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I disturbi del sonno nel bambino: cominciamo da semplici regole

11 Novembre 2019 Author :  

di Rossella Bisogno*

I disturbi del sonno in età evolutiva costituiscono uno dei più frequenti motivi di consultazione per il pediatra infatti quasi la metà dei genitori riferisce che i propri figli soffrono di un disturbo del sonno. È fondamentale quindi che essi conoscano le principali nozioni sul sonno in età evolutiva e come gestire le routine quotidiane ad esso legate per evitare la comparsa e il mantenimento di possibili disturbi. I problemi di sonno infantile infatti hanno conseguenze negative sia sul contesto familiare che sul bambino stesso. Essi possono essere caratterizzati dalla difficoltà nell’iniziare il sonno (es. mettersi a letto), di continuità del sonno (risvegli notturni con difficoltà di riaddormentamento) oppure difficoltà miste. I bambini possono inoltre manifestare eccesso di sonnolenza oppure disfunzioni legate ad alcune fasi del sonno (terrori notturni) o difficoltà a sviluppare ritmi sonno-veglia regolari.

Sappiamo bene che i genitori di oggi lavorano tutto il giorno e ciò comporta inevitabilmente che la sera diventi l’unico momento in cui la famiglia si riunisce ed interagisce. Di conseguenza, l’orario di addormentamento viene posticipato, creando irregolarità nei ritmi del sonno. Inoltre il momento dell’addormentamento è legato alla preoccupazione di separarsi dal genitore difatti capita spesso che il bambino piccolo si addormenti tra le braccia del genitore o nel suo letto. Diversi studi hanno mostrato infatti che i bambini che si addormentano ricevendo un significativo supporto dai genitori (e.g. allattati, cullati, a stretto contatto fisico) hanno un maggior numero di risvegli notturni in cui richiedono attenzione rispetto ai bambini che si addormentano da soli o con il minimo aiuto dei genitori (Touchette et al. 2005). Pertanto se il genitore è molto coinvolto nell’aiutare il bambino ad addormentarsi, egli impara ad associare l’addormentamento esclusivamente alla presenza e al supporto genitoriale, dando luogo a un problema di insonnia da addormentamento per associazione. Tale comportamento del genitore sfavorirebbe lo sviluppo di strategie autoconsolatorie del bambino (p.es. lallio, suzione del dito o del ciuccio, contatto con oggetto transazionale-peluche) per affrontare in maniera autonoma la transizione tra veglia e sonno. Anche lasciare che il bambino si addormenti in luoghi diversi dal proprio lettino, sul divano o nel letto dei genitori, rappresentano modalità che, se abituali, non agevolano lo sviluppo dei suoi meccanismi autoregolativi. Tale atteggiamenti di “cura” inevitabilmente sono associati al prendere sonno per cui alcuni bambini cominciano a presentare disturbi del sonno proprio quando queste modalità interattive tra genitore e bambino cambiano (es. il bambino dorme da solo nella sua stanza). Nei bambini più grandi invece, l’ansia di separazione che emerge nel momento dell’andare a letto, può manifestarsi con paure specifiche quali il buio, lo stare da soli, i ladri.

Alcune pratiche specifiche di accudimento, regolari e prevedibili quali il racconto di una fiaba o le coccole della buona notte, possono invece aiutare il bambino ad associare il passaggio dalla veglia al sonno a pratiche ricorrenti. Al contrario, la mancanza di routine preparatorie oppure l’utilizzo del letto del bambino come luogo di punizione o un orario inadeguato per il sonno o l’utilizzo di videogiochi prima di andare a dormire, possono rendere difficile l’addormentamento e favorire l’insorgenza di disturbi del sonno.
Per interrompere questo “circolo vizioso” che alimenta le insonnie infantili è necessario quindi attuare comportamenti di prevenzione che agiscano sulle abitudini di vita e sui fattori ambientali (camera silenziosa e non troppo illuminata) e migliorino l’ igiene del sonno (aiutare il bambino ad associare il sonno con il suo lettino, mantenere costanti gli orari di addormentamento e risveglio, mandare il bambino a dormire già sazio). Laddove ciò non basti, è poi consigliabile rivolgersi ad un esperto.

*Dottoressa Rossella Bisogno
Psicoterapeuta
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