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Scafati/Agro. Camorra: clan Loreto - Ridosso, il rampollo "salvato" da un errore di notifica

06 Luglio 2016 Author :  

Estorsioni, usura, rapine, associazione: sono solo alcune delle accuse a carico del sodalizio criminale Ridosso - Loreto i cui componenti nei giorni scorsi sono comparsi dinanzi al Gip Emiliana Ascoli del tribunale di Salerno.
Il magistrato durante l’udienza ha dichiarato la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per Gennaro Ridosso 32 anni, difeso dall’avvocato Pierluigi Spadafora, a causa di un difetto di notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Hanno chiesto il rito abbreviato gli altri imputati nel procedimento: 29enne Alfonso Loreto; il 43enne Alfonso Morello; il 29enne Luigi Ridosso. Sulle richieste di rito abbreviato il Gip si pronuncerà il prossimo 11 luglio.
Per tutti l’accusa è di“estorsione” aggravata dal “metodo mafioso”. I provvedimenti restrittivi risalgono allo scorso mese di settembre e furono emessi a conclusione di una laboriosa attività investigativa svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di accertare, in particolare, le responsabilità dei destinatari delle misure cautelari in ordine a cinque episodi estorsivi (82.000 euro complessivi), commessi in Scafati tra il 2008 e il 2010, ai danni di 3 commercianti ortofrutticoli e un imprenditore conserviero del luogo, nonché di una società milanese che gestiva i parcheggi comunali a pagamento.
L’operazione rientrava in un più vasto contesto investigativo che, valorizzando gli esiti di fruttuose investigazioni degli anni scorsi sulle dinamiche camorristiche dell’agro nocerino-sarnese e scafatesi..
I traffici del clan operante nell’Agro Nocerino si stanno delineando anche grazie alla collaborazione di Alfonso Loreto che da qualche tempo è divenuto collaboratore di giustizia. Figlio dell’ex boss poi pentito, Pasquale Loreto. Suo padre, attualmente considerato uno dei pentiti più affidabili della camorra, al vertice della nuova famiglia insieme a Pasquale Galasso e Carmine Alfieri, era legato alla primula rossa dell’organizzazione, Francesco Matrone alias “Franchino ‘a belva”. La sua collaborazione con la giustizia, sta facendo tremare colletti bianchi, politici e imprenditori oltre ad altri esponenti della mala.

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