SARNO. Abusi edilizi nel cassetto per quattro anni: il caso che pesa sulla relazione prefettizia.
Tra i capitoli meno conosciuti della relazione prefettizia che ha portato allo scioglimento del Comune di Sarno ce n'è uno che riguarda gli abusi edilizi.
Non si parla soltanto di opere realizzate senza titolo, ma soprattutto di controlli arrivati con anni di ritardo, nonostante una richiesta dell'autorità giudiziaria.
La Commissione d'accesso ha infatti approfondito alcuni fascicoli relativi ad abusi edilizi, riscontrando difficoltà organizzative e una scarsa interlocuzione tra la Polizia Locale e l'Ufficio Tecnico comunale.
L'episodio più significativo riguarda un accertamento richiesto dalla magistratura già nel 2021 su presunti interventi edilizi abusivi realizzati su un immobile appartenente a un soggetto strettamente riconducibile, per rapporti parentali, a un capo cosca.
Secondo la relazione, nonostante ripetuti solleciti e vari scambi tra gli uffici comunali, i sopralluoghi sarebbero stati eseguiti soltanto nel marzo 2025, dopo l'applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti del capo cosca richiamato nel documento. Solo nel maggio 2025 il Comune avrebbe comunicato all'autorità giudiziaria i provvedimenti adottati a seguito dell'accertamento degli abusi.
Per la Commissione non è un semplice ritardo burocratico. Gli ispettori inseriscono questo episodio nel più ampio quadro di criticità dell'ente, parlando di "opacità amministrativa" e di una gestione che avrebbe inciso sui principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Ma potrebbe non essere l'unico caso.
Secondo fonti qualificate vicine agli approfondimenti svolti sulla vicenda, tra i fascicoli rimasti a lungo senza definizione vi sarebbe anche quello relativo a un presunto abuso edilizio riconducibile a un soggetto indicato come appartenente a un contesto criminale organizzato.
È proprio per questo che il capitolo sugli abusi edilizi potrebbe riservare ulteriori sviluppi. La relazione pubblica offre infatti soltanto una parte del quadro ricostruito dalla Commissione d'accesso, mentre numerosi passaggi e nominativi risultano coperti da omissis.
Una domanda, però, resta aperta: perché un accertamento richiesto dall'autorità giudiziaria nel 2021 avrebbe dovuto attendere quasi quattro anni per arrivare ai sopralluoghi e ai conseguenti provvedimenti?

