Consorzio di bonifica del Sarno: il Tar Salerno boccia il piano di classifica e l'aumento delle tariffe

06 Settembre 2019 Author :  

Il Tar di Salerno boccia il piano di classifica del Consorzio di bonifica integrale Comprensorio Sarno – Bacini del Sarno, dei Torrenti Vesuviani e dell’Irno, approvato nel 2017. I giudici del tribunale amministrativo della Campania sezione di Salerno, infatti, si sono pronunciati favorevolmente ai ricorsi presentati contro l'Ente regionale da diversi privati, dai Comuni di Montoro e Pompei ed una nota azienda conserviera di Angri. Con il piano di classifica il Consorzio aveva apportato un sostanzale aumento delle tariffe per i consorziati.

"Con ricorsi iscritti n. 1436/2017, n. 1499/2017 e n. 1501/2017, - si legge nella sentenza - erano impugnati: - la delibera del Commissario straordinario del Consorzio di Bonifica Integrale Comprensorio Sarno – Bacini del Sarno, dei Torrenti Vesuviani e dell’Irno (in appresso, Consorzio di Bonifica) n. 168 del 3 luglio 2017, recante la presa d’atto dell’intervenuta esecutorietà della delibera commissariale n. 25 del 31 gennaio 2017; - la delibera del Commissario straordinario del Consorzio di Bonifica n. 25 del 31 gennaio 2017, recante l’approvazione dell’aggiornamento del Piano di classifica degli immobili per il riparto della contribuenza consortile (in appresso, Piano di classifica); - il documento recante il Piano di classifica aggiornato; - il decreto dirigenziale dell’Area generale di coordinamento Sviluppo Attività Settore Primario della Regione Campania n. 58 del 26 febbraio 2008; - la delibera del Commissario straordinario del Consorzio di Bonifica n. 223 del 21 settembre 2015; - la nota dell’Unità Operativa Dirigenziale (UOD) Tutela, valorizzazione del territorio rurale, irrigazione e infrastrutture rurali – Consorzi di bonifica in agricoltura della Regione Campania prot. n. 348909 del 21 maggio 2014; - il silenzio assenso serbato dalla Regione Campania sulla delibera commissariale n. 25 del 31 gennaio 2017; - ove occorrente, la delibera della Giunta regionale della Campania (DGRC) n. 3296 del 23 novembre 2003 (recante “Criteri e metodologie per la redazione da parte dei Consorzi di Bonifica Integrale del Piano di classifica di cui agli artt. 12, comma 2, 35, comma 5, e 36, comma 7”), la DGRC n. 657 del 13 novembre 2012, confermata con DGRC n. 35 del 24 febbraio 2014, il decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania (DPGRC) n. 62 del 26 febbraio 2014.

In particolare, i suindicati atti erano impugnati: dai proprietari di fondi ubicati entro il comprensorio consortile di bonifica integrale Sarno – Bacini del Sarno, dei Torrenti Vesuviani e dell’Irno; dal Comune di Montoro e dal Comune di Pompei, in qualità di enti locali inclusi entro il predetto comprensorio consortile di bonifica integrale Sarno – Bacini del Sarno, dei Torrenti Vesuviani e dell’Irno; e da una nota azienda conserviera di Angri, in qualità di impresa operante nel settore agroalimentare e titolare di insediamenti produttivi localizzati entro il medesimo comprensorio consortile di bonifica integrale Sarno – Bacini del Sarno, dei Torrenti Vesuviani e dell’Irno.

I proponenti lamentavano:

"Il disposto aggiornamento del Piano di classifica non sarebbe previsto dalla disciplina di settore, l’art. 30 della l. r. Campania n. 4/2003 limitandosi a contemplarne la riedizione-sostituzione con altro Piano di classifica, demandata dal precedente art. 21 all’organo elettivo dell’ente consortile (Consiglio dei delegati), e la nota regionale del 21 maggio 2014, prot. n. 348909 non potendo assurgere al rango di fonte normativa legittimante l’esercitato potere programmatorio; ab) di conseguenza, l’atto impugnato, stravolgendo l’impostazione del vigente Piano di classifica (con precipuo riguardo all’abbandono dell’originaria concezione ‘agronomica’, all’individuazione delle tipologie di opere di bonifica, alla radicale modifica dei criteri impositivi di riparto della contribuzione, disancorati dalla funzionalità delle opere anzidette, alla suddivisione del comprensorio in bacini omogenei), sarebbe stato adottato dall’organo commissariale, a tanto incompetente, siccome deputato alla sola gestione ordinaria, nonché, per di più, in assenza della propedeutica rielaborazione del Piano generale di bonifica e del connesso coinvolgimento procedimentale degli enti locali interessati; l’eccentricità della procedura posta in essere sarebbe incompatibile con l’operatività dell’istituto del silenzio assenso regionale, previsto per la procedura ordinaria ai fini del controllo di legittimità e di merito del Piano di classifica;

quanto ai ricorsi iscritti a r.g. n. n. 1436/2017 e n. 1499/2017, che il controverso aggiornamento: a discapito delle esigenze di chiarezza impositiva, moltiplicherebbe – precipuamente in funzione della valorizzazione del beneficio derivante dalla tutela idrogeologica – i criteri di riparto degli oneri consortili, da utilizzare ai fini del calcolo dell’algoritmo all’uopo previsto; inoltre, contemplerebbe un indice di pericolosità idraulica connotato da estrema indeterminatezza e suscettibile di riversare sui consorziati costi già a carico della fiscalità pubblica, così come contemplerebbe ulteriori indici carenti dell’oggettività e concretezza proprie del presupposto impositivo;

quanto al ricorso iscritto a r.g. n. 1436/2017, che la revisione della disciplina del riparto degli oneri consortili sarebbe stata illegittimamente circoscritta ad una sola porzione di comprensorio (corrispondente a quella disciplinata dal Piano di classifica vigente, interessata da successivi ampliamenti territoriali);

quanto al ricorso iscritto a r.g. n. 1499/2017, che il controverso aggiornamento: sconterebbe il deficit istruttorio quanto al territorio comunale di Montoro, configurato ancora nella pregressa suddivisione tra Montoro Inferiore e Montoro Superiore; non terrebbe conto dell’estensione del comprensorio ai Comuni vesuviani adiacenti a quello di Pompei, scaricando su quest’ultimo i costi delle attività di bonifica a beneficio dei primi; né terrebbe conto delle problematiche di rischio idraulico acclarate in relazione a svariate aree del comprensorio.

La Costituzione del Consorzio di Bonifica

"Costituitosi l’intimato Consorzio di Bonifica, eccepiva il difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo, l’inammissibilità delle impugnazioni proposte per carenza di interesse ad agire, nonché l’infondatezza delle stesse.

Si costituiva, altresì, in resistenza l’intimata Regione Campania. Nelle more dei giudizi instaurati, il titolare della Direzione generale Politiche Alimentari e Forestali della Regione Campania, con decreto dirigenziale n. 42 del 14 giugno 2018, annullava d’ufficio il silenzio assenso ex art. 30, commi 2 e 3, della l. r. Campania n. 4/2003, formatosi sull’aggiornamento del Piano di classifica, approvato con la delibera commissariale n. 25 del 31 gennaio 2017.

Siffatto provvedimento in autotutela risultava, precipuamente, motivato in base al rilievo che, nell’aggiornare il Piano di classifica, il Consorzio di Bonifica, in via arbitraria, in difetto di attribuzione e in assenza di autorizzazione da parte dell’autorità regionale, avrebbe escluso dall’ambito delle proprie competenze la manutenzione dei corsi d’acqua indicati nella Tabella 1 allegata al menzionato Piano di classifica (fiume Sarno, torrente Solofrana, alveo comune Nocerino, torrente Cavaiola, torrente Casarzano, torrente dei Corvi, rio Foce, rio Palazzo, rio San Marino, ecc.).

In dettaglio, a tenore del decreto dirigenziale n. 42 del 14 giugno 2018:

«… il Consorzio, con nota prot. n. 4462 del 16 aprile 2018, ha trasmesso la documentazione integrativa, confermando l'inserimento del Rio Sguazzatorio nell'elenco delle opere manutenute dal Consorzio, così come richiesto, ma confermando, altresì, la non competenza del Consorzio a manutenere i corsi d'acqua elencati nella tabella 1 (Sarno, torrente Solofrana, alveo comune Nocerino, Cavaiola ed altri);

… non è possibile apportare al Piano di classifica delle modifiche sulla classificazione e consistenza delle opere e dei canali di competenza dei Consorzi di Bonifica, senza la previa autorizzazione della Regione Campania a cui spetta, in tali casi, individuare un altro soggetto idoneo a gestire l'opera; laddove invece il Consorzio … insiste a dichiarare che i corsi d'acqua summenzionati non sarebbero di propria competenza;

… dalla comparazione con il precedente Piano di classifica del Consorzio approvato con deliberazione commissariale n. 403/AC del 1996 si rileva che i suddetti corsi d'acqua unitamente ad altri, quali il rio Foce, rio Palazzo, rio San Marino, torrente Casarzano, ecc., sono compresi nella tabella denominata "Colatori di pianura", il che non esclude la competenza del Consorzio ad intervenire;

… il Piano di classifica è lo strumento indicato dalla normativa per individuare i benefici derivanti dalle opere pubbliche di bonifica e stabilisce, secondo le linee guida emanate dalla Regione, i parametri per la quantificazione dei medesimi e i conseguenti metodi per la determinazione dei contributi a carico dei consorziati, nonché garantisce, per questi ultimi, la trasparenza, l'imparzialità e la correttezza dell'imposizione di bonifica e quindi, costituisce solo ed esclusivamente lo strumento finalizzato a dimostrare in maniera chiara e comprensibile, la presenza o meno del beneficio a vantaggio delle proprietà consorziate, e successivamente a graduare il beneficio tra i vari immobili e ripartire tra gli stessi gli oneri che il Consorzio sostiene annualmente (art. 11, r.d. n. 215/1933, art. 12, l. r. n. 4/2003) … il Piano di classifica pertanto, rappresenta lo strumento fondamentale per regolare il legittimo esercizio del potere impositivo del Consorzio, assolvendo le funzioni di regolamento interno con il quale l'ente consortile limita la propria discrezionalità tecnica ed amministrativa dettando le regole a cui si dovrà attenere nell'esercitare il potere impositivo nei confronti dei propri consorziati e non il provvedimento per classificare le opere pubbliche;

… comunque il Consorzio, ai fini del beneficio idraulico, deve garantire tutti gli interventi volti al mantenimento dell'efficienza e della funzionalità del reticolo idrografico e delle opere di competenza, finalizzati a preservare il territorio da fenomeni di allagamento e ristagno di acque comunque generati, conservando la fruibilità del territorio e la qualità ambientale dello stesso;

… diversamente da quanto proposto dal Consorzio, alla classificazione delle opere provvede la Regione Campania quale titolare del diritto di proprietà ab origine o esercitato per conto dello Stato, ancorché consegnati in uso al Consorzio;

… il Piano di classifica, approvato dal Consorzio con la citata deliberazione commissariale n. 25/2017, presenta dei profili di illegittimità, di cui quello relativo al rio Sguazzatorio sanato con la riconsiderazione da parte del Consorzio, quale canale di propria competenza, avendo escluso dalla sua gestione, senza alcuna preventiva autorizzazione dell'Ufficio regionale competente i citati corsi d'acqua che il precedente piano di classifica approvato con deliberazione commissariale n. 430AC del 1996 elencava tra i colatori principali di pianura;

… in capo al Consorzio non sussiste il potere di classificare le opere idrauliche e di conseguenza risulta del tutto arbitraria la decisione del Consorzio di stabilire, senza alcuna autorizzazione della Regione, che tutti i corsi d'acqua principali e secondari di interesse regionale non sono nella gestione del Consorzio e pertanto, occorre procedere all'annullamento in autotutela del silenzio assenso formatosi, ai sensi dell'art. 30, comma 2, l. r. n. 4/2003 sulla deliberazione commissariale n. 25/2017 recante ad oggetto "Legge regionale 25 febbraio 2003 n. 4 – Nuove norme in materia di bonifica integrale. Approvazione aggiornamento del Piano di classifica degli immobili per il riparto della contribuenza consortile"».

Nell’insorgere contro tale determinazione, nonché contro gli atti ad essa presupposti, connessi e consequenziali (tra cui, segnatamente, le note regionali del 14 giugno 2018, prot. n. 38446, del 6 aprile 2018, prot. n. 224450, del 19 gennaio 2018, prot. n. 40912, del 16 novembre 2017, prot. n. 756033, dell’8 maggio 2018, prot. n. 293272, nonché i verbali di incontro del 29 marzo 2018, dell’11 gennaio 2018 e del 7 dicembre 2017), il Consorzio di Bonifica, con ricorso iscritto a r.g. n. 1327/2018, lamentava, in estrema sintesi, che: a) il decreto dirigenziale n. 42 del 14 giugno 2018 non sarebbe stato preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento in autotutela con esso definito (se non limitatamente al profilo dell’esclusione del rio Sguazzatorio dall’ambito delle funzioni manutentive consortili) né assistito dalla necessaria ponderazione tra l’interesse alla rimozione dell’atto annullato e l’antagonista interesse alla sua conservazione, consolidatosi, in termini di legittimo affidamento, nell’arco temporale trascorso dalla relativa adozione; b) le opere di manutenzione dei corsi d’acqua elencati nella Tabella 1 allegata al Piano di classifica, in quanto opere idrauliche di quarta categoria ex artt. 9 e 10 del r.d. n. 523/1904 da espletarsi in bacino di rilievo regionale, rientrerebbero tra le funzioni devolute alle Regioni dagli artt. 2, lett. e, del d.p.r. n. 8/1972 e 10, lett. f, della l. n. 183/1989; c) d’altronde, per loro natura, esse non potrebbero oggettivamente ricondursi al novero delle opere di bonifica per le quali possa giustificarsi la contribuzione a carico dei consorziati beneficiari; d) la mera inclusione dei corsi d’acqua controversi nel vigente Piano di classifica adottato con delibera consortile n. 386 del 10 dicembre 1996 ed approvato con delibera della Giunta regionale della Campania n. 403/AC del 18 marzo 1997 non starebbe a indicare anche la loro manutenzione a cura del Consorzio, ma dipenderebbe soltanto dalla presenza in loco di opere di bonifica; e) sarebbe, poi, arbitrario, sproporzionato e illogico riversare sui consorziati costi riferibili non già alla manutenzione delle opere (artificiali) tipiche di bonifica (quali canali, vasche, impianti idrovore), bensì alla manutenzione dei corsi d’acqua naturali; f) tutto ciò, infine, in sostanziale sviamento di potere, e cioè al dissimulato scopo di sottrarre l’amministrazione regionale alle responsabilità derivanti dagli allagamenti cagionati dai corsi d’acqua controversi.

Costituitasi l’intimata Regione Campania, eccepiva l’inammissibilità e l’infondatezza del gravame esperito ex adverso. Si costituivano, altresì, in resistenza tutti i privati, i due comuni e l'azienda angrese

 

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