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Roccapiemonte: inchiesta sul "giudice corrotto", amministrazione sotto accusa

20 Aprile 2016 Author :  

ROCCAPIEMONTE. Roccapiemonte nel caos dopo le perquisizioni eseguite dalla squadra mobile della Questura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su presunti casi di corruzione legati all’indagine sul giudice Mario Pagano, fratello dell’ex primo cittadino rocchese Antonio Pagano. Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche due consiglieri di maggioranza, Roberto Lambiase, avvocato e attuale presidente del Consiglio comunale e Gerarda Torino, consigliere comunale in forza alla maggioranza che sostiene il sindaco attuale insieme a suo marito. L'indagine, che non riguarda l’amministrazione comunale ma è legata alle singole attività professionali, sta di certo mettendo il primo cittadino di Roccapiemonte, Andrea Pascarelli con le spalle al muro e in stato di agitazione politica. Intanto dalle opposizioni arriva la richiesta di dimissioni. In particolare i componenti del movimento “Roccapiemonte Cinque Stelle” chiedono pubblicamente: “La solita storia di una “Camorra” impercettibile, fatta di giacca e cravatta. Quella che cammina intorno a noi. Una storia di interferenze, raccomandazioni, processi pilotati e computer violati per accedere a informazioni riservate. Chiediamo le dimissioni di tutti gli esponenti politici di Roccapiemonte coinvolti nell’indagine. La solita storia di una Camorra impercettibile, fatta di giacca e cravatta. Quella che cammina intorno a noi. Una storia di interferenze, raccomandazioni, processi pilotati e computer violati per accedere a informazioni riservate. Vogliamo le dimissioni subito”.
L’ inchiesta aveva portato  all’esecuzione di dieci perquisizioni, nei confronti, in particolare, di un giudice, nonché di avvocati, cancellieri e di un funzionario della Provincia, per una serie di reati che vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione in atti giudiziari, abuso di ufficio, traffico di influenze, millantato credito, rivelazione di segreto di ufficio e accesso abusivo in un sistema informatico. Cause soprattutto civili e controversie tributarie. L’inchiesta è stata avviata dai pm della procura di Napoli – competente ad indagare sui magistrati del distretto di Salerno – coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino.
L'inchiesta sarebbe partita proprio dalla telefonata tra l'avvocato, Roberto Lambiase ( indagato per corruzione in atti giudiziari in concorso con il magistrato), attuale presidente del consiglio comunale e un suo amico, ascoltata dagli inquirenti della procura di Nocera Inferiore. Lambiase,sosteneva di aver corrotto, consegnandogli un orologio Rolex, il giudice Pagano per ottenere lo spostamento di una udienza riguardante una causa di fallimento, e perché venisse respinto un ricorso della controparte. Nel mirino, oltre a Pagano indicato come promotore, anche gli avvocati Augusta Villani, Nicola Montone, funzionario presso l’ufficio recupero crediti del Gip del Tribunale di Salerno e cognato del giudice, M.L., assistente giudiziario addetto alla cancelleria degli Affari civili, gli avvocati Giovanni Pagano e Gerarda Torino, il tributarista Michele Torino, e Renato Coppola, dipendente della Provincia di Salerno e considerato il «factotum» di Pagano.Indagato per concorso in rivelazione di segreto e accesso in sistema informatico anche un imprenditore, Giacomo Sessa, che avrebbe ottenuto informazioni riservate su una causa in cui era coinvolto. Perquisizioni sono state eseguite dalla squadra mobile della Questura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su presunti casi di corruzione in cui è coinvolto un giudice del settore civile del Tribunale di Salerno ora in servizio a Potenza. I reati ipotizzati nel decreto emesso dai pm della Procura di Napoli, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio e accesso illegale nel sistema informatico.
Il magistrato indagato è Mario Pagano, originario di Roccapiemonte, che era in servizio presso il Tribunale civile di Salerno prima di trasferirsi a Potenza dove riveste la carica di presidente di sezione civile e i reati ipotizzati a suo carico vi è quello di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, abuso d’ufficio, millantato credito, traffico di influenze illecite e accesso abusivo nel sistema informatico. A quanto si è appreso le indagini condotte dai pm di Napoli Celeste Carrano e Ida Frongillo, e coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, sono scaturite da intercettazioni telefoniche nel corso delle quali sarebbero emerse segnalazioni e raccomandazioni relative a procedimenti giudiziari. Insieme al magistrato, esponente di spicco di Magistratura Indipendente, coinvolti nell’inchiesta anche noti avvocati civili, cancellieri, professionisti e imprenditori. Il tutto sarebbe stato possibile grazie alla manomissione del sistema informatico del Tribunale di Salerno che gestisce l’assegnazione delle cause ai diversi giudici.

Punto Agro News

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