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Scafati. Gli Aliberti e i Ridosso si difendono in aula e l'Antimafia mostra la 'prova regina'

17 Novembre 2016 Author :  

Mattinata molto intensa quella che ha vissuto la famiglia Aliberti con Angelo Pasqualino e Nello che si sono seduti davanti al giudice che deve decidere circa il loro arresto, insieme agli esponenti del clan Ridosso-Loreto, Gennaro e Luigi.
Il primo cittadino dopo aver depositato la memoria difensiva di circa 95 pagine, insieme a suo fratello accusato insieme a lui di voto di scambio politico mafioso, ha cercato la difesa davanti al giudice raccontando la battaglia che avrebbe messo in campo contro la criminalità organizzata nel suoi 8 anni di mandato.
Inoltre il sindaco ha negato ogni tipo di coinvolgimento con la mala locale, respingendo ogni accusa come frutto di “odio e invidia nei suoi confronti”. Dalla sua parte ovviamente, suo fratello Nello Aliberti ed anche Luigi Ridosso che ha respinto ogni accusa mossa dal procuratore Vincenzo Montemurro.

In particolare Luigi Ridosso ha sostenuto di non avere avuto nulla a che fare con la società partecipata Acse del Comune di Scafati nonostante la Procura abbia presentato le intercettazioni tra lui e Ciro Petrucci del 2014, quando quest'ultimo era stato nominato proprio su richiesta del clan, in consiglio di amministrazione come vicepresidente della società partecipata.
Addirittura Luigi Ridosso dice di non conoscere Angelo Pasqualino Aliberti, sindaco di Scafati e di non aver nessun rapporto con lui.
Una tesi invece che contrasta con quelle di Alfonso Loreto (pentito figlio dell'ex boss Pasquale) e Romolo Ridosso, entrambi collaboratori di giustizia.

Un tesi in contrasto anche con il punto di vista di diverse persone informate dei fatti e di indagati in questo procedimento. Lo stesso Andrea Ridosso, figlio del defunto Salvatore, fratello dello stesso Luigi Ridosso avete invece sostenuto che Luigi addirittura era andato a numerose cene elettorali insieme al sindaco Pasquale Aliberti ed inoltre avevo organizzato per lui la campagna elettorale sia delle amministrative che delle regionali per Monica Paolino, moglie di Pasquale.

Sul computer di Andrea Ridosso, la Procura durante una perquisizione anche trovato la foto di una scheda elettorale e di alcune tessere, oltre ad altre fotografie che avrebbero fatto emergere in maniera abbastanza chiara i rapporti tra i due e presumibilmente con il clan. Come persona informata dei fatti e anche parte lesa nel procedimento, spunta anche la dichiarazione di Nello Longobardi contestato dal primo cittadino. Secondo la difesa di Aliberti, ci sarebbero molte incongruenze nei racconti di tutte le parti coinvolte in questa operazione di “accusa gratuita” nei suoi confronti, “cittadino modello e da sempre politico pulito”.
In aula Gennaro Ridosso invece avrebbe dichiarato di non conoscere la giornalista Valeria Cozzolino (è accusato di minacce nei suoi confronti) e di non aver mai agito nei suoi confronti mosso da motivazioni personali.

Nel frattempo, gli elementi sembrano essere raddoppiati rispetto a quelli del primo ricorso respinto dal gip Donatella Mancini nella prima richiesta formulata da Montemurro. Ora tocca ai giudici del Tribunale del Riesame decidere se Aliberti dovrà restare libero in attesa del processo oppure dovrà ottenere una carcerazione preventiva per rischio di fuga, per possibile reiterazione del reato oppure per il probabile inquinamento di prove.

Qualunque decisione prenderà il Riesame, infatti non cambierà quello che è l'aspetto e l'impianto accusatorio della Procura di Salerno nei loro confronti. Nelle prossime ore intanto ,ci potrebbero essere delle novità circa la invece la richiesta di scioglimento del Comune inoltrata dalla Prefettura di Salerno dopo quella che è la relazione della commissione di accesso, arrivata a palazzo Meyer nel marzo del 2016.

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