di Gerardo Sinatore
Ora che Natale è passato e ho terminato l’articolo richiestomi da Gabriele, vorrei raccontarvi una storia, la storia di un mio giovane amico di nome Salvatore:
Amo molto stare e parlare con i giovani e Salvatore era uno di essi che, come alcuni di oggi, non si accontentava delle apparenze e rovistava nel sapere per scoprire le fonti di quel disagio che da secoli si abbatte sull’intera umanità, con l’inganno e la mistificazione. Era un cercatore di verità, anzi sembrava di possederla la verità, sempre, poiché ogni cosa che diceva era illuminante seppur manifesta e faceva sussultare l’anima a tutti. Tra l’altro, la verità si riconosce, la si vede ancor prima di udirla, la si sente nel profondo e quando viene rivelata, salta dal cuore agli occhi. Lui era un brillante plurilaureato proveniente da una famiglia non ricca ma principesca, suo padre (adottivo) era un costruttore e sua madre, molto più giovane, era stata educata sin dalla più giovane età negli ambienti culturali del Vaticano e poi si era laureata all’Università Pontificia. Salvatore mi diceva che era anche una bravissima ricamatrice di filati preziosi come il bisso e la porpora, oggi del tutto sconosciuti. Salvatore era, ma ora non è più, perché è scomparso, forse per sempre, non si sa. Nessuno lo sa. Si sa invece che dopo la sua scomparsa, sua madre si era trasferita in Turchia dove venne raggiunta da Maria Torre, l’amica prediletta di Salvatore, che se ne era scappata a Sainte Marie de la Mer, in Provenza. Il papà adottivo di Salvatore era morto da un bel po’ ad un’età veneranda. Salvatore è scomparso come sono scomparsi molti che hanno ostacolato o esposto il potere delle superpotenze apolidi che governano il mondo attraverso le istituzioni degli Stati, come ad esempio, Ettore Maiorana, nel 1938, a 31 anni, che era uno scienziato dall’animo profondamente umano e “scopritore” dei neutroni e dei neutrini e quindi, dell’energia nucleare (con la quale sarebbe poi stata creata la bomba atomica), come Enrico Mattei, nel 1962, a 56 anni, che era presidente e fondatore dell’Eni ritenuto un gigante dell’ingegno italiano rendendo l’Italia economicamente forte e arricchito il popolo italiano. Il suo motto era “esportare lavoro e non lavoratori” in un periodo in cui gli italiani erano costretti a emigrare e a fare i lavori più umili. In pochi anni l’Eni occupò oltre 50.000 dipendenti e aprì giacimenti in molti paesi esteri. Grazie a Mattei, gli Italiani pagavano il carburante al prezzo più basso di tutta l’Europa e ciò consenti un rapido sviluppo economico. Ma ciò per cui Mattei scomparve è perché difese l’Italia dalle voraci attività predatorie delle multinazionali americane del petrolio; o come Federico Caffè, che scomparve invece nel 1987, a 73 anni. Caffè fu docente di Economia politica e poi consulente di Stato, è stato uno degli economisti più capaci d’Italia ma con il pallino di spingere lo Stato ad erogare sostegni equi ed efficienti e a tutelare la nazione contro “gli operatori ignoti che dall’interno o dall’estero sono in grado di avere una influenza non chiara e non verificabile su decisioni di rilevante importanza finanziaria o sull’andamento della borsa”. Insegnava “economia del benessere”, cioè un modello economico che si basava su politiche sociali e per l’occupazione, battendosi affinché il sistema monetario e quello finanziario funzionassero nel modo più equilibrato e imparziale possibile. Pertanto, aveva proposto una riorganizzazione delle istituzioni finanziarie mondiali (FMI) poiché non avrebbero favorito uno sviluppo equanime, dopodiché è scomparso ... Il mio amico Salvatore però non era un fisico, né un servitore dello Stato e neppure un economista, ma un giovane che amava la vita della quale ne aveva compreso i valori e gli scopi più profondi e voleva condividerli con tutti, affinché ognuno sapesse stare al mondo con gratitudine, consapevolezza, amore e coraggio. Credo che la sua scomparsa sia dovuta alla sfida che fece alle più alte istituzioni politiche e religiose. Di fatto, ebbe il coraggio di entrare in Vaticano dicendo al Papa e ai suoi cardinali che non era accettabile, per un tempio divino, possedere banche proprie, proprietà immobiliari ad uso non liturgico (appartamenti) in molte parti del mondo, grosse partecipazioni in istituti finanziari e in imprese persino belliche, quantità incalcolabili di oggetti in oro, argento e pietre preziose, opere d’arte dal valore immenso, migliaia e migliaia di libri antichi, alcuni dei quali non era consentito neanche l’accesso (cosa nascondevano?), alberghi, ristoranti, musei, scuole e università, case editrici, strutture fintamente di beneficenza ma cofinanziate dallo Stato, e che fondasse la sua esistenza su interessi economico-politici globalisti attraverso una gerarchia di comando in parte oscura, piuttosto che sulla spiritualità, sulla cura delle anime e sulla lotta alle ingiustizie (l’effettiva difesa dei più deboli) e alle prevaricazioni che opprimono lo sviluppo dell’umanità in tutti i suoi aspetti. Salvatore era molto rispettato, amato ed ascoltato, e non solo da me, ma da una pletora di parenti che lo sostenevano (anche se a volte dicevano che era un pazzo), come su madre, i suoi quattro fratelli, tra cui Giacomo che era un filosofo, sua zia Marta e tanti amici, tra cui donne di ogni età e condizione sociale. C’erano tra di esse anche delle nobili, come Maria Torre e Giovanna, la moglie del governatore regionale, giovani medici affermati, come Luca e Taddeo, dirigenti del Ministero delle Finanze, come Matteo, artigiani come Tommaso, avvocati come Filippo e Bartolomeo, scrittori come Giovanni, pescatori ed armatori, come Andrea e Simone, commercialisti, come Giodi e gente qualunque come me. “Tutti lo cercavano”. Ebbene, grazie alle sue origini dabbene e per intercessione dell’arcivescovo Giuseppe, cioè il nunzio apostolico di Lidda, venne udito dal Papa, al quale disse: «Vendete tutto ciò che avete, distribuitelo ai poveri e avrete un tesoro, ma in cielo, tra i giusti; dopodiché, seguite rettamente la strada della giustizia. Voi, il Vaticano, siete oramai allo sfascio, ogni argine e ogni principio di buon senso è saltato, ogni obbrobrio viene da voi glorificato e molti cardinali, vescovi e sacerdoti chiedono un ritorno all’autenticità delle leggi del diritto naturale, quelle di Dio, che fondano ogni cosa sul principio di sacralità della vita in ogni sua forma, sulla dignità e sulla libertà dell’uomo, sul rispetto del mondo creato e sul suo gratuito godimento perché esso appartiene a tutta l’umanità per volontà superiore. Nessuno può comprare qualcosa che appartiene a tutti, che sia essa il mare o lo sfruttamento di tutte le acque, che sia la terra con i suoi campi, le montagne e le spiagge, che sia l’aria e la sua energia. Solo così, in tre giorni, questo tempio dedicato al creatore risorgerà più amato che mai, anzi, come non lo è mai stato … E allora sì, che sarà un faro di giustizia e di unità dell’umanità e per l’umanità!». Che coraggio! Un coraggio alimentato dai suoi sani propositi rafforzati dal suo grande sapere che non gli venivano dalle sue lauree, ma che gli erano innati come il senso sacro di giustizia. Salvatore aveva anche una grande dote comunicativa forgiata dall’umiltà. Ogni qualvolta riuniva gli amici, se ne aggiungevano sempre di nuovi, ed erano sempre di più. Condannava il materialismo, perché è esigente e rende l’uomo dipendente, e amava la concordia, ripeteva spesso: “Non c’è pace se non c’è giustizia per tutti”. Poi diceva che siamo uniti da una unica coscienza che germoglia in ognuno di noi, se ne sappiamo riconoscere la voce: una voce che parla sempre più forte suggerendoci ciò che è bene da ciò che male, se tacitiamo il nostro “io” e l’ascoltiamo con la pace nel cuore. Diceva pure che siamo nati con il desiderio di bellezza, perché la vita ha bisogno di bellezza per poterci nutrire di gioia, e che il mondo è bello per questo motivo e dove la sua bellezza è stata violentata, abbiamo il dovere di ricrearla affinché i nostri figli ne potranno godere.
Ma la pazza impresa di Salvatore non si fermava al papa, fissò un’udienza anche con il capo della Stato, il garante della giustizia sociale, per mostrargli una documentazione che mostrava come questi favoriva gli interessi dei potenti e non della nazione, e pur sapendo anche che il padre di questi aveva goduto ai suoi tempi di una reputazione controversa e fosse stato indicato, vox populi (ma non si sa se era vero o falso), come uno dei mandanti di una strage durante la quale sarebbero stati ammazzati bambini. Questo fatto sanguinoso e sconcertante, gli era stato raccontato dai suoi genitori poiché tra questi bambini doveva esserci anche lui, se non fossero fuggiti all’estero per salvarlo. Quando però arrivò il giorno dell’udienza e Salvatore si era recato al Palazzo del Quirinale, venne arrestato. Si diceva che il capo di Stato avesse ricevuto una telefonata dal papa con il quale era in stretto contatto. Le guardie presidenziali lo andarono a prelevare mentre guardava sconcertato le “porte dell’Inferno” di Rodin, in esposizione presso le scuderie. Intanto, noi eravamo ad attenderlo in piazza e dopo molte ore venimmo a conoscenza che era stato portato alla Procura Generale con l’accusa di “terrorismo”, poiché era stato colto in flagrante mentre piazzava una bomba nelle scuderie del palazzo presidenziale. Da premettere, che Salvatore detestava tutte le armi e non aveva mai trafficato con bombe o cose del genere, tra l’altro ci aveva confessato che se fosse stato preso a pugni non si sarebbe difeso, ma sarebbe restato immobile per far sentire l’aggressore, un miserabile.
Il giorno successivo, i giornali non riportarono che era stato arrestato un terrorista ma, invece, che era stato sventato un tentativo di “colpo di Stato” da parte di un nobile legato ad ambienti sovversivi, risuscitando il golpe borghese del 1970. Un paragone davvero senza senso, in quanto Salvatore era da solo e disarmato eil generale Junio Valerio Borghese invece, era sostenuto da centinaia di uomini armati e istruiti dai servizi segreti americani. Da allora, nessuno ne ha saputo più nulla anche se lo Stato aveva comunicato che fosse morto e le sue spoglie fossero state richieste dal nunzio apostolico, l’arcivescovo Giuseppe, per essere momentaneamente deposte nella sua cappella privata. Quando ci recammo per piangerlo, la lapide era stata rimossa e il loculo risultava vuoto. Saranno stati i servizi segreti? Tutto è possibile, in questa nostra realtà manipolata dall’informazione.
Per molti, Salvatore non è stato né un martire né un eroe, ma uno che ha fatto luce su uomini e fatti oscuri. Aveva sempre detto che il potere vero è tale, e nuoce, finché resta nascosto, ma appena gli si puntano addosso i riflettori, si dissolve come un vampiro.
In effetti, questi sono solo i due ultimi fatti in ordine cronologico, ma Salvatore ha dedicato tutta la sua vita con la consapevolezza di essere ucciso, a difendere la verità, la giustizia, la dignità e la libertà di tutti. Avrebbe anche dato la sua vita per gli amici.
Salvatore è stato un personaggio eccezionale, che ha saputo trasmettere almeno a me, e per chi li ha pienamente colti, i valori essenziali e incontrovertibili della vita e della morte.
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