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Sarno, inchiesta su usura e “click day”: 9 anni al presunto promotore, condannati anche due imprenditori

22 Aprile 2026 Author :  

Si chiude con pesanti condanne il primo grado del processo nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno su un presunto sistema criminale attivo tra Sarno e altri territori della Campania. Al centro dell’indagine un’organizzazione accusata, a vario titolo, di usura, riciclaggio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso falsi rapporti di lavoro.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha inflitto la condanna più severa a Massimo Graziano, ritenuto promotore del sistema illecito: per lui 9 anni di reclusione, a fronte dei 16 richiesti dall’accusa. Sette anni, invece, per l’ex poliziotto Francesco Bossone, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Condanne anche per gli altri imputati coinvolti, tra cui due imprenditori — una già scarcerata dopo l’interrogatorio e l’altro residente nel napoletano, posto ai domiciliari — entrambi condannati a due anni e otto mesi di reclusione. Secondo l’impianto accusatorio, uno dei due avrebbe avuto un ruolo nel sistema legato alle pratiche del “click day”, in concorso con Bossone.

Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, scaturisce dal blitz della Guardia di Finanza del 5 marzo 2025, che aveva portato alla luce un articolato sistema illecito. Secondo gli inquirenti, il gruppo operava concedendo prestiti a tassi usurari a imprenditori in difficoltà, reinvestendo poi i proventi attraverso società intestate a prestanome per ottenere finanziamenti pubblici garantiti dallo Stato.

Il meccanismo prevedeva l’acquisizione e il controllo di società apparentemente solide, utilizzate per accedere ai fondi del sistema creditizio, senza poi restituire le somme ottenute, provocando un danno economico alle casse pubbliche. Parte dei profitti sarebbe stata inoltre destinata a nuove attività illecite e all’acquisto di beni.

Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con ramificazioni anche nel Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. Gli imputati avrebbero presentato centinaia di richieste fittizie durante i cosiddetti “click day”, simulando assunzioni mai avvenute per ottenere nulla osta all’ingresso in Italia di cittadini stranieri, dietro pagamento di circa 5mila euro per pratica.

Il quadro emerso descrive un’organizzazione strutturata e radicata sul territorio, capace di operare su più fronti sfruttando falle nel sistema economico e amministrativo. Si attendono ora le motivazioni della sentenza, che chiariranno nel dettaglio le responsabilità e il ruolo dei singoli imputati all’interno dell’inchiesta.

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