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Spettacolo: "fattarielle e 'nciuce". Gina Lollobrigida e il vestito della Prima Comunione

22 Luglio 2017 Author :  

di Francesco Apicella

Per festeggiare gli splendidi novant’anni di Gina Lollobrigida, compiuti il 4 luglio, voglio regalare alla bellissima e bravissima attrice un delicato, tenero, piccolo, grande aneddoto, relativo a un episodio risalente al lontano 1957. Tutti conoscono Gina Lollobrigida, una delle regine del firmamento cinematografico nazionale e internazionale, un’artista a 360°, attiva e prodiga di talento in tutti i campi dell’arte, dal cinema al canto, dalla pittura alla scultura e dalla danza alla fotografia. Un’attrice meravigliosa che con le sue interpretazioni ha sempre riempito il nostro cuore di un caleidoscopio indimenticabile di emozioni. Questo aneddoto che sto scrivendo è anche un omaggio, commosso e grato, a Paolo Limiti, scomparso da poco prematuramente. Un uomo straordinario che ci ha lasciato, con la sua professionalità e la sua squisita sensibilità, la tv della memoria, un genere televisivo nuovo in cui sono rinati a una nuova giovinezza artistica tanti personaggi del mondo dello spettacolo scomparsi o dimenticati da anni. E’ a lui, amico e grande estimatore della signora Lollobrigida, che ho mandato per la prima volta l’aneddoto che, ora, sto scrivendo per voi e sono sicuro che lui, come mi aveva promesso per lettera, lo ha fatto leggere anche alla grande attrice. Era 1l 1957. “Carissima signora Gina Lollobrigida” cominciava la letterina “voi non mi conoscete. Io, però, conosco voi, vi ho vista al cinema con il mio papà e siete bella come una fata. Sono una bambina di nove anni e frequento la quarta elementare, ho una sorella più grande e un fratellino più piccolo. La mia sorellina si chiama Rosanna perché mia madre dice che quando nacque era bella come una rosa. Da alcuni mesi non sta più bene, ha continuamente forti mal di testa e, da qualche giorno, non vede più bene come prima. La mia mamma e il mio papà sono poveri ma hanno speso tutti i soldi che avevano messo da parte, per noi, per farla visitare da tanti medici e per farla guarire. La mamma piange sempre e una sera mi ha detto che la mia sorellina ha un brutto male alla testa, un tumore che la fa soffrire tanto e che, forse, devono portarla lontano, lontano per farla operare. Fra due mesi viene il mese di maggio e Rosanna farà la prima comunione. Ma in casa non vi sono più soldini e la mamma non può comprarle il vestito bianco. Carissima signora, posso chiedervi una cosa? Lo volete regalare voi un vestito alla mia sorellina per la sua prima Comunione ? .Vi ringrazio tanto e spero che mi aiuterete a farla felice. Vi voglio bene.” Dopo una quindicina di giorni arrivò a casa della bambina, che era compagna di classe di mia sorella, un grande pacco rettangolare, voluminoso ma leggero. Grande furono la sorpresa e la gioia della mamma e delle bambine quando, aperta quella lunga scatola, trovarono all’interno un bellissimo abito di prima Comunione: una nuvola bianca di pizzo e organza, col corpetto ricamato e impreziosito, alla vita, da due roselline di raso bianco, un velo di tulle che scendeva, vaporoso, da una coroncina di fiori bianchi intrecciati, un paio di guanti realizzati in pizzo e decorati con un fiocco con il nastro e, dulcis in fundo,due scarpine di raso, sicuramente più belle di quelle che indossava Cenerentola al ballo.” “Oh! Oh! “ fece la piccola Rosanna, portandosi le manine alla bocca e, per un istante, i suoi bellissimi occhioni neri , offuscati dal dolore e dalla sofferenza, ritrovarono il calore del loro sorriso innocente e brillarono nel suo visino come due stelle. “Come è bello!” Il giorno della sua prima Comunione fu per lei un giorno di gioia e di felicità. Col vestito che le aveva regalato la signora Lollobrigida sembrava un angioletto disceso sulla terra, per una breve vacanza, dal Paradiso. Dopo qualche mese il suo stato di salute si aggravò e fu portata dai suoi genitori in Svezia per una delicata e difficile operazione al cervello. La operò il professore Herbert Olivecrona, neurochirurgo di fama mondiale, un luminare eccelso nel campo dei tumori del cervello, e molti dei suoi malati erano proprio bambini. Purtroppo, non ci fu niente da fare, la massa tumorale, di natura stremamente maligna, era troppo estesa e non fu possibile asportarla completamente. La piccola Rosanna, lucida fino al suo ultimo istante di vita, chiese alla mamma, prima di morire: “Mamma , mi metti il vestito della prima comunione?”. Trattenendo a stento le lacrime, la mamma esaudì il suo ultimo desiderio e la vestì con quell’abito che lei aveva tanto amato. Così fu deposta nella piccola bara bianca, in mezzo a una cornice preziosa di gigli, rose e fiori bianchi. Io ero molto piccolo, all’epoca, avevo sette anni ma mia madre mi portò a vederla per darle un ultimo saluto. Le diedi un bacio sulla fronte. Era bellissima! Il suo viso era disteso, i segni della sofferenza, che lo avevano devastato negli ultimi mesi di vita, erano scomparsi del tutto e anche il colorito era ritornato quello di una volta, roseo e luminoso come una pesca matura. Sembrava che dormisse e che, finalmente, avesse trovato quella pace che la natura, avara e matrigna, le aveva rubato, recidendo per sempre la sua piccola vita, ancora in boccio. Grazie signora Lollobrigida per avermi dato la possibilità di raccontare questa storia bella, commossa e commovente; il suo cuore, per la sua generosità inossidabile è grande e immenso come la sua bellezza e la sua popolarità. Grazie anche a nome della piccola Rosanna che lei, col suo gesto, traboccante d’amore,ha reso una delle bambine più felici della terra.

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