Teatro d'autore, l'aneddoto: i "ceci" entrano rumorosamente in scena... | IL RACCONTO
Per il palato prelibato dei lettori della rubrica “Spettacolo: fattarielle e ‘nciuci” questa settimana ho preparato un gustoso piatto di sapore teatrale. Buona lettura e buon divertimento!
Dal novembre del 1988 la Compagnia Italiana del Teatro d’Autore, diretta da Carmine Pagano, attore, autore, regista, costumista, porta in giro per le piazze, i teatri e le scuole di tutta Italia lo spettacolo “Nostro figlio si droga”, un dramma struggente, commosso e commovente che ha ottenuto, ovunque, immancabili consensi, sia da parte del pubblico che della critica. Protagonista della storia è una famiglia come tante, la cui esistenza viene sconvolta, all’improvviso, dalla terribile scoperta che, Gianni, il loro unico figlio, si droga. Il pathos della vicenda, vissuto intensamente dagli attori, in scena, arriva direttamente al cuore degli spettatori, inondandolo con una pioggia ininterrotta di emozioni, coinvolte e coinvolgenti. Eppure una sera il diavolo ci mise la coda e volle divertirsi alle spalle di tutta la compagnia, trascinando in questo inatteso “divertissement” anche il pubblico in sala, ignaro di quello che stava succedendo in scena e disposto a ricevere tutt’altro tipo di emozioni. Quella fatidica sera la compagnia si trovava in un paese dell’interland abruzzese, era d’inverno e faceva un freddo cane che penetrava dentro, fino alle ossa, senza risparmiare nessuna parte del corpo. Circa un’ora prima dello spettacolo l’intera compagnia era stata a cena in una trattoria locale e l’oste aveva servito loro un’irresistibile zuppa di ceci, fumante e appetitosa. Completamente soggiogati dal profumo che emanava quella meraviglia culinaria gli attori, infreddoliti e affamati, l’avevano trangugiata tutta d’un fiato, calda, calda. E i ceci che, come si sa, preferiscono essere assaporati con calma e con gusto, offesi da quel trattamento sommario e sbrigativo, decisero di vendicarsi, provocando, in scena, una catena di S. Antonio di scorregge intermittenti, difficilmente gestibili dagli attori. La prima scorreggia fece la sua comparsa alle spese dell’attore più giovane della compagnia, impegnato nel drammatico ruolo del figlio drogato, che la nascose alla grande, nel momento dello scoppio, facendo cadere a terra un vaso che si trovava, per fatti suoi, su un mobile presente in scena. Poi, fu la volta di Carmine Pagano che, senza battere ciglio, riuscì a nasconderne ben tre, di seguito, sbattendo ripetutamente una sedia sulle tavole del palcoscenico, magnifica trovata, da consumata volpe della scena e perfettamente in tono con lo stato d’animo del suo personaggio, sconvolto e in preda al panico per la tegola che, improvvisamente, gli era caduta in testa. L’attrice che, in scena, recitava nel ruolo di sua moglie, anche lei turbata da quella terribile scoperta, con grande savoir-faire, riuscì a camuffarne più d’una, battendo ripetutamente i piedi a terra e agitandosi sulla sedia, in preda a un pianto disperato, accompagnato da sonori singhiozzi e lamenti. Il controllo della situazione sfuggì, invece, all’attore che recitava nel ruolo di Tommaso, il commissario di polizia, amico della coppia. Una scampanellata annunciò il suo arrivo, si sentirono il rumore dell’uscio della porta d’ingresso che sbatteva e i passi di Tommaso che stava per entrare in scena. “Vieni, Tommaso, ti stiamo aspettando!” “ Un attimo, sto parcheggiando la macchina!” Grande risata del pubblico perché tutti gli spettatori, in quel momento, si chiesero, all’unisono “E dove la sta parcheggiando in corridoio?!!”
Quasi contemporaneamente si udì chiaro e distinto il rumore dello sciacquone del bagno, dietro le quinte, seguito da una scorreggia roboante, incontrollabile, simile a un’onda sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli. Questa volta lo stratagemma di copertura non aveva funzionato: lo sciacquone e la scorreggia non erano stati in sincrono e il primo aveva preceduto la seconda di qualche secondo, sull’arrivo al traguardo. A quel punto il pubblico non riuscì più a trattenersi, cominciò a ridere, senza freni e Carmine Pagano, sorridendo a sua volta, interruppe per un istante la rappresentazione e spiegò al pubblico il “complotto” dei ceci, responsabili delle loro areate conseguenze intestinali. Lo spettacolo riprese, poi, con grande impegno e con la consueta professionalità e, a parte, qualche “rumore” clandestino, non previsto dal copione, fu, come sempre, un grande successo.
Francesco Apicella

