SCAFATI. Continua senza sosta l'indagine dell'Antimafia su appalti e affidamenti in città. Da giorni, continuano le acquisizioni di atti da parte della Dia. La Procura lunedì ha inviato nuovamente due suoi uomini negli uffici della polizia municipale di via Melchiade a Scafati, per acquisire altra documentazione depositata nei locali della polizia locale. Documenti che non riguarderebbero direttamente il corpo di polizia locale ma alcuni affidamenti relativi al settore. Nello stesso tempo procedono anche gli interrogatori a “persone informate sui fatti” e non solo, per verificare tutte le procedure degli ultimi 2 anni. Tutto sembra collegato all'inchiesta relativa al clan Ridosso-Loreto. Proprio in quell'ambito era emerso il ruolo chiave di Aurelio Voccia. Per il Pd era il regista occulto di ogni affare scafatese, per l'opposizione di destra era la chiave di volta degli appalti Geset e di quello Aipa. Per gli inquirenti, Voccia era il garante della società Aipa. Era il periodo a cavallo tra il 2009 ed il 2010 quando su minaccia di Luigi Ridosso e Alfonso Loreto, Aurelio Voccia consegnò, nel laboratorio di analisi di C.M., in una busta chiusa, una tangente di 30mila euro. Era il prezzo per lavorare “in pace” sul territorio scafatese dopo i disordini dell'ultimo periodo. Nel 2009 infatti l'Aipa aveva vinto l'appalto di sei anni al Comune di Scafati ma, questo, non era bastato ai Ridosso-Loreto per lasciare la società di Milano in tranquillità. Appena gli ausiliari presero servizio, subito arrivò il conto: chiesero al garante della società Aipa di Milano, l'ingegnere Aurelio Voccia De Felice, di pagare. Si incontrarono in segreto nel laboratorio di un amico in comune e il pagamento avvenne. Una scelta, quella di Voccia, che gli è costata cara. In quell'occasione però la denuncia, non arrivò ma arrivarono i soldi a Luigi Ridosso ed Alfonso Loreto. Era il 2009, l'anno in cui Aurelio Voccia incassava un incarico diretto da parte dell'amministrazione retta dal sindaco Pasquale Aliberti al comune di Scafati come responsabile dei rapporti col “partenariato” per 18mila euro circa. Soldi pubblici per lui anche nell'incarico diretto che lo stesso Aliberti gli affidò poco più in là come amministratore della Scafati Sviluppo, società che ha gestito la gara da 18milioni di euro e poi l'appalto per la reindustrializzazione dell'Ex Copmes. Sempre Voccia secondo il Pd e le denunce dell'allora presidente della commissione trasparenza Marco Cucurachi, poteva essere il regista occulto di un altro super appalto pubblico: quello per la gestione delle tasse cittadine. L'appalto da 10milioni di euro con la Geset, tuttora in corso. Voccia, la cui famiglia vanta ex sindaci (tra cui l'ultimo sindaco Dc cittadino) e noti esponenti della società civile, per ora ha solo ammesso di aver pagato ma cosa abbia detto all'Antimafia, non è ancora stato reso noto.
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