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Namastè. I disturbi di personalità

28 Settembre 2019 Author :  

Namastè cari lettori!

Riprendiamo la nostra rubrica partendo dalla sezione Disturbi di Personalità.

Eravamo rimasti ai Disturbi appartenenti al Cluster B considerando il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbo Mentale (DSM - 5). Abbiamo affrontato il Disturbo Borderline di Personalità, il Disturbo Narcisistico di Personalità, ed ora è arrivato il turno del Disturbo Antisociale di Personalità. Vi è mai capitato di sentire il termine psicopatico? Sicuramente qualcuno di voi avrà visto Arancia Meccanica, ricordate Alex DeLarge?

Il protagonista di Arancia Meccanica è un ragazzo molto colto a cui piace ascoltare musica classica, in particolare Ludwig van Beethoven, che chiama affettuosamente “il buon vecchio Ludovico Van”. Eppure è lo stesso ragazzo che prova gioia nello stuprare, compiere reati e mostrarsi estremamente violento verso il prossimo. Ecco una personalità Antisociale o psicopatica che dir si voglia!

Considerando la caratterizzazione di questo personaggio possiamo avere un esempio diretto di come può essere una personalità Antisociale. Proviamo a dare una definizione partendo dall’ultima edizione del Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi di Personalità (DSM-5, 2013): tale disturbo è caratterizzato da una serie di comportamenti pervasivi di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che inizia nell’infanzia o nella prima adolescenza e continua nell’età adulta. Per porre questa diagnosi, l’individuo deve avere almeno 18 anni (Criterio B) e avere in anamnesi alcuni sintomi del disturbo della condotta prima dell’età di 15 anni (Criterio C) (DSM-5).

Per le personalità antisociali, come per Alex, l’uniformarsi alle norme sociali risulta essere impossibile, la non curanza delle regole civili e legali, i frequenti tentativi manipolativi sono perpetrati per il puro piacere (sia esso sessuale o legato ad aspetti di potere). Ogni azione è condotta senza riflettere sulle conseguenze che si possono avere sugli altri. La tendenza all’impulsività e alla scarsa tolleranza delle frustrazioni li inducono ad essere irresponsabili.

In alcuni casi la persona può considerarsi un vero predatore “Homo Hominis Lupus”, che decide in modo arbitrario di stravolgere le regole della società per i propri interessi, considerandosi come unico e meritevole destinatario del piacere. Gli altri risultano essere strumenti per il solo soddisfacimento dei propri bisogni (ritornando al film il gruppo dei drughi rappresentavano per Alex strumenti attraverso i quali poter amplificare la sua ferocia).

Queste personalità sono fortemente Alessitimiche, ovvero sono incapaci di riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui. Considerando i comportamenti estremamente violenti, essi mancano della capacità di sentirsi in colpa. Di fatti il senso di colpa è un’emozione strettamente legata alla sfera sociale, che sottende a delle implicazioni di stampo morale. È grazie al senso di colpa che la persona riflette sulla natura delle proprie azioni e su come esse possano ripercuotersi sugli altri. Diversi sono gli studi condotti su pazienti antisociali che hanno evidenziato delle considerevoli differenze nelle elaborazioni delle emozioni, ma ancora oggi non è abbastanza chiaro a cosa sia dovuta questa difficoltà se all’assenza di emozione, al fallimento nel processarle in automatico o alla ridotta intensità dell’esperienza emozionale (Greco e Grattagliano, 2014). L’ultimo filone di studi cerca di capire se questi soggetti sono in grado di discernere tra ciò che giusto e ciò che è sbagliato, oppure tutto dipende dalle capacità compromesse nel riconoscere le proprie emozioni e la difficoltà nella gestione dell’impulso aggressivo.

Ciò che sembra palesemente evidente è la scarsa mentalizzazione nel comprendere il punto di vista dell’altro.

Questo quadro risulta essere estremamente complesso per quello che riguarda un ipotetico trattamento. Robbins, Tipp e Przybeck (1991) hanno osservato che la maggior parte dei soggetti antisociali tendono a modificare, con l’avanzare dell’età, la spinta nel compiere reati. Con il tempo essa sembra diminuire, o quanto meno smettono di compiere crimini efferati. In questo caso si potrebbe pensare di introdurre un trattamento di stampo comportamentale che possa incentivare comportamenti più funzionali, al posto di agiti di stampo impulsivo/rabbioso. Purtroppo questi benefici non sono altrettanto raggiungibili per quanto riguarda l’aspetto sadico, ovvero il piacere che provano nell’arrecare dolore e sofferenza nel prossimo (Annette Streeck-Fisher (1998 a,b).

Folleggiammo alquanto con altri viaggiatori della notte da autentici sbarazzini della strada, poi decidemmo che era ora di eseguire il numero "visita a sorpresa": un po' di vita, qualche risata e una scorpacciata di ultraviolenza”.

(Alexander DeLarge  in Arancia Meccanica)

Per avere maggiori informazioni contattare la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dottoressa Raffaella Marciano, curatrice Rubrica Namastè

Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

Terapeuta Metacognitivo Interpersonale

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