di Francesco Apicella
All’Opera capitano, spesso, numerosi incidenti e imprevisti in palcoscenico, a volte davvero sorprendenti e molto divertenti. Una delle opere più baciata dalla “malasorte” è, senz’altro, la “Tosca”, il capolavoro di Giacomo Puccini. Ve ne voglio raccontare alcuni che mi hanno colpito tanto, sperando che, leggendo le mie righe, possano piacere anche a voi e divertirvi, come è successo a me. Alla fine del secondo atto Tosca si sottrae all’abbraccio dell’odioso barone Scarpia, che le aveva promesso un salvacondotto per lei e per il suo amato Mario Cavaradossi se lei, in cambio, gli si fosse concessa e, afferrato un coltello trovato sul tavolo, lo accoltella con odio poi, prima di uscire, pone due candelabri accanto al suo corpo e un crocefisso sul petto. A questi gesti che si ripetono, come da copione, di recita in recita, sono legati due episodi singolari che hanno per protagonista il celebre baritono Giuseppe Taddei che ha impersonato tantissime volte il perfido Scarpia: una prima volta ricevette un pesantissimo crocifisso sulle “parti molli”e, per il dolore, reagì con uno scatto improvviso che fece pensare a tutti a una miracolosa resurrezione; in un’altra occasione la resurrezione ci fu davvero, poiché distrattamente Tosca aveva poggiato uno dei candelieri troppo vicino alla sua parrucca e questa aveva preso fuoco. Il pubblico si dovette divertire un mondo a vedere Scarpia che si alzava da terra e scappava con la testa in fiamme! Nel 1964, invece, a Londra, fu la parrucca di Tosca a incendiarsi e la testa che la indossava era nientedimeno che quella di Maria Callas; la celebre cantante, nel piegarsi sul corpo di Scarpia, aveva portato, incautamente, il candelabro che reggeva in mano, all’altezza della sua parrucca che in pochi istanti prese fuoco. Ed ecco che avvenne il miracolo! Scarpia resuscitò e spense i capelli arroventati del grande soprano con il suo mantello. In quella messinscena della “Tosca” il baritono che impersonava scarpia era Tito Gobbi. “Grazie, Tito!” gli sussurrò all’orecchio la Callas, quando lui fu di nuovo cadavere, a terra. Il 31 luglio del 1995, allo Sferisterio di Macerata, il tenore Fabio Armiliato fu fucilato per davvero dal plotone di esecuzione che doveva giustiziare Cavaradossi, i fucili non erano caricati a salve! Le pallottole erano vere! “Ho cantato quasi 500 volte la Tosca” disse il grande soprano bulgaro Rajna Kabaivanska, raccontando, in diretta, l’incidente di cui era stato protagonista il suo partner di scena “e la fucilazione di Cavaradossi era sempre avvenuta regolarmente, senza incidenti. E' stato un grande choc vedere del sangue vero in palcoscenico. All'inizio avevo pensato a una trovata del regista Gilbert Deflo. Poi ho realizzato che non era cosi' e mi sono precipitata a soccorrere Fabio Armiliato, interrompendo lo spettacolo. Armiliato se la cavera' con un piccolo intervento. Le sue condizioni sono buone tanto che potrebbe tornare a esibirsi il 4 agosto”. L'opera diretta da Donato Renzetti al ''Vissi d'arte'' della Kabaivanska era stata oggetto di un'autentica ovazione e anche il tenore dopo il ''E lucevan le stelle'' aveva ricevuto calorosi applausi. Al teatro San Carlo di Napoli, durante un’inaugurazione, Pavarotti non potendo cadere a terra, per la sua mole massiccia, fu fatto sedere a terra e in quella posizione rimase anche dopo la fucilazione; sempre al San Carlo venne applaudita, calorosamente, la fucilazione del tenore Nicola Martinucci, per sottolineare la giusta punizione dopo una recita non ben cantata. Questi episodi non sono niente in confronto a quello che capitò, una trentina d’anni fa, a New York, a una sventurata Tosca, colpevole di avere uno scarso feeling con le maestranze del teatro City Center le quali, per punirla per la sua scostante alterigia, con raffinata crudeltà, sostituirono con un tappeto elastico il materasso su cui l’imponente soprano dove atterrare, dopo il finto salto dagli spalti di Castel Sant’Angelo. Per ben 15 volte la poveretta rimbalzò davanti al pubblico in delirio, per il finale divertente e inaspettato dell’opera poi, finalmente, il sipario calò pietosamente sull’insolito scenario, nascondendo i suoi salti e la sua crisi isterica. E, dulcis in fundo, voglio raccontarvi un aneddoto accaduto alla Staatoper di Vienna, recentemente. Il tenore superstar Jonas Kaufmann canta la struggente aria“E lucevan le stelle”e, alla fine, c’è un’ovazione generale con 15 minuti d’applausi; il pubblico chiede il bis, a gran voce, e il divo lo concede, rinnovando gli applausi. Subito dopo il direttore d’orchestra riattacca perché l’opera deve pur andare avanti. Dovrebbe entrare Tosca, impersonata dal soprano rumeno Angela Gheorghiou, portando con sé il salvacondotto ottenuto da Scarpia. Kaufmann canta la prevista frase “Ah! Franchigia a Floria Tosca” e, poi, si ferma perché Floria Tosca, inaspettatamente, non c’è. Forse stizzita per gli applausi “generosi e abbondanti”ricevuti dal collega che, oltre che infastidirla, hanno ritardato la sua entrata in scena, la soprano è latitante, desaparecida, evaporata! Ed ecco che Kaufmann, improvvisando, canta “Non abbiamo il soprano”. Questi sono solo alcuni degli incidenti “tragicomici” avvenuti durante la rappresentazione della Tosca ma vi assicuro che ve ne sono ancora tanti da raccontare. E, altrettanto, divertenti!


