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Ambiente, Ecomafie: in Campania 44mila reati in 10 anni

29 Aprile 2021 Author :  
Negli ultimi dieci anni in Campania sono 44.179 i reati contro l'ambiente, con 39.176 persone denunciate e arrestate e 12.580 sequestri effettuati. La maggior parte dei reati sono concentrati nelle province di Napoli e Salerno, in particolar modo in questi ultimi dieci anni, il 38% dei reati contro l'ambiente, pari a 16.739, sono concentrati nell'area metropolitana napoletana mentre il 28%, pari a 12.261, nella provincia salernitana. In Campania nel 2019 sono stati 5.549 i reati accertati di illegalità ambientale, +44% rispetto allo scorso anno. È questa la fotografia della Campania scattata dal Rapporto Ecomafia 2020 secondo la quale, in questi anni, a spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 90 clan attivi in tutte le filiere analizzate da Legambiente: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell'economia circolare. La legge sugli ecoreati, approvata nel 2015, ha portato, in Campania, all'avvio di 158 procedimenti penali, con 181 persone denunciate e 4 arrestate, insieme al sequestro di 98 beni per un valore complessivo di 32,7 milioni di euro. Sono arrivate, invece, a quota 130 le inchieste chiuse dalle forze dell'ordine contro i trafficanti di rifiuti, 803 le persone denunciate per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, 479 gli arresti e il coinvolgimento di 207 aziende. Il quantitativo di rifiuti movimentati illegalmente supera i 10 milioni di tonnellate. Anche nel 2019, il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale: ancora una volta la Campania si piazza in vetta a livello nazionale alla poco lusinghiera classifica con 1.930 reati contestati, più del 20% sul totale nazionale. Completano il mesto quadro regionale le 1.987 persone denunciate, i 19 arresti e i 1.074 sequestri. In Campania, inoltre, si continua a bruciare l'immondizia: dal primo censimento avviato da Legambiente nel 2013 a meta ottobre 2020, gli incendi ai vari tipi di impianti di gestione di rifiuti sono stati 142. La Campania, inoltre, si conferma capitale del cemento connection con 1.645 reati accertati nel 2019 con un incremento del 40% rispetto lo scorso anno con 1.238 persone denunciate, 2 persone arrestate e 332 sequestri effettuati. "I numeri e le storie raccolte nel rapporto - ha detto Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania commentando il Rapporto Ecomafia del 2020 - dimostrano inequivocabilmente come il crimine ambientale sia essenzialmente un crimine d'impresa. Se le mafie continuano a essere una minaccia per l'ambiente e gli ecosistemi, una parte rilevante la giocano, come sempre, imprese, imprenditori e professionisti spregiudicati e senza scrupoli e pubblici dipendenti infedeli avvinti dalla corruzione". "I nuovi strumenti di repressione garantiti dalla legge 68 del 2015, che siamo riusciti a far approvare dal Parlamento dopo 21 anni di lavoro, stanno mostrando tutta la loro validità sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Non bisogna però abbassare la guardia perché le ecomafie in questo periodo di pandemia si stanno muovendo e sfruttano proprio la crisi economica e sociale per estendere ancora di più la loro presenza. È urgente affiancare alla risposta giudiziaria, una risposta politica-istituzionale ancora troppo carente. Siamo ancora in attesa che inizino concretamente, con tempi e regole certe, la bonifica del territorio e azioni concrete per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti che fermino quei 'tour' che da sempre alimentano le ecomafie. Così come siamo in attesa delle ruspe per abbattere il cemento illegale, una delle ferite aperte della nostra regione alimentata da una classe politica che continua a proporre condoni per meri calcoli elettorali o perché, in molti casi, è direttamente coinvolta in questi fenomeni. La lotta all'Ecomafia deve diventare la vera priorità per la Campania", ha concluso. "C'è un popolo inquinato che non avuto finora cittadinanza nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza - ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - e questo non è ammissibile: è ora di dire basta a questi ritardi e di avviare i primi 'Patti territoriali per la transizione ecologica' partendo da quelle ferite come la Terra dei Fuochi, ancora aperte nel Paese che tutt'ora continuano a causare danni all'ambiente, alla salute dei cittadini e all'economia sana della Penisola. Il Pnrr rappresenta un'occasione importante e preziosa per rendere l'Italia davvero un Paese più sostenibile ma anche libero dall'inquinamento. Nel frattempo serve aumentare ulteriormente il livello di attenzione sui fenomeni di illegalità ambientale e sul ruolo delle organizzazioni mafiose soprattutto alla luce delle ingenti risorse in arrivo dall'Europa attraverso il Next Generation Eu. Dobbiamo evitare in ogni modo che anche un solo centesimo degli oltre 240 miliardi di euro possa finire direttamente o indirettamente nella rete degli ecocriminali. Serve far ripartire con urgenza l'economia sana del Paese senza ingrassare le già ricche casse della criminalità ambientale", ha continuato.

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