Una storia d'amore e di gelosia, questo alla base del rapporto tra Romolo Ridosso e la famiglia Aliberti. Enrico Pennarola, cognato di Monica Paolino, fu il tramite, in un'occasione, tra le parti: si rivolse a Romoletto perché a Scafati era conosciuto come una persona di rispetto e sapeva che aveva la capacità di intimorire e minacciare persone anche grazie ai suoi rapporti con "gente della strada" ed al suo ruolo all'interno del clan.
"GIU' LE MANI DA MIA MOGLIE"- Enrico Pennarola lo aveva conosciuto qualche anno fa, aveva chiesto l'intervento di Romoletto perchè un ragazzo – atletico e coi capelli lunghi – infastidiva la moglie in palestra. Romoletto lo beccò e gli chiese spiegazioni. Il malcapitato raccontò la sua versione dei fatti, ma, dopo essersi beccato un ceffone, non si fece più vedere dalla donna. Fu proprio Pennarola poi, ad accompagnare Aniello Maurizio Aliberti, fratello del sindaco, al bar di Ridosso in via Lepanto a Pompei. Fu l'occasione per fornirgli il materiale elettorale per le elezioni del 2015 in occasione del rinnovo del consiglio regionale. Era candidata Monica Paolino, cognata di Pennarola e moglie di Pasquale Aliberti. Sarebbe stata eletta come prima della sua lista.
IL RUOLO DI PENNAROLA - La presenza di Pennarola non rende sospettosi: il cognato del sindaco era stato nominato da Aliberti nel 2013 come presidente di Scafati Sviluppo per la reindustrializzazione dell'area ex Copmes. Una scelta che scatenò l'inferno e l'indignazione di molti, tanto che poco dopo, Pennarola rassegnò le dimissioni. Ma, quello che stranisce, è il ruolo di tramite con Ridosso nell'occasione delle elezioni del 2015. Secondo le dichiarazioni di Romoletto Ridosso, di qualche giorno fa, il vero intermediario però, almeno nel 2013, era Raffaele Lupo.
IL RUOLO DI RAFFAELE LUPO - Furono infatti tanti gli incontri tra Lello Lupo - che rappresentava il sindaco Aliberti - organizzò con Luigi, Gennaro Ridosso e Alfonso Loreto. Raffaele Lupo si occupa infatti della raccolta di pomodori e quindi gli uomini del clan spesso lo avevano aiutato a piazzare la merce. Era un imprenditore vicino al clan, secondo quanto dichiara Ridosso Senior.
IL SALTO DI QUALITA' IN POLITICA - Il clan, nel 2013 stava crescendo. Era Romoletto Ridosso il capo, poi c'erano Luigi, Gennaro Ridosso e Alfonso Loreto. Pasquale Loreto aveva contatti a distanza col gruppo. Insieme avevano deciso di abbandonare l'idea della camorra classica fatta di azioni plateali e di insinuarsi nell'imprenditoria locale e quindi, necessariamente, avere legami anche con la classe politica di riferimento scafatese. Enrico Pennarola, era l'unico loro legame, insieme a Raffaele Lupo verso il mondo della politica. A Pennarola, cognato del sindaco, Romoletto gli aveva dato una mano nella sua attività e nei guai con l'Inps. Lupo, era un imprenditore vicino al clan e per cui gli uomini dei Ridosso Loreto “piazzavano” i pomodori. Insomma, il salto di qualità doveva avvenire.
L'AIUTO DEL CLAN E IL CANDIDATO DEI RIDOSSO-LORETO - L'uomo con la Swift nera era il simbolo del clan: quell'auto, Roberto Barchiesi l'aveva in uso. Fu lui ad essere sostenuto dal clan nelle elezioni comunali del 2013: lo racconta proprio Romolo Ridosso al pm Vincenzo Montemurro dell'Antimafia di Salerno. Il candidato del gruppo doveva essere Andrea Ridosso ma poi, dopo l'incontro – confermato anche da quest'altro pentito – con il sindaco Aliberti e Lello Lupo, il primo cittadino accettò l'aiuto del clan ma senza la candidatura di qualcuno che avesse un cognome così ingombrante. La persona scelta fu Roberto Barchiesi, zio di Alfonso Loreto. La moneta di scambio erano i lavori che il sindaco avrebbe dovuto affidare alle ditte del clan: la Italy Service di Alfonso Loreto e l'altra di Gennaro Ridosso. Una lavorava da Nello Longobardi, l'altra a Benevento da un parente dello stesso Longobardi. Anche Roberto Cenatiempo, vicino al clan, avrebbe avuto dei lavori in questo senso.
SOLDI E APPALTI PER I VOTI - Oltre al patto, secondo le ultime dichiarazioni di Ridosso Senior, Luigi e Gennaro Ridosso, come anche lo stesso Alfonso Loreto, avrebbero ricevuto 5mila provenienti dall'amministrazione comunale.
NELLO ALIBERTI E I FIORI A RIDOSSO SENIOR - Eppure, il più grande sostenitore dell'aiuto dei Ridosso-Loreto ad Aliberti, fu lo stesso Nello Aliberti. Andava spesso infatti al bar di via Lepanto dei Ridosso. Chiedeva a Romoletto rassicurazioni per l'elezione del fratello e prometteva appalti in cambio. Quando Pasquale Aliberti fu rieletto, gli fece installare delle piante e rifare le aiuole fuori alla sua casa di via Volturno. Un omaggio floreale.
LA PISCINA E IL MIRAGGIO DELL'EX COPMES - Ma, non sarebbe bastato questo. Infatti, i ragazzi del clan avrebbero avuto “lavori” nell'ex Copmes e, secondo quanto dichiara Romoletto, avrebbero gestito una piscina attraverso una cooperativa.


