Insegnanti del Sud costretti a trasferirsi al Nord: continua la protesta
Non si placa la protesta dei docenti neoassunti in ruolo delle regioni del Sud. A migliaia, dipendenti delle medie e delle primarie, scenderanno in piazza tra oggi e domani a Palermo, Bari, Catania e Potenza per manifestare contro la legge 107/2015 denominata “la Buona scuola”. La riforma prevede anche trasferimenti obbligatori verso gli istituti del Nord. Ma secondo i sindacati i criteri che hanno determinato gli esodi sono discutibili. Ed avrebbero prodotto molti errori costringendo a lunghe trasferte docenti in possesso di credenziali migliori rispetto a colleghi risparmiati dai trasferimenti. . I numeri parlano chiaro: da settembre, 5mila insegnanti siciliani 1.700 insegnati pugliesi e 700 lucani dovranno lasciare le proprie regioni prendendo servizio in scuole del Nord. La scorsa settimana, la protesta è salita di tono con scontri a Palermo e Napoli. E i segretari generali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal hanno inviato una lettera al premier Renzi per «richiamare l’attenzione sulla pesante situazione» che sta «creando enormi difficoltà e disagi a un gran numero di insegnanti». Dal ministero dell’Istruzione tengono il punto ribadendo la posizione espressa dal ministro Giannini in questi giorni. Il piano straordinario di mobilità degli insegnanti «non sta avvenendo sulla base di una formula magica, ma attraverso una traduzione informatica. Il sistema sta procedendo regolarmente, mettendo a regime tutta la mobilità: non c’è nessun errore».


