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"I libri si sentono solo", di Luigi Contu

28 Aprile 2023 Author :  

di Enzo Salerno

“Credo che, di notte, i fantasmi degli autori ritornino, /furtivi, a bazzicare tra gli scaffali addormentati, / per trovare i libri che hanno scritto. /Quegli autori aggiungono il tocco finale, o quasi. /A volte, interi paragrafi”. Succede in una poesia di Muriel Spark: sgomenta, la scrittrice scozzese spesso si ritrova nella sua biblioteca a sfogliare libri che inspiegabilmente sembrano riscritti, addirittura cambiati nelle pagine conclusive, “saltati fuori” chissà da dove. Una storia non molto diversa la racconta Luigi Contu – giornalista, è direttore dell’agenzia di stampa Ansa dopo aver ricoperto il ruolo di responsabile della redazione Interni del quotidiano “La Repubblica” – ne I libri si sentono soli, il suo esordio narrativo pubblicato da La Nave di Teseo. Una “specie di romanzo” – così Contu definisce il volume – nato da quello che rappresenta (lo dice sempre Contu) il “sogno” nascosto di quasi tutti i giornalisti: diventare scrittore. Dissentendo subito dall’intentio auctoris suggerita al lettore – ‘intenzione’ per Umberto Eco spesso collidente con la più vera e autonoma intentio operis – oppure ricordando le parole più leggere con cui il postino Massimo Troisi replicava a Pablo Neruda/ Philippe Noiret (“Caro Maestro e compagno, la poesia non è di chi la scrive ma di chi gli serve”), va invece chiarito che ci troviamo di fronte ad un romanzo a pieno ‘titolo’; bello e ben scritto (cosa purtroppo non scontata nel panorama letterario contemporaneo); originale nell’articolazione ‘cronotopica’: la storia di due secoli (tra la Grande Guerra e il secondo conflitto mondiale, dagli anni di piombo fino ai recentissimi tragici giorni del lockdown e il dello scontro russo-ucraino) e una biblioteca di famiglia (piena zeppa di migliaia di volumi e di ricordi). Nella cornice di questo lungo arco temporale e nell’apparente spazio angusto dell’appartamento tappezzato di scaffali – dove “la letteratura italiana è lungo il corridoio” e poi, per stratificazione, le riviste dirette dal padre Ignazio e “in alto gli autori stranieri” – il narratore-protagonista intraprende il suo viaggio bidimensionale. “Nella vita della mia famiglia e nella storia d’Italia, tenute insieme dalle emozioni che si sprigionavano di giorno in giorno dalle scatole che aprivo, dalle pagine che leggevo, dalle fotografie che osservavo, dagli oggetti che toccavo. Un viaggio apparentemente senza una meta, senza una bussola. Il percorso veniva deciso dal caso e ogni libro mi portava dove mai avrei pensato di arrivare. Ora mi rendo conto che sono arrivato in un luogo sconosciuto senza mai perdermi: ho semplicemente seguito il filo della poesia, della scienza, della passione per la conoscenza”. Il pretesto occasionale del ‘viaggio’ nasce da una richiesta esplicita del genitore, in un momento drammatico della sua vita. A pochi giorni dalla scomparsa, il padre – in una stanza d’ospedale per un intervento chirurgico – chiede al figlio di prendersi cura dei libri amorevolmente custoditi e tramandati di generazione in generazione: “Luigi, ricordati che senza la lettura la vita di una persona è destinata a restare povera. Leggere ci arricchisce, ci fa fare viaggi incredibili, ci fa conoscere nuovi mondi. I libri vivono una vita propria che si incrocia con la nostra. Se li lasci abbandonati sugli scaffali per troppo tempo si intristiscono. Non basta comprarli e leggerli. Vanno vissuti, curati, consumati, soprattutto quelli che ti sono piaciuti di più o che ti hanno colpito, emozionato, magari turbato. Sono come degli amici, magari ti allontani per qualche tempo, ma poi sei felice di ritrovarli. Devi continuare a viverli anche dopo che hai finito di leggerli, così come faceva tuo nonno con l’Ulisse”. Passaggio di testimone – attraverso i libri – a testimonianza di una vita vissuta seguendo una traccia intellettuale ben precisa. Dando la notizia della morte del padre, Luigi così scriveva sul sito dell’Ansa: “È morto a Roma Ignazio Contu, giornalista parlamentare per oltre trent’anni, scrisse per La Notte di Milano e Il Tempo di Roma, diresse negli anni settanta Il Settimanale e fu direttore editoriale della casa editrice Rusconi. A metà degli anni ottanta divenne portavoce di Amintore Fanfani, poi consigliere politico del governo Dini e fondatore nel 1996 della rivista trimestrale Telèma.” Una scelta di vita – quella di Ignazio – coerentemente in linea con la vicenda biografica del padre Rafaele che era stato direttore, insieme con Giuseppe Ungaretti, della collana di letteratura “Quaderni di Novissima”. Ed ancora: editore di tanti scrittori e poeti tra cui Saba, Montale, Malaparte, Cardarelli e Valéry; curatore della pubblicazione dell’opera omnia di Gabriele D’Annunzio; traduttore della Teoria della relatività di Einstein; aveva diretto il quotidiano L’Unione Sarda e fondato il settimanale Panorama (con Alberto Moravia tra i suoi collaboratori). Al termine della Seconda guerra mondiale, aveva dato vita ad altre due pubblicazioni, Scienza e vita e Ulisse. “Un vulcano, un personaggio che avrebbe meritato miglior fama”, il rammarico di Ignazio confidato a Luigi, con il desiderio – che non si sarebbe purtroppo mai realizzato – di scrivere un libro su di lui. Quella storia l’ha infine raccontata il nipote con questo romanzo: facendo inoltre parlare, con la sua voce, anche il padre e consegnando una preziosissima eredità d’affetti – “ritrovati tra le pagine dei racconti, nelle frasi dei loro protagonisti, nelle copertine e nei titoli, nelle rime delle poesie che ho letto e sfogliato in questo lungo periodo dedicato alla sistemazione della biblioteca” – ai suoi figli, Ludovica, Francesco e Ignazio. Con la speranza che “possano vivere liberi e seguendo le loro passioni. E sono sicuro che i libri li aiuteranno a non sentirsi mai soli”.

Luigi Contu, “I libri si sentono soli”, Milano, La Nave di Teseo, 2022, pp. 272.

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