di Danilo Ruggiero
SARNO. Assolto il baby piromane del monte Saretto: il giovane, all'epoca dei fatti ancora minorenne, ha superato positivamente la “messa alla prova” concessa dal Tribunale guadagnandosi l’estinzione dei reati contestati.
Giuseppe B. il 21 settembre 2019 aveva solo 16 anni, quando insieme ad altri amici si recò sul Saretto, la collina che sovrasta il centro della città, per appiccare un incendio che mandò in fumo oltre 20 ettari di vegetazione. Quella notte infernale, centinaia di sarnesi furono evacuati dalle loro case e decine di volontari e mezzi di soccorso si prodigarono per domare le fiamme che avvolsero gran parte del centro storico. Ci vollero oltre 48 ore per spegnere il rogo e mettere in sicurezza le tante abitazioni sottostanti al Saretto. Le indagini, condotte dalle Forze dell’ordine per risalire all'identità dei responsabili del rogo, portarono poi all'identificazione di un gruppo di giovanissimi stanati da una telecamera di videosorveglianza mentre attraversavano la collina, poco prima dell’incendio. A finire al centro delle indagini fu proprio Giuseppe B., indiziato principale e poi indagato per disastro ambientale. Il giovane, all’epoca dei fatti ancora minorenne, ha giovato della sospensione del processo con messa alla prova, ovvero una modalità alternativa di definizione del procedimento, ed è stato assegnato ad una comunità di recupero. Dopo alcuni mesi di detenzione nel carcere minorile di Airola e la conversione della misura cautelare nell’affidamento alla comunità per altri 18 mesi, Giuseppe B. era tornato a casa già da inizio estate. Ieri poi, a conclusione di un percorso di circa due anni, è arrivato il verdetto ufficiale del Tribunale per i minorenni di Salerno con cui il Giudice ha dichiarato estinti i reati contestatigli dalla Procura.
Nella fattispecie i fatti addebitati al giovane sarnese erano gravissimi così come le imputazioni formulate dalla Procura:: incendio boschivo e disastro ambientale, reati per i qual i sono previste sanzioni pesanti, che prevedono nel massimo 20 anni di reclusione. Tuttavia, con la concessione della “messa alla prova”, Giuseppe ha dimostrato che la fiducia accordatagli dal Giudice è stata ben riposta e che il sistema giustizia possa funzionare anche quando non si perviene ad una sentenza di condanna, giungendo così ad un esito favorevole e ad una pronuncia di proscioglimento. A fornire maggiori dettagli sulla vicenda è stato il difensore del ragazzo, l’avvocato Walter Mancuso ”I fatti erano gravissimi. Incendio doloso e disastro ambientale. Quando ho assunto la difesa di Giuseppe avevo consapevolezza di quanto fosse gravoso il mio compito. La definizione del processo con la messa alla prova era la scelta da perseguire e, per fortuna, è andato bene il periodo di prova. Per la verità c’era anche il problema del secondo fascicolo che poteva annullare il lavoro fatto, quello relativo all'ipotesi di detenzione di marijuana ai fini di spaccio”. L’avvocato Walter Mancuso ha concluso “Non posso nascondere, dunque, di essere felice che Giuseppe possa continuare il percorso di crescita umana e lavorativa senza subire le conseguenze di una condanna penale grave”.

