pd. Intanto a Scafati Sviluppo – salvo cambiamenti non pubblicati sull'Albo - restano in carica, nel Cda, oltre all'”abusivo” Ametrano, anche Emanuele De Vivo (Anche lui pronto a dimettersi), Alfredo D'Ambruoso e Bartolomeo D'Aniello. Quest'ultimo ex candidato di Aliberti nella lista Noi per Scafati è legato anche con vincoli familiari a Massimo Lo Rosso, ex amministratore della società Maxiclean. Il nome non sembra nuovo in quanto questa società è proprio una su quella Alfonso Loreto pare abbia molto da raccontare e sia stata oggetto di “mille proroghe” dall'amministrazione. Il revisore contabile invece è Ferdinando Voccia mentre, nel collegio c'è Massimo Granata, Assia Tufano e Catello Casciello. Quest'ultimo sembra sempre pronto a dimettersi ma per ora, resta al suo posto.


