×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 671

banner agro

Scafati. Estorsione all'ex consigliere comunale, 4 fermi: le mani del clan Ridosso-Loreto sulla città

15 Luglio 2016 Author :  

È iniziata all'alba la mattinata della città di Scafati ancora una volta scenario privilegiato dell'Antimafia coordinata dal pm Vincenzo Montemurro che ha disposto il fermo per estorsione e minaccia nel nome del clan Ridosso Loreto, per 4 persone. Si tratta di Giovanni e Giuseppe Fusco, padre e figlio rispettivamente di 58 e 29 anni, Raffaele Esposito di 44 anni e Alessandro Maddaloni, 25enne. Tutti di Mariconda a Scafati. I due Fusco ed Esposito sono entrambi pregiudicati e sono accusati insieme ad Alessandro Maddaloni di aver messo in piedi un disegno criminoso nei confronti di Antimo e Alberto Filetti, titolari dell'impresa ‘L'Ortolana’ di Scafati. Alberto Filetti, ex consigliere comunale dell'amministrazione di Francesco Bottoni poi passato con Pasquale Aliberti nel 2009 quando è stato nominato all'Acse ed è stato in vista come papabile candidato alle elezioni provinciali del 2009 fino a diventare protagonista della campagna elettorale del 2010 per Monica Paolino, è stato proprio lui a denunciare con insistenza le minacce e la tentata estorsione ricevuta. Protagonista di questa triste vicenda anche un ex dipendente comunale, E.D., nominato del 2008 da Pasquale Aliberti come coordinatore del suo staff: proprio da lui infatti sarebbe partita la minaccia che ha messo in moto il meccanismo e poi l'estorsione degli uomini del clan Loreto Ridosso. Già nell’ambito dell’amministrazione sciolta per camorra con Pagano era finito sotto inchiesta per gli incontri tra politici e clan da lui ospitati (reato poi prescritto). Ora il suo nome ritorna tra gli indagati. Tutto infatti è iniziato quando gli imprenditori Filetti nel maggio del 2016, hanno acquistato da una coppia di Scafati un appezzamento di terreno di 1000 metri quadri per €32500 attraverso l'emissione di tre assegni circolari. Il 16 giugno i coniugi poi, si sono recati dagli imprenditori raccontandogli che l’ex dipendente comunale attualmente in pensione, loro parente, si era recato presso la loro abitazione minacciandoli ovvero affermando che avrebbe fatto “di tutto per togliere ai fratelli Filetti” il fondo che avevano acquistato. Il giorno dopo, così come denunciato dall’ex consigliere comunale, l'imprenditore ha ricevuto la visita di Giovanni Fusco a lui noto come Giovanni o’ Cangiano. Fusco era insieme ad Alessandro Maddaloni e nel corso di quell'incontro, con fare arrogante e minaccioso, aveva intimato Filetti a cedergli in maniera gratuita il fondo che aveva acquistato dalla coppia Scafatese e se non avesse accettato sarebbe stato ucciso insieme a suo fratello."Ti sei comprato il terreno di Antonio, o me lo dai o me lo restituisce per forza se no ti uccido a te ed a tuo fratello" gli avrebbe detto. In quell'occasione gli aveva anche mostrato la pistola che portava con sè infilata nella parte posteriore dei pantaloni che indossava. Subito Filetti aveva raccontato l'accaduto al fratello che nello stesso momento aveva saputo da una telefonata, che il figlio di Giovanni Fusco ovvero Giuseppe, con fare minaccioso si era recato presso l'azienda dei Filetti chiedendo con insistenza degli imprenditori e quando non li aveva trovati aveva mollato uno schiaffo ad un dipendente. Anche la madre dei due fratelli aveva raccontato che un altro collaboratore esterno della società per lo stesso motivo, aveva ricevuto da Giovanni Fusco uno schiaffo. Subito era scattata una denuncia. L'ex revisore contabile dell'Acse, dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, aveva fatto presente che anche i coniugi che avevano venduto il terreno ai Filetti alla fine erano stati minacciati di morte da Giovanni o’ Cangiano e dal figlio Peppe. Con loro era intervenuto anche Raffaele Esposito che si era anche voluto accertare con fare molto più gentile se ci fosse stata oppure no una denuncia ed aveva suggerito sia ai coniugi che ai fratelli Filetti di trovare un accordo con i Fusco perché quella "è gente che non guarda in faccia a nessuno". Proprio per questo motivo inizialmente i fratelli e gli stessi coniugi avevano un po' ritrattato le accuse sminuendo gli episodi. I due imprenditori però si sono recati dei carabinieri con insistenza per ben quattro volte dal 17 giugno al 12 luglio, data in cui c'era stato l'ultimo episodio in cui Fusco aveva iniziato a pedinare l'uomo minacciandolo. Rispetto a questi episodi quindi sono intervenuti ieri mattina gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Salerno alla guida del capitano Fausto Iannaccone di concerto con i carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore guidati dal maggiore Enrico Calandro ed i Carabinieri della Tenenza di Scafati che hanno fermato i 4 disponendo per loro il trasferimento in carcere. Intanto si continua a indagare sul caso e sulle attività del clan Ridosso Loreto: dopo gli arresti infatti dello scorso settembre in cui furono presi tutti i vertici dell'organizzazione criminale, grazie anche alla collaborazione di Alfonso Loreto, figlio dell'ex boss della Nuova Famiglia, Pasquale, poi pentito e alle dichiarazioni spontanee di Romolo Ridosso, si stanno chiarendo tanti aspetti della vita criminale scafatese.

 

LEGGI GLI EPISODI E I PERSONAGGI

 

MA COSA STA ACCADENDO A SCAFATI? - Senza Stato, nessuno riesce a confessare chi sia davvero “stato”, chi sia il vero colpevole del torpore della coscienza civile scafatese. Sembra non esserci davvero più nulla che possa ispirare fiducia nelle istituzioni nella città di Scafati. I quattro fermati ieri dalla Direzione investigativa antimafia di Salerno erano identificati da tutte le loro vittime come legati al clan Ridosso Loreto in maniera inequivocabile. Il loro è un metodo mafioso forte del cognome di Loreto e di quello dei Ridosso. Il coraggio dell'imprenditore di denunciare, fa emergere una speranza. In questa storia, un particolare inquietante: ancora una volta la presenza di un elemento vicino alla macchina comunale che gioca un ruolo chiave in un crimine, sebbene non da protagonista. Stavolta si tratta di un ex dipendente comunale nominato come staffista dal sindaco Pasquale Aliberti nel 2008. Sua figlia è dipendente Geset, la società che gestisce i tributi dopo l’appalto milionario del 2009 finito nel mirino per l’accusa delle opposizioni di assunzioni di figli e parenti di comunali e consiglieri. È la Scafati che Loreto sta raccontando agli inquirenti e che sempre più spesso trova riscontro con una realtà che molti ancora non vogliono vedere. Il clima nel terrore e l'ombra del racket solo perché quel terreno acquistato legalmente dai fratelli Filetti "serviva a loro" e avrebbero fatto “di tutto per toglierlo" dalle loro mani: le minacce di morte e gli affari del clan su ogni settore della vita imprenditoriale. Intanto i nomi di Luigi Gennaro e Romolo Ridosso insieme a quelli del pentito Alfonso Loreto e di Alfonso Morello tornano a riecheggiare tra estorsioni e affari messi a segno in tutta la città. L'inchiesta dell'antimafia di Salerno si era spostata nei giorni scorsi anche sul filone imprenditoriale con 7 altri avvisi di garanzia emessi dalla Procura Salernitana proprio sul riscontro delle dichiarazioni fornite dal collaboratore di giustizia Alfonso Loreto. Nel mirino degli inquirenti erano finiti Andrea Ridosso, Anna Ridosso, il consigliere comunale Roberto Barchiesi, l'ex componente dell'Acse Ciro Petrucci, l'imprenditore Roberto Cenatiempo responsabile di una ditta di pulizie e l'ex consigliere comunale e provinciale Raffaele Lupo. Sono accusati di aver creato un sistema di consenso elettorale nelle elezioni del 2013 ed in quelle per l'elezione di Monica Paolino in Regione nel 2015. Precedentemente erano stati accusati di voto di scambio, abuso d'ufficio e camorra anche il sindaco Pasquale Aliberti, la moglie consigliere regionale Monica Paolino, il fratello di Aliberti Aniello Maurizio, la segretaria comunale Immacolata di Saia e lo staffista Giovanni Cozzolino. Intanto c’è stato l'arrivo della commissione di accesso al comune di Scafati e resta l’attesa per capire le loro deduzioni dopo la proroga chiesta fino al prossimo settembre. Una risposta che ha il potere di cambiare il futuro della parte “dormiente” di Scafati e anche di quelli a cui questa gente non fa paura.

banner belmonte

Punto Agro News

PuntoAgronews è un giornale online che si occupa del territorio tra l'Agro Nocerino Sarnese e la Costiera Amalfitana. 

CONTATTACI: 

redazione@puntoagronews.it

Via Nazionale, 84018 - Scafati

Tel. 3285848178

 

 

Publica Blu Trasp2