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Rischio scioglimento per il comune di San Valentino Torio: la decisione del Ministero

02 Luglio 2016 Author :  

"Ecco perchè non abbiamo commissariato il comune di San Valentino": arriva la risposta del Ministero degli interno. Era stato il parlamentare a Cinque stelle, Angelo Tofalo a chiedere al Sottosegretario di Stato per l'interno Gianpiero Bocci come mai il comune di San Valentino Torio non era stato sciolto per infiltrazioni camorristiche o quanto meno come mai non era arrivata la commissione d'accesso al comune dopo l'inchiesta in cui trentanove persone tra amministratori e tecnici sono stati accusati di “un'associazione a delinquere per favorire chi appoggiava l'amministrazione precedente all'attuale. Il 31 maggio 2015 le elezioni comunali presso il comune di San Valentino Torio hanno registrato la vittoria della lista civica «Insieme per San Valentino» nella quale sembrerebbero figurare persone riconducibili agli indagati” scriveva Tofalo. Subito la risposta: “A seguito delle consultazioni elettorali svoltesi nel comune di San Valentino Torio il 31 maggio del 2015, il consiglio comunale, nel corso della prima seduta del successivo 18 giugno, ha proceduto alla proclamazione a sindaco dell'ingegnere Michele Strianese e alla convalida di diciassette consiglieri comunali, di cui dodici appartenenti alla lista «Insieme per San Valentino», tre alla lista «San Valentino Futura» e due alla lista «Città Nuova». Tra questi, due dei consiglieri eletti nella lista «Insieme per San Valentino» avevano già ricoperto la carica di assessori con la precedente amministrazione e risultano effettivamente indagati dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Nocera Inferiore. I reati contestati a loro e ad altre trentasette persone sono relativi alla concessione di un sub-appalto di opere pubbliche in assenza della prescritta autorizzazione, nonché a violazioni della normativa urbanistica di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001. Al riguardo, il sindaco di San Valentino Torio ha sottolineato che i reati contestati concernono fatti e circostanze avvenute nel corso della precedente consiliatura e che, comunque, le indagini intese a verificare l'effettiva responsabilità dei consiglieri in carica sono tuttora in corso. Il sindaco ha inoltre ribadito l'assoluta trasparenza della propria azione amministrativa, precisando di essersi attenuto, nell'attribuzione delle deleghe agli assessori, al criterio degli eletti con maggior numero di voti, oltreché a quelli delle esperienze e delle competenze professionali e politiche di ognuno di essi. Venendo ora allo specifico quesito posto con l'interrogazione, occorre innanzitutto ricordare che, in base al consolidato orientamento instaurato in relazione alla normativa anche previgente rispetto al testo unico dell'ordinamento degli enti locali, l'adozione della misura dissolutoria di cui all'articolo 141 del testo unico dell'ordinamento degli enti locali presuppone che la fattispecie concreta presenti i requisiti della gravità e della persistente violazione di legge. In particolare, non una qualsiasi violazione di legge può legittimare un intervento straordinario, che incide in via definitiva sull'autonomia dell'ente e su organi democraticamente eletti, ma solo una violazione che si qualifichi particolarmente per la sua gravità – spiega Bocci - A tal fine, può essere definita grave una violazione che si riflette direttamente sulle posizioni giuridiche soggettive dei cittadini ovvero che compromette la funzionalità del comune o la funzionalità complessiva del sistema dei pubblici poteri per interferire nella sfera di altri soggetti pubblici. Si tratta di una norma di chiusura del sistema finalizzata a sanzionare comportamenti dell'amministratore pubblico che esprimono un rifiuto della condivisione dei principi posti dalla Costituzione come capisaldi dell'attività amministrativa. Secondo il costante orientamento di questa Amministrazione, la condotta sanzionata è rappresentata da una serie di comportamenti attraverso i quali l'ente locale manifesta apertamente la volontà di disattendere talune norme o principi fondamentali che regolano l'ordinamento repubblicano, previsti da norme costituzionali. Quanto alla persistenza della violazione, è necessario che l'inadempimento permanga anche dopo l'espressa diffida inoltrata dall'autorità governativa, che si configura quale strumento ordinario di accertamento della violazione e, al tempo stesso, quale atto introduttivo del procedimento sanzionatorio. È attraverso la diffida che si assolve all'obbligo di rendere edotti i destinatari circa la doverosità, non procrastinabile ulteriormente, dell'ampliamento. Relativamente all'articolo 143 del testo unico dell'ordinamento degli enti locali, la giurisprudenza considera lo scioglimento di un organo elettivo una misura di carattere straordinario, necessaria a fronteggiare una emergenza straordinaria. Ciò in quanto l'intervento statale, finalizzato a contrastare una patologia nel sistema democratico conseguente all'infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni, per sua natura, incide sui principi costituzionali che presidiano il rapporto fiduciario fra il popolo e i suoi rappresentanti democraticamente eletti influendo quindi sulla libertà di autogoverno delle comunità locali. L'applicazione della misura dissolutoria presuppone, in particolare, la presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su gravi forme di condizionamento degli stessi. Deve anche essere considerata la necessità di garantire «la ponderazione degli interessi coinvolti», attesa la «sostanziale identità di tutela tra diritto costituzionale di elettorato e lotta alla criminalità». Tanto premesso, con riferimento alla situazione del comune di San Valentino Torio, si rappresenta che questo Ministero, sulla base a quanto esposto sinora, non ravvisa, al momento, la sussistenza dei presupposti per l'applicazione delle misure di cui agli articoli 141 e 143 del testo unico dell'ordinamento degli enti locali (scioglimento per infiltrazioni mafiosi)”. Insomma, visto che il Ministero ha chiesto al nuovo sindaco ed ha ottenuto come risposta la sua estraneità, ha deciso di non commissariare il comune nonostante abusivopoli.

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