Scafati. Ventisei controlli ambientali dal 2023 a oggi, venti campionamenti delle acque e tre aziende autorizzate allo scarico che, secondo quanto emerge dalla risposta fornita dal Comune a un’interrogazione consiliare, non sarebbero mai state sottoposte a controllo. Sono i numeri sui quali si concentra la nuova presa di posizione di Francesco Carotenuto, capogruppo di Scafati Arancione, che torna a chiedere all’Amministrazione maggiore trasparenza e un rafforzamento delle attività di monitoraggio sul territorio.
Carotenuto aveva presentato un’interrogazione per conoscere nel dettaglio le attività di controllo ambientale effettuate a Scafati. Una risposta ufficiale che, secondo il capogruppo, solleva nuovi interrogativi sulla capacità dell’ente di monitorare gli scarichi e prevenire eventuali criticità ambientali.
«Ho aspettato una risposta ufficiale alla mia interrogazione sui controlli ambientali. È arrivata. E più leggo quei numeri, più ritengo la situazione sconcertante», afferma Carotenuto.
Il punto di partenza sono le aziende autorizzate allo scarico di acque reflue nei corpi idrici superficiali. A Scafati, secondo i dati richiamati dal consigliere, sono 16 le aziende interessate. Gli scarichi riguardano diversi corsi d’acqua del territorio: il Controfosso destro, il fiume Sarno, il Canale Fosso dei Bagni, il Rio Sguazzatorio, il Canale Angri San Tommaso e il Canale Rio Marna.
«E davanti a questa realtà, quanti controlli sono stati effettuati? 26 controlli dal 2023 ad oggi. In pratica, circa otto controlli all’anno», sottolinea il capogruppo.
A questi si aggiungono 20 campionamenti delle acque. Numeri che Carotenuto considera insufficienti rispetto alla necessità di garantire un monitoraggio costante di un territorio particolarmente delicato dal punto di vista ambientale, anche per la presenza del fiume Sarno e di una rete di canali e corsi d’acqua interessati dagli scarichi.
Ma è soprattutto un altro dato a suscitare le perplessità del consigliere di opposizione: «Dalla risposta alla mia interrogazione emerge un’altra circostanza che considero gravissima sotto il profilo politico e amministrativo: tre aziende non sono mai state sottoposte a controllo».
Carotenuto richiama quindi le motivazioni riportate nella risposta dell’Amministrazione comunale per spiegare la mancata effettuazione dei controlli nei tre casi.
«Per una viene indicato un profilo di incompatibilità con la società aggiudicataria del servizio di supporto al RUP per il monitoraggio degli scarichi. Per un’altra si afferma che l’AUA sarebbe stata rilasciata dopo la conclusione della convenzione con la società incaricata e che il Settore ne sarebbe venuto a conoscenza “solo da poco”».
E per la terza azienda, evidenzia Carotenuto, nella documentazione sarebbe riportata una frase particolarmente significativa: «Non si avevano notizie al riguardo».
«Questa frase, da sola, merita una spiegazione pubblica», sostiene il capogruppo.
Carotenuto precisa però di non voler rivolgere accuse alle aziende autorizzate allo scarico. Il tema, nelle sue parole, riguarda piuttosto la necessità di garantire controlli regolari, indipendentemente dall’esistenza o meno di segnalazioni o sospetti.
«Sia chiaro: non sto accusando nessuna delle aziende autorizzate di inquinare o di commettere illeciti. Il punto è esattamente l’opposto. I controlli servono per sapere».
Per il capogruppo di Scafati Arancione, l’attività di verifica deve servire a controllare il rispetto delle autorizzazioni, individuare eventuali anomalie e tutelare allo stesso tempo i cittadini e le imprese che operano nel rispetto delle regole.
Da qui la domanda politica che Carotenuto rivolge all’Amministrazione: «26 controlli e 20 campionamenti in oltre tre anni sono davvero tutto quello che Scafati è riuscita a mettere in campo?».
Il consigliere invita comunque ad attendere i dati completi relativi al 2026, che dovranno essere analizzati nel loro complesso. Ma, a suo giudizio, resta aperta la questione relativa all’efficacia del sistema di monitoraggio adottato dal Comune.
«Avevamo persino una società incaricata di supportare il Comune, poi non rinnovata, nel monitoraggio degli scarichi industriali. La stessa risposta comunale fa espressamente riferimento al servizio di supporto al RUP per il monitoraggio degli scarichi».
Da qui una serie di domande che Carotenuto ritiene necessario sottoporre all’Amministrazione: «Questo è il risultato? Circa otto controlli l’anno? Venti campionamenti complessivi? Tre aziende che non risultano mai controllate? Con 16 aziende autorizzate allo scarico?».
Il capogruppo chiede quindi di conoscere nel dettaglio i costi e le prestazioni del servizio affidato alla società di supporto: «Credo che i cittadini abbiano il diritto di sapere quanto è costato quel servizio, quanti controlli erano previsti, quanti ne sono stati realmente eseguiti e quali risultati abbia prodotto».
Nel mirino di Carotenuto c’è anche la strategia complessiva dell’Amministrazione sul fronte della vigilanza ambientale. Da tempo, ricorda il consigliere, vengono chiesti strumenti tecnologici in grado di rafforzare la capacità di controllo del territorio, tra droni, fototrappole e altre apparecchiature.
«Da tempo chiediamo di rafforzare concretamente la capacità di controllo del territorio: droni, fototrappole, strumentazione, tecnologia, maggiore capacità di vigilanza. E la risposta continua ad essere che non si acquistano o non si mettono in campo strumenti adeguati. Poi, però, scopriamo questi numeri».
Da qui la critica politica: «Basta con i video social, le sceneggiate napoletane, le dichiarazioni di principio e le belle parole sull’ambiente. La tutela ambientale non si fa con i comunicati stampa. Si fa con i controlli».
Per Carotenuto, infatti, la vigilanza dovrebbe essere strutturata e non limitarsi alla gestione delle segnalazioni dei cittadini.
«Si fa andando sul territorio. Si fa campionando le acque. Si fa verificando gli scarichi. Si fa utilizzando tecnologia e strumenti moderni. Si fa intervenendo prima che siano i cittadini, esasperati da cattivi odori, schiume, colorazioni anomale o sversamenti, a dover segnalare quello che accade».
La stessa risposta fornita dal Comune, osserva il consigliere, descrive un sistema nel quale le segnalazioni dei cittadini relative a cattivi odori, colorazioni anomale, schiume, scarichi e sversamenti vengono trasmesse al Comune e alla Polizia Municipale, che procede ai sopralluoghi. In presenza di criticità particolarmente gravi viene interessata anche ARPA Campania.
Ma per Carotenuto questo meccanismo non può rappresentare l’unica forma di prevenzione.
«Un sistema serio di tutela ambientale non può vivere soltanto di segnalazioni. Non possiamo aspettare che qualcuno veda una schiuma, senta un cattivo odore o noti un colore anomalo nell’acqua. La vigilanza deve essere programmata, costante e preventiva».
Una posizione che il capogruppo collega alla storia ambientale di Scafati e al rapporto con il fiume Sarno.
«Perché quando parliamo di ambiente non stiamo discutendo di una battaglia ideologica. Parliamo della qualità del territorio nel quale viviamo. Parliamo dell’acqua. Parliamo dell’aria. Parliamo della salute dei nostri figli e delle future generazioni».
Carotenuto annuncia quindi che continuerà a seguire la questione attraverso l’attività consiliare, chiedendo ulteriori dati e chiarimenti all’Amministrazione.
«Voglio conoscere i dati definitivi del 2026. Voglio sapere quando verranno controllate le tre aziende mai controllate. Voglio conoscere gli esiti dei controlli e dei campionamenti. Voglio sapere quanto abbiamo speso per il servizio di supporto al monitoraggio e quali prestazioni erano contrattualmente previste».
E torna a chiedere l’introduzione di nuovi strumenti per aumentare la capacità di vigilanza: «Continuerò a chiedere che il Comune si doti di droni, fototrappole e strumenti tecnologici adeguati per aumentare seriamente la capacità di vigilanza ambientale».
La conclusione della nota è un nuovo richiamo alla necessità di rafforzare i controlli in un territorio che da decenni convive con le criticità legate al Sarno.
«Dopo decenni di emergenza Sarno, Scafati non può permettersi una politica ambientale fatta di pochi controlli e molte giustificazioni».
E Carotenuto ribadisce quelli che considera i numeri centrali della vicenda: «26 controlli. 20 campionamenti. 3 aziende mai controllate. Questi sono i numeri sui quali l’Amministrazione deve rispondere».
Infine, il capogruppo di Scafati Arancione assicura che continuerà a portare la questione all’attenzione del Consiglio comunale e dell’opinione pubblica: «Sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica continuerò a pretendere controlli veri, trasparenza e responsabilità. Su questo non farò sconti a nessuno».


