In particolare l'Antimafia sta esaminando alcune convenzioni tra ditte e Scafati Sviluppo, ma anche tra ditte e Comune sulla vendita dei capannoni.
Tra i tanti accordi, spunta uno che puzzerebbe di marcio, oltre che di errore gestionale. Riguarda una società che ha comprato il capanno nell'area industriale in corso d'opera in via Catalano. Contemporaneamente la società in questione, aveva ottenuto affidamenti a Palazzo Meyer per una serie di servizi. L'affidamento alla ditta interessata era andato avanti per anni e anni con proroghe su proroghe, in maniera già di per sé sospetta. Il Comune quei servizi non li ha mai saldati del tutto. Ma la soluzione sarebbe arrivata molto presto all'orizzonte. Secondo quanto sta emergendo nel corso dell'inchiesta, la ditta pagò il capannone “compensando” i debiti che il Comune aveva nei suoi confronti con la cifra dovuta per lo “spazio” nell'area Ex Copmes.
Da una parte quindi avrebbe ottenuto l'incarico in maniera diretta e prorogata ad oltranza, dall'altra, per compensare, avrebbe comprato un capannone. Una cosa simile in parte, in passato, era venuta già fuori per gli immobili comunali e per i loculi al cimitero, comportando di per sé uno scandalo. Ma, adesso la questione è molto più complessa. Infatti, a dare il sì per la compensazione era stata la società Scafati sviluppo ma su autorizzazione del responsabile comunale del settore, un dirigente a tempo determinato del Comune di Scafati nominato dal sindaco Pasquale Aliberti.
Una compensazione – forse anche più di una – su cui c'è oggi l'attenzione dell'Antimafia di Salerno.
La Bnl però, questa prassi l'aveva già vista come sospetta in passato. Infatti, quando era emersa nella documentazione di Scafati Sviluppo questa compensazione, la Bnl – che aveva concesso il mutuo milionario per la re-industrializzazione dell'area ex Copmes – aveva chiesto in merito, chiarimenti alla Banca d'Italia sul caso per capire se la procedura fosse legittima oppure no. Ad oggi, la risposta non è stata resa nota. In quella prassi, la Dia di Salerno cerca anche la presunta e possibile presenza di “relazioni pericolose” con i titolari della ditta in questione, così come di altre. Un tassello che sembra uno scoglio per l'amministrazione ed i protagonisti della Stu: l'ultimo appiglio in un mare in tempesta. La presa che attiverebbe un altro impianto accusatorio. A chiarire tutto potrebbe essere la dimissionaria dirigente, Maria Gabriella Camera che a breve sarà di nuovo ascoltata dall'Antimafia. Ma, sul caso, stanno già dicendo la loro verità ex amministratori, tecnici, avvocati e commercialisti un tempo vicini alla squadra di governo Aliberti.
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