Il maltrattamento familiare: un gioco patologico relazionale

22 Gennaio 2020 Author :  

di Dominique D’Ambrosi*

Lo scorso 16 Novembre 2019 ho organizzato un Convegno sul Riconoscimento dell’abuso all’infanzia, partecipandovi con una relazione sulla famiglia maltrattante. L’argomento, inutile dirvi che è ampio e non basterebbe un piccolo articolo per parlarne, ma vorrei provare a riassumere per voi quali dinamiche relazionali disfunzionali possono accadere all’interno del nucleo familiare.
Esistono varie forme di maltrattamento: fisico, psicologico, sessuale.
Nella maggior parte dei casi il maltrattamento viene perpetrato all’interno del nucleo familiare ed è su questo che voglio soffermarmi.
L’obiettivo del mio articolo è quello di informare tutti voi e soprattutto di inviare un messaggio di cura e prevenzione. In quanto gioco patologico e disfunzionale, il maltrattamento, se riconosciuto, se visto, se ascoltato, se denunciato, può portare a finali più belli di quelli che purtroppo sentiamo sempre più spesso. Ricordate Giuseppe, il bambino di Cardito? O la piccola Iolanda? Beh se non avessimo fatto finta di niente, ora sarebbero ancora qui con noi. Esistono forme di tutela per i bambini che subiscono maltrattamenti e sistemi di cura per i maltrattanti. Dobbiamo solo avere fiducia nel sistema e nei professionisti e chiedere aiuto.

Il maltrattamento

Il maltrattamento non è il prodotto di un singolo fattore ma è il risultato di una complessa interazione di fattori a livello individuale, relazionale, comunitario e di società. In passato, lo studio sul maltrattamento era centrato su un paradigma di causalità diretta: Bambino maltrattato- adulto maltrattante. Altri studi attribuivano la causa a fattori esterni alla persona come basso status socioeconomico, isolamento sociale, giovane età del genitore, ecc. I recenti studi invece spiegano il maltrattamento attraverso il modello multifattoriale che soprattutto pone attenzione alle caratteristiche ambientati e alle caratteristiche dei genitori e dei bambini.
Caratteristiche legate a situazioni di fragilità emotiva e psicologica e di isolamento sociale o fattori caratteriali quali rabbia ed ostilità rappresentano elementi che possono avere una certa influenza nel favorire atteggiamenti violenti.
A trasformare l’amore materno in furia omicida o violenza sono spesso uno status socioeconomico basso, le dimensioni della famiglia, l’essere un genitore solo, il vivere in contesti di isolamento, sia come diade madre-figlio sia come nucleo familiare; il rischio è in tutte quelle condizioni che rendono insufficienti e precarie le risorse parentali necessarie a prendersi cura e ad investire affettivamente nei propri figli. La scarsa coesione e le disfunzioni familiari, nonchè la violenza familiare tra adulti costituiscono elementi che invece incidono in misura maggiore. Aver subito maltrattamenti in età infantile incide solo marginalmente.

La struttura della famiglia

La famiglia costituisce nella nostra cultura, il più elementare e pregnante nucleo della socializzazione, il gruppo nel cui ambito si realizzano i primi modelli delle relazioni interpersonali che formeranno certi comportamenti destinati a perpetuarsi nell’intero corso della vita, ove vengono posti i primi cardini dei rapporti gerarchici, e dove anche sorgono e si coltivano intensi legami affettivi, sani o disfunzionali che siano.
L’insorgere di un comportamento inaccettabile è collegato all’evoluzione delle relazioni familiari: è il risultato di un gioco, di un processo interattivo che irrompe nella famiglia in un dato momento. In generale, facendo riferimento al maltrattamento in famiglia, potremmo definirlo una drammatica contraddizione dell’usuale protezione, cura, nutrimento e amore che i genitori elargiscono ai propri figli. In questo senso, il maltrattamento va inteso come sintomo di una situazione familiare degradata e distruttiva, come un fallimento congiunto delle funzioni genitoriali e di protezione fornite alle famiglie più in difficoltà. Per avere successo le cure genitoriali devono, in primo luogo, evitare che si stabiliscano modalità di adattamento dannose e, secondariamente, favorire modalità dalle quali possa derivare uno sviluppo delle competenze del bambino.

Le manifestazioni di trascuratezza, di violenza fisica o di abuso sessuale sono il segno di una patologia che investe il funzionamento globale della famiglia (Di Blasio, 1988). Un gioco conflittuale che in queste famiglie esplode in maniera violenta e manifesta in cui i figli assumono un ruolo fondamentale, attivo o passivo.
Il CBM di Milano, Centro del Bambino Maltrattato, dal loro lavoro clinico nell’approccio ai casi di maltrattamento ha focalizzato il suo modello d’intervento sulle articolate e complesse dinamiche familiari che sono sottese alla violenza. L’equipe ha così delineato una tipologia di famiglie con problemi di maltrattamento.

TRASCURATEZZA E INCAPACITA’ GENITORIALE COME MESSAGGIO

In questi casi il bambino è esclusivamente il ricevente delle comunicazioni altrui ed è solo una vittima dell’abuso.
Picchiare il bambino per vendicarsi contro il partner: il destinatario della violenza sul bambino è l’altro partner (sia madre che padre, ed i genitori possono vivere insieme o separati). Il genitore reagisce con il maltrattamento del figlio all’abbandono non materiale, ma emotivo del partner, che si sottrae alle richieste di affetto, di vicinanza, di coesione. (Immaginiamo che il figlio venga messo al mondo con l’obiettivo di attirare a se il compagno. Se dopo la nascita, il “ruolo” del bambino fallisce,la madre vive sentimenti contrastanti: da una parte l’insofferenza verso il figlio, che in quel caso diventa un fardello ingombrante che ha fallito nel suo obiettivo di unire la famiglia, dall’altra un atteggiamento di sfida e rivincita nei confronti del compagno. Quando la madre si scopre sola a dover accudire il figlio, il bambino si trasforma in una palla al piede che il compagno le ha inflitto, abbandonandola. Se la madre non instaura con lui un legame di attaccamento fatto di cure, calore, amore, il bambino potrebbe reagire con rifiuto verso la madre la quale lo percepisce come fallimentare.)
Quando il richiamo è rivolto alla nonna : Il messaggio di incapacità genitoriale può essere rivolto anche ad un genitore, a sua volta inadeguato. Questo gioco viene utilizzato spesso dalle giovani madri. Ciò si verifica solitamente in configurazioni familiari in cui a sua volta la figlia si è sentita trascurata dalla madre. In questi casi, il gioco messo in atto è atto a far sì che la nonna prenda in casa figlia e nipote per accudirli e risanare vecchie ferite irrisolti tra madre e figlia.

Il maltrattamento del capo espiatorio

In questi casi il figlio ha una partecipazione attiva al mantenimento del gioco patogeno. Spesso il genitore maltrattante associa al bambino la causa unica delle sue frustrazioni, della rovina della sua esistenza, all’interno anche di una patologia schizofrenica. Molto spesso il figlio che assume il ruolo di capro espiatorio e che quindi è l’unico ad essere maltrattato, a volte è colui che è figlio di uno solo dei due coniugi. In questo caso può essere visto come rivalità, ostilità ed ostacolo nei confronti della nuova famiglia. Possono esserci trascuratezza del bambino solo perché non figlio naturale, o incesto di un patrigno con la figliastra. In entrambi i casi il gioco può essere sostenuto dai bambini, nel primo caso, attraverso atteggiamenti di ostilità e ribellione a volte anche istigati dalle famiglie di origine contrarie all’unione. I nonni con cui il bambino è cresciuto possono triangolare il bambino in una relazione di accuse e denigrazione rivolte alla compagna. Nel secondo caso, se la ragazza vuole sentirsi accettata dalla famiglia, può accettare ogni forma di affetto.

La conflittualità genitoriale

Un’altra costellazione familiare può essere l’alto conflitto tra i genitori che invita i figli ad entrare in campo e a schierarsi. I figli si schiereranno così con il genitore percepito più debole e vittima così da far trasferire l’aggressività del genitore verso il figlio difensore.
Una variante molto frequente di questo gioco, si ha nelle situazioni di separazione coniugale. La letteratura riferisce che i casi di maltrattamento si presentano maggiormente in famiglie con genitore unico, generalmente la madre. Un’ interpretazione diadica del fenomeno considera il sovraccarico e la tensione con cui la donna è sottoposta nel sostenere da sola i compiti genitoriali, la sua depressione per la solitudine in cui vive, la mancanza di appoggio nei momenti di stress. In questi casi, qualora il padre ha un ruolo attivo ma marginale, come dicevamo prima, il maltrattamento può essere inteso come messaggio al compagno che si gode la vita.
La famiglia nella quale si svilupperà un maltrattamento sul figlio presenta un conflitto coniugale esplicito, caratterizzato dall’opposizione costante e sistematica di un partner all’altro. E’ un conflitto senza apparente via d’uscita, punteggiato da rotture di durata più o meno breve, da continue minacce di separazione e successive riconciliazioni. Una relazione quindi soggetta a continue oscillazioni, dominata dall’impossibilità sia di stare insieme che di separarsi.
Depressione pre o post partum: La non accettazione della gravidanza che può portarla a negarla, così che il neonato viene ucciso subito dopo il parto o l’esplosione della depressione dopo il parto così che queste donne desiderano uccidersi e uccidono il figlio perché pensano che portarlo con sé nella morte sia l’unico modo per salvarlo o per non farlo soffrire. Spesso in queste madri s’innesca la paura che loro stesse hanno vissuto da bambine, di continue minacce d’abbandono o continui maltrattamenti e violenze. Queste esplosioni patologiche avvengono all’interno di un degrado sociale, in casi di solitudine, difficoltà economiche, abbandono affettivo. A rendere tutto ciò precario può essere anche una gravidanza, un travaglio o un parto molto difficili se non compensate da una rete di legami familiari o di coppia saldi.
Come accennavo prima questo è un argomento molto delicato e vasto ma bisogna pur cominciarne a parlarne, a far conoscere quali dinamiche possono accadere nei nuclei familiari disfunzionali.
Se senti di essere in una situazione di pericolo o di forte stress. Se ti riconosci in una di queste forme, o se conosci qualcuno in “pericolo” puoi provare a chiedere aiuto. Per maggiori informazioni potete contattarmi alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Bibliografia
Il Bambino Maltrattato – A. Bifulco, P. Moran
La famiglia maltrattante. Diagnosi e terapia – S. Cirillo,P. Di Blasio

Dott.ssa Dominique D’Ambrosi
Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemico relazionale.
Psicodiagnosta,Esperta in Teatroterapia ed Arti Espressive
Riceve su appuntamento a Cava de’ Tirreni, Salerno ed Eboli
www.dominiquedambrosi.it – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Rubrica Namasté - curatrice Dott.ssa Marciano

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