Un giro d’affari attraverso assegni di provenienza illecita. Movimenti per migliaia di euro grazie alla complicità di funzionari di banca compiacenti. La maxi inchiesta della Procura di Avellino, che coinvolge anche il salernitano (dalla città capoluogo alla Valle dell’imo passando per Cava e l'Agro), è stata chiusa con la notifica dell’avviso di chiusura indagini e la successiva richiesta di rinvio a giudizio. Cinquantotto le persone per il quale il pubblico ministero ha chiesto il processo. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e per falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative e falsità commessa dal privato. I fatti contestati risalgono al 2011 e si sono materialmente verificati ad Avellino e provincia (Montoro Inferiore ed altri comuni), Napoli, Salerno e zone limitrofe, Foggia e provincia. Nello specifico i promotori del gruppo piazzavano assegni, probabilmente clonati, con l’aiuto di alcuni dipendenti di banca. In alcuni casi, con la complicità del beneficiario, venivano modificati gli importi degli assegni. I titoli, indebitamente posseduti, venivano portati all’incasso e solo una minima parte spettava a chi si recava all’istituto di credito per cambiarli dopo aver regolarmente aperto un conto corrente. L’affaire ha fruttato ai componenti dell’associazione una cifra considerevole con diversi istituti di credito e compagnie assicurative costrette a versare soldi per assegni fasulli. Tra gli indagati oltre a Salernitani anche Paganesi, personaggi di Roccapiemonte, Castel San Giorgio e provenienti da ogni parte dell'Irno.


