La gravitá delle accuse che colpiscono l'attivitá politica dell'amministrazione Aliberti emerge chiaramente da quello che è comunque un atto di garanzia come l'avviso di indagine notificato lo scorso sette luglio ai rispettivi destinatari . Il procedimento penale 4660/2012 giovedì scorso ha visto ampliarsi il numero di indagati che salgono da cinque a ben undici: le accuse ipotizzate nel fascicolo sono di concorso in reato continuato per il delitto di scambio elettorale politico mafioso ed altri reati minori. Agli indagati avvisati il 18 settembre sco,rso che ricordiamo erano il Sindaco Pasquale Aliberti, il fratello Nello Aliberti, la moglie consigliere regionale, Monica Paolino, la segretaria comunale Di Saia, lo staffista Giovanni Cozzolino, si sono aggiunti i nomi del consigliere comunale Roberto Barchiesi, del membro dimissionario dell'Acse, Ciro Petrucci, oltre a quelli di Andrea Ridosso, Anna Ridosso e Roberto Cennatiempo. Gli avvisi di garanzia notificati lo scorso sette luglio riguardano l'indagine condotta dal PM della Direzione Distrettuale Antimafia, Vincenzo Montemurro, sul voto di scambio politico/mafioso, gli indagati sono accusati per reati avvenuti "in Scafati negli anni 2013 e 2015 con condotta tuttora perdurante" scrive la DDA, mentre per i primi cinque gli anni sotto la lente sono quelli dal 2010 al 2015.
A carico degli indagati avvisati il sette luglio scorso si è proceduto avendo ritenuto che "nell'ambito del procedimento risultano acquisiti gravi indizi di reità in ordine alla commissione dei reati per cui si procede e tanto emerge in maniera inequivoca dalle indagini sin qui svolte da personale dei Carabinieri del Reparto Territoriale e dalla Direzione Investigativa Antimafia sezione di Salerno nonchè dal contenuto delle dichiarazioni di persone informate sui fatti il tutto compendiato nelle informazioni della Polizia Giudiziaria". Parole pesanti quelle della Procura distrettuale antimafia che non sembrano lasciare dubbi ad alcuna dubbia interpretazione sulla gravità delle accuse mosse agli indagati e che di conseguenza coinvolge anche l'amministrazione guidata dal primo cittadino. Dalle indagini svolte si è rilevato la necessità di una serie di perquisizioni " vi è fondato motivo di ritenere che presso il domicilio occupato dagli indagati e relative pertinenze, presso tutti gli atri luoghi chiusi già nella loro disponibilità, anche di lavoro come uffici, agenzie... siano rinvenibili cose pertinenti ai reati di cui sopra precisamente documenti atti, appunti, scritti, documentazione comprovante l'attività delittuosa..." . La documentazione ricercata dalla DIA sembra sia stata ritrovata a casa del fratello del primo cittadino, Nello, a cui sono stati setacciati e acquisiti i file del pc personale e dell'azienda di cui è titolare, numerose le fatture portate via che potrebbero eventualmente dimostrare il collegamento ipotizzato tra clan e politica. Alla luce di quanto rinvenuto non si escludono ulteriori provvedimenti a carico degli indagati o ulteriori acquisizioni a carico di altre persone che presto potrebbero ampliare la lista degli indagati, sotto la lente ci sono soprattutto imprenditori del settore dell'abbigliamento e dell'industria conserviera ma che sarebbero già pronti a collaborare con i magistrati al fine di chiarire la loro posizione.


