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"Ora che Natale è passato"

20 Febbraio 2024 Author :  

di Gerardo Sinatore

Dopo aver pubblicato su questo blog “L’Annunciazione”, “È nato il Re dei Re” e “Cosa accade ai Magi al loro ritorno”, con questo ultimo articolo chiudo il periodo natalizio per accompagnarvi poi verso la Primavera, verso il risorgere ciclico della Vita.

La prima cosa che ho fatto a mente fredda, cioè a due mesi dalla celebrazione del Natale, mi sono interrogato su questo Natale intimamente, però ho voluto anche formulare altre domande rivolte a tutti pur sapendo di non ottenerne le risposte, del tipo:

Questo Natale, è stato la celebrazione della famiglia o una fuga da essa per sottrarsi ad un inevitabile rendiconto? È stato condiviso con i propri cari e con qualche vecchio amico per festeggiare insieme la vita o per superare una recondita inquietudine? È stato una occasione per comprendere un disagio che di anno in anno affiora sempre di più o per manifestare la gioia di essere vivi, di stare insieme e poter dedicare un pensiero a chi ci ha messi al mondo e insegnato a superare le difficoltà, anche attraverso il dolore, con speranza, forza e coraggio? È stato più forte del bisogno di cancellare ciò che non è il presente o ha offerto la possibilità di guardare indietro e vedere da dove siamo venuti? È stato utile per farci comprendere che ci stiamo trasformando in proiettili impazziti sparati verso obiettivi virtuali confezionatici giorno dopo giorno da altri o invece ci ha convinti che abbiamo la nostra vita e la nostra mente in nostro totale controllo? Cioè, abbiamo fatto ciò che ci ha dettato il nostro cuore e la nostra coscienza o abbiamo fatto ciò che desideravano altri comportandoci come si comportano tutti?

Credo che è sempre più evidente che a Natale, come nelle altre poche feste “tradizionali” lasciateci, il miraggio di una cultura moderna e vincente capace di farci godere la vita a suon di soldi faccia di tutto per farci dimenticare noi stessi, la nostra umanità, la nostra identità, le nostre tradizioni, tutta la nostra antica cultura e sopra ogni cosa il legame di sangue e quello che abbiamo con la nostra coscienza, che è la voce del divino, senza il quale saremmo come alberi senza terra, fiumi senza acqua, nuvole senza cielo, uomini senza umanità.

Ma al di là i questi interrogativi e di queste brevi considerazioni, qual è l’autentico valore del Natale che celebra la nascita del Cristo ma al di là delle interpretazioni religiose, e pur sapendo che il Cristo non ha fondato alcuna religione “del tempio” né ha lasciato scritti dove traspare questa sua volontà? Anzi, sembra che abbia detto per voce di un evangelista: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» precisando che: «Il Regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te. Non è negli edifici di pietra e cemento»(Vangelo di Tommaso). Tra l’altro, Gesù era considerato un eretico dagli ebrei e un pagano, dalla cultura dominante cioè un “estraneo” ad essa, essendo nato in Galilea, che era per antonomasia la terra dei pagani e quindi disprezzata a morte dagli ebrei. La prova di questo disprezzo è sotto gli occhi di tutti con la guerra che si sta perpetrando in Palestina (la Galilea corrisponde all’odierna Palestina) dove sono stati uccisi oltre 10.000 bambini tra i 25.000 civili che hanno trovato la morte. Inoltre, leggendo le sue parole riportate dal vangelo di Tommaso, non si fa fatica a scorgervi un paganesimo “naturalista” (“panteista”): «Spezza un legno e io ci sarò, alza una pietra e lì mi troverai». Per tutto ciò, era costretto a riunirsi sempre fuori dalle mura della città per esortare, con parabole, i suoi allievi ed amici, e a Qumran, in Giudea, per studiare con gli esseni/nazorei. Furono comunque i pagani ad ammettere per primi i seguaci del Cristo chiamandoli “cristiani” (Epifanio) nel mentre gli ebrei li perseguitavano e li scacciavano dai loro templi. In vero, leggendo le sue parabole ermetiche riportate da chi l’ha conosciuto direttamente, si comprende che Dio ha scritto le sue leggi non sulla pietra ma nel nostro cuore e nel nostro spirito e che esse sono impresse nel nostro respiro, nel nostro sangue, nelle nostre ossa, nella nostra carne, nelle nostre viscere, nei nostri occhi, nei nostri orecchi e in ogni particella del nostro corpo allo stesso modo in cui sono presenti nell’aria, nell’acqua, nella terra, nelle piante, nei raggi del sole, nelle profondità e nelle altezze. Di fatto, Gesù non ha lasciato nulla di scritto né sulle tavole di pietra né su quelle di cera o sui papiri, per il semplice fatto che la scrittura è opera dell’uomo, anche se è il più “ispirato”, mentre l’autentica parola della Potenza di Dio, è scritta esclusivamente nelle sue opere poiché essa è la vita in sé, è il Creato.

Ritornando all’autentico valore della nascita del Cristo, è necessario sapere che il mondo in cui è nato e cresciuto, che non è molto diverso da quello di oggi governato da un globalismo assolutista, era schiacciato da due poteri forti: quello religioso: antico, ben radicato, avido di danaro e di … sangue e per il quale sangue richiedeva a famiglie “prescelte”, al fine di rafforzare e celebrare la sua potenza, di immolare il loro primogenito e periodicamente, a Pasqua, di sacrificare un bambino al dio luciferino chiamato Baal, Moloch e in altri nomi; e quello politico-militare; esterno, vanitoso, rapace e che assaltava con la forza i territori degli altri rendendo i loro popoli schiavi. Per tutto ciò, la festa del Natale va vista come legata esclusivamente alla figura del Cristo, alla sua carismatica personalità, che con la sua nascita e la sua vita ha voluto rappresentare la risolutiva battaglia tra il bene e il male, sia sul piano fisico che metafisico. Una battaglia combattuta con la luce della verità: «Io sono la via, la verità e la vita» contro l’oscurità della vessazione, dell’inganno e della manipolazione: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto forse a rovinarci?». In effetti, sin dalla sua nascita, Gesù non ha fatto altro che mettere in guardia le popolazioni dai “sepolcri imbiancati”: «Vi mando come pecore in mezzo ai lupi» ristabilendo in esse una consapevolezza di dignità e di libertà e dotandole di strumenti spirituali per consentire loro di saper distinguere il male travestito da bene ed evitare che fossero sacrificate inconsapevolmente come agnelli da quei lupi (il loro dio Baal/Moloch/Rephan o con i nomi che viene chiamato, ha infatti la testa di lupo ed è androgino) affamati di potere, finalizzato alla distruzione dell’ordine del creato. Inoltre, ha insegnato alla gente il coraggio della lealtà dicendo che nessuno può servire due padroni per sempre e che chi avrebbe rispettato le leggi della vita senza deviare verso i sentieri della morte, cioè verso l’avidità e a quel piacere fine a sé stesso, sarebbe stato felice perché gli sarebbero accresciute le forze della vita sfuggendo alle afflizioni della morte, dell’anima e del cuore.

Questo è il Natale: è la ricostituzione dei legami di sangue e di quelli divini; è la presa di posizione dalla parte del bene e l’opposizione al male; è la rinnovata chiamata all’eterna battaglia, in nome del Cristo, alla quale nessuno può esimersi in nome della sopravvivenza del mondo; è la rivelazione che il male si traveste spesso da bene dandoci l’idea che agisca nel nostro interesse; è la consapevolezza di possedere una coscienza e una dignità che nessuno deve poter manipolare; è il vessillo della liberazione dell’umanità.

In conclusione, ho due pensieri da proporre per il prossimo Natale a chi ha risposto, seppur mentalmente, alle domande iniziali. Il primo è di Picasso:

«il Senso della Vita è quello di trovare il vostro dono. Lo Scopo della Vita è quello di regalarlo»

Il secondo, è di Jung:

«Dove l’amore impera, non c’è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l’amore. L’uno è l’ombra dell’altro»”

 

Clicca qui e leggi - Ora che Natale è passato - La storia di Salvatore

 

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