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"Piume di carta", a Sarno presentato il libro dell'artista Lorenzo Basile

11 Aprile 2022 Author :  

di Vincenzo Salerno

“La pittura è poesia silenziosa, la poesia è pittura che parla”, scriveva il poeta greco Simonide. Sulla stessa traccia Leonardo Da Vinci che, nel suo Trattato della pittura, affermava: “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”. Non si può parlare della poesia di Lorenzo Basile – alla sua seconda ‘prova’ poetica dopo la pubblicazione del volume di liriche, Il tempo sospeso – senza fare inevitabilmente riferimento al suo alter ego artistico, quello di pittore. Perché poesia e pittura sono simbiotiche nella vicenda umana e intellettuale di Basile e, specularmente, si riflettono nelle sue opere di natura pittorica e di scrittura in versi.
Il primo tratto distintivo della nuova raccolta Piume di carta sta, perciò, nella sua personalissima modalità narrativa che non sarebbe affatto sbagliato definire “verbo-visiva”. “Un silenzio tombale/ attraversa la navata,/ la luce delle vetrate/ accende il crocifisso./ L’incenso stordisce/ le lacrime copiose,/ il corpo risplende/ nella culla del figlio”.
La parola diventa, in questo modo, strumento di rappresentazione delle immagini; immagini rappresentate che, inoltre, si ‘vedono’ – attraverso la luce – e che si sentono – nell’assordante silenzio – e che si annusano – nell’odore del fumoso incenso – e che, infine, si raccolgono per incontrarsi nella ‘fisicità’ dei corpi: quello sacro del crocifisso, quello umano del figlio. C’è sempre, in tutti i testi di Basile, una doppia prospettiva, del paesaggio naturale esterno e dell’intima interiorità della voce dell’io narrante: “Il respiro della terra/ avvolge nella coperta/ il cuore infreddolito./ La sagoma di ghiaccio/ innalza la croce/ in fondo al porticato./ Il peccato dell’uomo/ segue l’asprezza/ degli alberi spogli”.
Prende allora forma un racconto per immagini – una storia fatta di sensazioni tattili e olfattive – che l’io narrante in versi sistema nella consapevole successione di piccoli quadri lirici. E dalla ‘tavolozza’ dei temi che Basile usa si ricavano – per colorare - le tonalità preferite da chi scrive nelle loro molteplici sfumature: il dolore, l’amore – nella sua corporeità e nella sublimazione dell’idea – la fede, la comunione solidale di piccoli gesti che riassumono il vissuto quotidiano. Lavoro di sintesi che ritorna in quasi tutti i testi selezionati nella raccolta di Basile e che somiglia molto alla sua mano pittorica: commistione cromatica, variazioni sul tema, ricerca identitaria che spesso attinge al bagaglio dei ricordi, al pesante fardello della memoria.
Diventa perciò – proprio come la sua pittura – catartica la scrittura e la forma poetica che ne deriva. È, infatti, fedele testimonianza di sofferenza ma, al contempo, unica possibilità di redenzione: vedere – attraverso la luce nuova dell’arte – il reale, il mondo circostante e tutti gli esseri che, abitandolo, lo vivono. Sulla pagina bianca – simile alla tela dei suoi quadri – Lorenzo Basile raccoglie, infine, le sue impressioni traducendole in parole emozionate, trovando simmetrie e contrasti, per metafore e assonanze. Un ‘catalogo’ di versi e di pensieri che solamente la piuma di carta – che è per traslato penna di scrittura – riesce a ‘copiare’ dal libro dei segreti che è gelosamente custodito nell’animo del poeta: “Il dolore è un suono/ senza voce./ La stella polare/ è una croce di ferro./ La vita è una piuma/ di carta nel vento./ L’anima è un lenzuolo/ sporco di sangue”.
Vincenzo Salerno

Qualche poesia del libro

Le stimmate

Il corpo dolente rotola
sul marciapiede,
il fetore delle fogne
si sparge nel naso.
Il fiato acido del cane
riscalda le mani,
l’angelo della strada
bacia le stimmate.

La luce fioca

Un silenzio tombale
attraversa la navata,
la luce delle vetrate
accende il crocifisso.
L’incenso stordisce
le lacrime copiose,
il corpo risplende
nella culla del figlio.

Alberi spogli

Il respiro della terra
avvolge nella coperta
il cuore infreddolito.
La sagoma di ghiaccio
innalza la croce
in fondo al porticato.
Il peccato dell’uomo
segue l’asprezza
degli alberi spogli.

Stella polare

Il dolore è un suono
senza voce.
La stella polare
è una croce di ferro.
La vita è una piuma
di carta nel vento.
L’anima è un lenzuolo
sporco di sangue.

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