Spettacolo: fattarielle e ‘nciuci. "L'oro di Napoli" ecco perchè De Sica entra nel cast

28 Agosto 2015 Author :  
di Francesco Apicella Pochi sanno come mai il grande Vittorio De Sica, regista del film “L’oro di Napoli”, capolavoro indiscusso della cinematografia italiana, girato nel 1954 e prodotto da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti, insieme associati, decise di entrare a far parte del cast degli attori e di interpretare l’episodio “I giocatori”, imperniato sulla figura del conte Prospero, un nobile napoletano con una moglie ricca e bruttissima e interdetto a causa del suo vizio del gioco che cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con Gennarino, il figlio del portiere, un bambino di otto anni che, immancabilmente, con grande abilità e un pizzico di fortuna in più del dovuto, continua a batterlo a scopa e sottolinea le sue vittorie con le parole compiaciute “…e quella la carta sa dove deve andare”, frase che gli fa perdere completamente il controllo di sé e lo manda, letteralmente, in bestia. Il pluripremiato regista aveva più volte preso gli attori e le comparse dei suoi film dalla strada e, per il ruolo del conte Prospero pensò di fare altrettanto convocando, per offrirgli la parte, l’avvocato penalista Alfredo Jelardi, un principe del foro napoletano molto rinomato, ex allievo del grande Enrico De Nicola, dopo averlo visto discutere una causa in tribunale, a Napoli. L’incontro avvenne in un grande albergo napoletano sul lungomare. L’avvocato si presentò accompagnato da tre suoi giovani nipoti. De Sica gli fece la proposta di interpretare il conte Prospero nel suo film, protagonista di uno dei sei episodi de “ L’oro di Napoli”, liberamente tratti dall’omonimo libro di Giuseppe Marotta. L’avvocato lo lasciò parlare, ascoltando attentamente tutto quanto il regista gli diceva. Poi, dopo aver meditato a lungo, decise di rifiutare la parte. “ Maestro, io la stimo tantissimo e sarebbe un grande onore, per me, lavorare con lei ma, mi creda, dopo aver riflettuto bene, non posso assolutamente accettare questa parte” “E perché mai?” domandò De Sica, visibilmente deluso dal suo inaspettato rifiuto “Perché la mia vita è molto simile a quella del conte Prospero, schiavo del gioco e ridotto in miseria per le continue perdite e il relativo accumulo di debiti” “Ma se le cose stanno come voi dite” incalzò De Sica “chi meglio di voi può interpretare questo personaggio?” “Non insistete, sono molto conosciuto a Napoli e, per me, sarebbe molto imbarazzante interpretare questo ruolo”. E, nonostante le insistenze del regista, fu irremovibile sulla sua decisione. “E, allora, vuol dire che non mi lasciate altra scelta, interpreterò io stesso quel ruolo…Posso chiedervi un favore?” “Certo, dite pure!” “Posso ispirarmi a voi, interpretando il conte Prospero?” Il penalista accettò, dando il suo permesso con una punta d’orgoglio e l’incontro si concluse con una calorosa stretta di mano. Naturalmente De Sica, che era egli stesso un grande giocatore, fu eccellente nel ruolo del conte Prospero e la sua interpretazione, cesellata con arte e consumato mestiere, è rimasta indimenticabile negli annali del cinema e nel cuore di tutti gli spettatori che hanno visto il film. Il piccolo partner di De Sica nell’episodio del film “I giocatori”, bravissimo, genuino e spontaneo come, del resto, tutti gli attori diretti dal grande regista si chiamava Pierino Bilancione e non Bilancioni, come fu erroneamente scritto nei titoli di coda. Quella sua esperienza cinematografica, nonostante i consensi unanimi della critica e del pubblico, fu per lui la prima e anche l’ultima. Morì nel 2000 a Napoli, dopo una fortunata carriera di gelataio. Consiglio vivamente, a chi non l’avesse mai visto, di vedere assolutamente“L’oro di Napoli”, un film stupendo, interpretato da grandi attori, che rimane una pietra miliare nella storia del cinema italiano e internazionale.

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