Anna Magnani e Ingrid Bergman: “La guerra dei vulcani”
di Francesco Apicella
Un giorno, nel lontano 1948, durante le riprese del film “Amore” conAnna Magnani, Rossellini ricevette una lettera dall’America, firmata Ingrid Bergman. “Caro signor Rossellini” scriveva la Bergman “ Ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, che non si fa quasi capire in francese e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”. Ingrid Bergman?!? E chi era?!? Incredibile ma vero, il grande regista neorealista non conosceva affatto l’attrice svedese, non l’aveva mai sentita nominare e non aveva visto nessuno dei suoi film. Per rimediare a questa lacuna si fece proiettare da un amico di Cinecittà, in una piccola saletta, un film della Bergman. Nel vederla sullo schermo rimase a bocca aperta. L’attrice svedese, oltre a recitare benissimo, era bellissima! Rimase folgorato, doveva assolutamente conoscerla! A quel tempo Rossellini viveva insieme ad Anna Magnani, sua musa e amante gelosissima in una suite dell’hotel Excelsior, in via Veneto, aRoma. Anche se litigavano continuamente, i due si amavano con passione ed erano molto legati anche professionalmente. Insieme si preparavano a girare un film ambientato a Stromboli, scritto su misura per la Magnani che, ancora una volta sarebbe stata impegnata in un ruolo intenso, a forti tinte drammatiche. “Stellina, esco” le disse qualche giorno dopo Rossellini “vado a portare a spasso i cagnolini”. Uscì in fretta dalla loro stanza d’albergo, lasciò i cani al portiere e, a bordo di un’automobile che l’aspettava con le valigie già pronte, corse all’aeroporto e prese un aereo per New York. Poi, una volta arrivato in America, stregato dalla bellezza della Bergman, perse completamente la testa per lei e le propose di girare con lui, in Italia, “Stromboli, terra di Dio”, affidandole il ruolo di protagonista, originariamente destinato alla Magnani. Così, in un colpo solo, la povera “Nannarella”, tradita e abbandonata, si trovò senza amore e senza film. Ma fiera e battagliera, qual era, non si diede per vinta e, decisa a vendicarsi, riuscì a mettere su, in brevissimo tempo, un altro film, speculare dell’altro già dal titolo, “Vulcano”, accanto a Rossano Brazzi e Gerardine Brooks, con la regia di William Dieterle, da girarsi alle Eolie, tra l’isola di Vulcanoe quella di Salina, in contemporanea al film che Rossellini stava girando con la Bergman su Stromboli, l’isola di fronte. Nacque così quella che i giornali chiamarono “la guerra dei vulcani”, uno scontro infuocato tra le due grandi attrici a cui Francesco e Andrea Patierno hanno dedicato un bellissimo documentario, presentato alFestival di Venezia nel 2012, proprio col titolo “La guerra dei vulcani”. Ogni sera, alla fine delle riprese, furiosa e veemente, la Magnani se ne andava da sola su un promontorio prospiciente Stromboli e, piangendo e urlando, scagliava una sfilza interminabile di parolacce e maledizioni contro “la traffichina svedese” e il suo ex amante, infedele e vigliacco, sulla cui testa, un giorno, aveva già versato, rosa dalla gelosia, una zuppiera fumante di spaghetti, in un ristorante della costiera amalfitana. Lo scontro fra le due attrici, oggetto di infiniti gossip, fece il giro del mondo e divampò ancora di più quando si seppe che, durante le riprese, la Bergman era rimasta incinta di Rossellini. Lo scandalo fu enorme perché entrambi erano sposati. L’opinione pubblica americana che, fino a quel momento, aveva considerato la Bergman una santa puntò subito il suo dito accusatore contro l’adultera, pronta a lapidarla. La Magnani fece di tutto affinchè il suo film uscisse nelle sale prima di quello della rivale e ci riuscì. La prima di “Vulcano” avvenne il 2 febbraio del1950. Lei arrivò sorridente alla proiezione, pronta a ricevere i consensi della critica e gli applausi del pubblico ma, come si suol dire, il diavolo ci mise la coda. La serata cominciò male e finì peggio. All’inizio della proiezione il proiettore andò a fuoco e quando, dopo un certo lasso di tempo, il film riprese la sala era mezzo vuota. E, ciliegina sulla torta, tutti i giornalisti, nel frattempo, se ne erano andati, attirati da una notizia più ghiotta ed esplosiva. La Bergmanaveva dato alla luce Roberto junior, il figlio di Rossellini, a quei tempi illegittimo. Del film della Magnani non se ne occupò più nessuno e, al botteghino, non ottenne il successo sperato. Analoga sorte toccò a “Stromboli, terra di dio” il film della Bergman che uscì nelle sale nell’ottobre del 1950. In Italia ottenne discreti consensi da parte del pubblico, attirato soprattutto dal legame sentimentale tra il regista e la famosa attrice svedese ma in America fu un fiasco clamoroso, senza precedenti. Il pubblico americano, profondamente indignato dal comportamento “peccaminoso” della Bergman, disertò volontariamente le sale in cui il suo film italiano veniva proiettato. Questo insegna che col fuoco dei vulcani non si scherza!


