Il Rapporto ISPRA 2016 registra una significativa novità: per la prima volta l’analisi del consumo di suolo viene integrata con la stima dei costi pagati dai cittadini per l’eccesso di cemento. Secondo le stime preliminari dei costi nazionali “nascosti” provocati dalla trasformazione forzata del territorio avvenuta tra il 2012 e il 2015 e pubblicati nel rapporto ISPRA sul Consumo di suolo in Italia 2016 i costi piu' alti derivanti dal consumo di suolo spetta alla provincia di Salerno con circa 13 milioni di euro che i cittadini dell'area metropolitana di Salerno potrebbero pagare dal 2016 in poi per fronteggiare le conseguenze del consumo di suolo degli ultimi 3 anni (2012-2015), segue la Provincia di Caserta con circa 12 milioni di costi annuali, poi quella di Napoli con 10,5 milioni. Chiudono la Provincia di Benevento e Avellino con 5 milioni di euro di costi annuali per il consumo di suolo.
I Comuni maggiormente colpiti si trovano in provincia di Napoli. Il record assoluto a livello nazionale è di Casavatore, in provincia di Napoli, con quasi il 90% di suolo sigillato. Dei dieci comuni a livello nazionale con la maggiore percentuale di suolo consumato, otto sono nel Napoletano. Dopo Casavatore troviamo Arzano con 82% % di suolo compromesso e Melito di Napoli con il 81% . Valori critici anche per Eboli con 3.600 ettari di suolo consumato pari al 26,4% del suolo consumato e Battipaglia tra i 2500 e i 3200 ettari pari al 46,7% del suolo consumato. Il comune di Serre nel salernitano è quello con incremento maggiore rispetto al 2012 per suolo consumato pari al 16,8%.
“Nel nostro Paese- ha commentato Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania - troppo suolo viene sacrificato alla crescita disordinata di insediamenti e infrastrutture, sottratto definitivamente agli usi agricoli e agli ecosistemi naturali, quasi sempre con esiti drammatici sia per la perdita di paesaggio e di servizi ecosistemici, sia per sia per gli accresciuti fenomeni di dissesto idrogeologico, a fronte degli innegabili effetti prodotti dai cambiamenti, oltre che per la perdita secca di superfici fertili. Per frenare il consumo di suolo c’è bisogno di norme e regole efficaci, azioni e strategie concrete non più rimandabili e che mettano al centro la rigenerazione urbana e il suolo inteso come bene comune e preziosa risorsa da tutelare. Con queste finalità Legambiente Campania ha promosso con l’INU Campania e il DiArc l’Osservatorio/Laboratorio Regionale sul Consumo di Suolo, perché il tema del consumo di suolo deve essere messo al centro del dibattito politico della giunta regionale per indirizzare la pianificazione territoriale. È il momento di dare un segnale chiaro delineando una strategia ben precisa che tenga conto di una politica economica sostenibile e una normativa a difesa del suolo, per iniziare quella strada del cambiamento caratterizzata dalla rigenerazione urbana, dalla sostenibilità ambientale, dalla riqualificazione edilizia, energetica e antisismica del patrimonio esistente.


