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Spettacolo:”fattarielle e ‘nciuce”. “Le volpi della Scozia”, l'aneddoto su Enrico Caruso

04 Maggio 2021 Author :  

di Francesco Apicella

“E’ inutile, se continua così, non farò mai carriera nel mondo della lirica….finora, per bisogno, ho accettato ogni contratto, pur di cantare e di guadagnare qualcosa. Il maestro Guglielmo Vergine ha accettato di darmi lezioni per migliorare la voce ma ha preteso il 25% dei miei compensi con un contratto che durerà 5 anni E’ vero, ho fatto diversi ruoli, ho cantato pure al Cairo ma, finora, la grande occasione non è ancora arrivata….”, pensava il giovane tenore napoletano mentre beveva un caffè al bar “Bella Napoli”, il suo preferito. Un signore distinto, in piedi davanti a lui, lo distolse dai suoi cupi pensieri “Scusi, lei è Enrico Caruso?””Sì, sono io…con chi ho il piacere…?” “Sono il maestro Callaro, direttore d’orchestra; il baritono Enrico Pignataro mi ha parlato particolarmente bene di lei e così, visto che sto preparando una turnèe in Sicilia, tra Palermo, Catania e Trapani, vorrei ascoltarla cantare per inserirla nella mia compagnia, se la sua voce dovesse piacermi”. All’audizione Caruso cantò splendidamente la cavatina del Faust di Gounod e Callaro lo ingaggiò subito. La partenza era per l’indomani. Caruso era contento, sembrava che andasse tutto bene ma c’era un intoppo: non sarebbe stato l’unico tenore della compagnia perché c’era anche un certo Giorgi che aveva un cachet più alto del suo ed era stato scritturato prima di lui; lui era il tenore “in seconda” quello che avrebbe dovuto sostituire il primo tenore, nel caso questi si fosse sentito male. Caruso, ansioso di debuttare con una compagnia affermata, nonostante il suo compenso fosse inferiore a quello dell’altro tenore, accettò immediatamente e firmò il contratto. Purtoppo si vide scivolare via opere come “Rigoletto” e la “Cavalleria rusticana “, affidate al suo collega Giorgi che, manco a farlo apposta, godeva sempre di ottima salute. Più passava il tempo e più Caruso si sentiva abbattuto, aveva la possibilità di cantare solo se Giorgi fosse stato male ma questo non accadeva mai. Il tour arrivò a Trapani e arrivò lì anche Francesco Zucchi, un famoso agente teatrale. Caruso avrebbe voluto farsi ascoltare da lui nella speranza di ottenere un ruolo in qualche teatro importante ma non sapeva come fare perchè non aveva nemmeno una recita a cui poterlo invitare. Inoltre, Callaro, era stato irremovibile su questo punto. Avrebbe cantato solo in caso il tenore titolare fosse impossibilitato a farlo. Era molto giù di morale ma, per fortuna, passeggiando per Trapani, incontrò, per caso, Giovanni, un vecchio amico che non vedeva da tempo. “Sai, Giovanni” gli confidò “sono disperato perché in questa turnèe non avrò mai la possibilità di cantare, Giorgi non molla una recita, nemmeno per sbaglio…”Per consolarlo l’amico lo invitò a casa sua a bere un bicchiere di vino e a rilassarsi. Il vino era buono, dolce e dal retrogusto asprigno ma non era il solito vino che beveva Caruso. Era vino siciliano, era molto più forte…un vino very strong! Bevve più di un bicchiere e, in breve, si ubriacò. Preso dal fervore cantò diverse arie d’opera e fece accorrere tutti gli amici del vicinato che si congratularono per la sua bravura e gli chiesero quando avrebbero potuto ascoltarlo in teatro. A questo punto Caruso crollò, raccontò che tutte le recite finivano al tenore Giorgi perché il maestro Callaro era l’amante di sua moglie. Nel bel mezzo della festa arrivarono, però due uomini che, fortunatamente, avevano sentito Caruso cantare e lo avevano rintracciato subito.”Deve venire immediatamente in teatro” gli dissero “Giorgi sta male e lei lo deve sostituire. Deve sbrigarsi, non c’è tempo, aspettano solo lei per cominciare, bisogna correre!”. Era il 14 febbraio del 1896, il giorno di San Valentino. L’opera in scena quella sera era la “Lucia di Lammermour” di Donizetti. L’agente Zucchi era già in sala e Callaro era pronto a pagarlo ben 20 lire per la sostituzione. Finalmente era giunta l’occasione che aspettava da tempo! In teatro lo aiutarono a vestirsi e a truccarsi ma, ormai, lui si era reso conto che il vino che aveva bevuto gli aveva dato alla testa e che era davvero ubriaco. “Se non ricordi qualche frase musicale” gli suggerì Callaro “non dire le parole, sostituiscile con la, la, la,lalalà”.Lui la parte la sapeva benissimo ma, consapevole di essere ubriaco e poco stabile nei movimenti, era terribilmente in ansia. Finalmente arrivò il suo turno, una voce gridò:”Sipario!” e lo spettacolo fu interrotto. Caruso si allontanò dal palcoscenico. Le gambe gli tremavano. Il soprano che interpretava il ruolo di Lucia gli si parò davanti nella speranza che la guardasse e interagisse. Questo peggiorò la situazione e dalla sua bocca non uscì la frase dello spartito “le sorti della Scozia” ma bensì “le volpi della Scozia”. Il pubblico che conosceva bene l’opera si scatenò, ridendo e urlando. Una catastrofe!. Il soprano cercò di continuare ma la sua voce era coperta da urla e fischi; Caruso si appoggiò a una colonna che, essendo di cartapesta, vacillò insieme a lui, poi si assestò alla meglio e si diresse verso il soprano ma, inavvertitamente, si fermò col piede sullo strascico del suo vestito, impedendo così alla poverina ogni movimento. Caruso cantava:”Su la tomba che rinserra” e dalle quinte gi gridavano:”Coda, coda!” Niente da fare, non si spostava! A un certo punto con la coda dell’occhio vide Callaro che continuava a battere un piede per terra, nel tentativo di fargli capire di liberare lo strascico del soprano ma Caruso lo interpretò come se avesse sbagliato le parole, cominciò a balbettare e terminò la sua aria con il “La,la,lala” che gli era stato suggerito dal maestro. Il pubblico rideva, qualcuno applaudiva, il frastuono cresceva; finalmente una voce gridò:”Sipario!” e lo spettacolo fu interrotto. Caruso si allontanò dal palcoscenico e Callaro chiese scusa al pubblico per quello che era accaduto. Per fortuna in teatro c’era il tenore Costantino Oddoro che conosceva la parte e si offrì di portare a termine l’opera al posto di Caruso. Ma Oddoro non era un tenore drammatico, era un tenore leggero ed era poco adatto a interpretare il ruolo di Edgardo, per il quale è richiesto un tenore drammatico. Caruso, nel frattempo, era stato letteralmente buttato fuori ed era ritornato nella modesta locanda in cui alloggiava. Era senza soldi ed era consapevole che la sua carriera era terminata prima ancora di cominciare Delusione e tristezza! Ma ecco che la fortuna si fermò per bussare ancora una volta alla sua porta; si presentò alla locanda un uomo che lo cercava.”Deve venire subito in teatro per cantare nel terzo atto della “Lucia!” Caruso non credeva alle sue orecchie, pensò addirittura che fosse uno scherzo ma non fece domande e corse immediatamente in teatro. Il tenore Oddoro non era piaciuto al pubblico che aveva interrotto la sua esibizione, gridando in coro:” Vogliamo l’ubriaco, “la volpe della Scozia!”. Volevano lui e nessun altro! Appena il sipario si alzò e apparve sul palcoscenico il pubblico scoppiò in un fragoroso applauso. Quella sera Caruso cantò con tutta l’anima come, forse, non aveva mai fatto prima. Il duetto col baritono Enrico Pignataro fu impressionante e il pubblico, commosso ed emozionato, gli decretò un successo travolgente che lo portò immediatamente sotto l’ala dell’agente Zucchi. Caruso, considerato il più grande tenore di tutti i tempi, fu il primo cantante d’opera a incidere un disco che, all’epoca, nei primi del 900’ vendette più di un milione di copie..L’aneddoto che lo riguarda, da me elaborato, è tratto dal libro “Il tenore di Trapani” di Frank Thiess.

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