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“Un sentiero di colori tra la terra e il cielo”: una storia misteriosa e affascinante verificatasi dopo la morte di Lucio Battisti

26 Novembre 2022 Author :  

Di Francesco Apicella

“Un sentiero di colori tra la terra e il cielo”

Io son partito poi così all’improvviso

Che non ho avuto il tempo di salutare

Istante breve, ancora più breve

Se c’è una luce che trafigge il tuo cuore

E’ la prima strofa de “L’arcobaleno”, la bellissima canzone incisa da Adriano Celentano nel maggio del 1999 e inserita nell’album “Io non so parlar d’amore”, un disco fortunato che, all’epoca, vendette circa 1.600.000 copie. Il testo è di Mogol, pseudonimo di Giulio Rapetti, e la musica è di Gianni Bella. I due autori hanno confezionato con il loro talento e la loro sensibilità una delle più belle canzoni italiane. Sulla genesi della canzone Mogol ha raccontato più volte, in diverse interviste, una storia misteriosa e affascinante, legata a filo doppio ad alcuni episodi, verificatisi dopo la morte di Lucio Battisti, avvenuta l’8 settembre del 1998. “Dopo alcuni giorni dalla scomparsa di Lucio” racconta Mogol “mi telefonò una professoressa di Sassuolo, di nome Paola Guidelli, che da anni viveva in Spagna ed insegnava italiano in un liceo di Barcellona. Al telefono rispose Daniela, la mia segretaria; la donna disse di essere una medium e che aveva un messaggio per me da parte di Lucio Battisti che, dall’Aldilà, si era messo in contatto con lei. “C’è una medium al telefono” mi fece Daniela e io, per niente interessato alla cosa, le risposi.”Parlale tu”. Al telefono la donna raccontò il suo messaggio medianico:” Un giorno ho visto nello specchio del bagno di casa mia un bellissimo arcobaleno, dai colori nitidi e luminosi e, subito dopo, ho avvertito la presenza di Lucio Battisti, che ha cominciato a parlarmi, non a viva voce ma mentalmente:” Per favore, va in una libreria di Barcellona e cerca un libro intitolato “Màs allà del arco iris” (scritto dallo psicologo Grian n.d.r, uscito in italia col titolo “Al di là dell’arcobaleno”) dentro al quale c’è un capitolo che parla dell’arcobaleno, come punto di congiunzione tra la terra e il cielo. Dopo aver trovato il libro, contatta Giulio e digli di scrivere una canzone che io dedico a lui, intitolata “L’arcobaleno”. Nel libro vi sono alcune frasi che potrebbero essergli utili per scrivere il testo della canzone. E’ una canzone che io voglio dedicare a lui ma la deve scrivere lui perché io non la posso scrivere da qui”. “Quando Daniela mi riferì questo incredibile messaggio io le risposi:”Daniela, se io scrivessi una canzone dedicata a me, sarei il megalomane più megalomane del mondo, batterei tutti i record. Quando ti richiamerà stasera, dille che non ci sono e basta”. Dopo una settimana, la sorella di una mia amica, che abitava a Milano, mi mandò un fax con la foto della copertina del numero di ottobre del giornale“Firma”, che era un mensile del “Diner’s Italia Club” e sulla copertina c’erano Lucio Battisti e un grande arcobaleno. Dentro la rivista, poi, c’era un articolo di Giulio Caporaso, il direttore del giornale, fervente cattolico, che parlava proprio di Lucio e dell’arcobaleno. Due giorni dopo la scomparsa di Lucio, l’11 settembre, Maurizio Costanzo aveva organizzato nella piazza del Campidoglio di RomaIl mio canto libero”, un concerto tributo per Lucio Battisti, presentato da Loretta Goggi e trasmesso da Canale 5; un commosso omaggio, a cui avevano partecipato numerosi cantanti e artisti italiani. Fra le 20.000 persone presenti al concerto c’era pure Giulio Caporaso che, quella notte fece un sogno molto singolare, un sogno che non sembrava un sogno, tanto era realistico; ne rimase talmente colpito che decise di cambiare tutti i piani editoriali e chiese al pittore Massimo Pennacchini di realizzare una nuova copertina, per il numero di ottobre del mensile, che rappresentasse Lucio Battisti e un grande arcobaleno. Il pittore si mise subito all’opera e dipinse un bellissimo disegno, ad acquarello, con il soggetto richiesto. “Mi trovo in una distesa senza fine di sabbia bianca e soffice” scrive Caporaso, raccontando ai lettori il sogno di quella notte “improvvisamente vedo qualcosa, una figura che si avvicina con passo deciso. E’ quasi di fronte a me, si fa più nitida. E’ un uomo sui 20 anni, con scuri e lunghi capelli ricci, di media altezza e con un sorriso che mi sembra di riconoscere. Certo, è lui, è proprio lui, lo riconosco, è il mio cantante preferito! Lucio è vestito di un elegante completo di lino bianco e sopra di lui c’è un grande arcobaleno.” Battisti parla .a Caporaso di amore universale e di serenità intesa come pace interiore, in armonia con il Creato. “Perché ci troviamo sotto questo enorme arcobaleno?” chiede Caporaso a Battisti nel sogno e Lucio gli risponde:”L’arcobaleno rappresenta l’alleanza tra Dio e l’uomo. Ti ricordi la storia di Mosè che, dopo il diluvio, vide spuntare l’arcobaleno? Dio inviò un arcobaleno per promettere che non avrebbe mai più inondato la terra. I suoi colori sono doni spirituali. “Fui colpito da questi due messaggi” racconta Mogol “provenienti da due persone distanti fra loro e che non si conoscevano. Ma per un misterioso disegno del destino entrambe erano arrivate a me con lo stesso messaggio. Qualche giorno dopo andai ad un incontro con Adriano Celentano e Claudia Mori, nella bellissima casa che hanno a Campesane di Galbiate, in Brianza. C’era con noi anche Gianni Bella con cui avevo cominciato a lavorare per il nuovo album di Celentano. Raccontai loro questa storia e dissi:” Anche volendo, io questa canzone non la posso proprio fare perché io scrivo il testo solo dopo aver ascoltato la musica del pezzo e io una musica che suona dall’Aldilà non l’ho mai sentita. La scriverò solo se il destino vorrà che trovi la melodia veramente adatta.” ” “Scusa, Giulio” disse Gianni Bella “io ho portato una cassetta su cui c’è una sola canzone, ancora senza testo, la vuoi sentire?”. “Ascoltando quella canzone rimasi colpito dalla bellezza malinconica della sua melodia, che sembrava venire proprio da un’altra dimensione” racconta Mogol “ e capii immediatamente che quella era la musica giusta per “L’arcobaleno”, la canzone che voleva dedicarmi Lucio. Ritornando a Milano con la mia amica Roberta, le ho detto:” Roberta, quando arriviamo in autostrada, non prima perché non voglio distrarmi mentre guido, metti la cassetta che mi ha dato Gianni, voglio riascoltarla.” “Dopo il secondo ascolto ho dettato il testo de “L’arcobaleno” a Roberta, nel tratto da Milano a Lodi, che andando a 130 all’ora sull’autostrada, si percorre in 15 minuti. In 15 minuti tutto il testo era pronto. Subito dopo averla composta, telefonai a Celentano per dirgli che la canzone era quasi pronta e che gli avrei mandato subito il testo, affinchè potesse inciderla. C’era solo un verso che non mi convinceva:”l’arcobaleno è il mio messaggio d’amore, può darsi un giorno ti riesca a toccare”. Quel verso, concepito così, di getto, mi lasciava perplesso, era inverosimile “come può un arcobaleno toccare?” dicevo tra me. Dovevo assolutamente cambiarlo e scriverne un altro al suo posto, più credibile ma, per quanto ci provassi, non riuscii a cambiarlo. Dopo circa una settimana, ritornando da Roma in Umbria, in macchina con la mia amica Roberta, all’altezza di Settebagni cominciò a piovere e nel cielo apparve, sulla destra, un arcobaleno di circa 200 metri, con dei colori che io non ho più visto in vita mia, tanto erano belli e vivi e, contemporaneamente, sulla sinistra ne comparve un altro, con dei colori meno nitidi ma, comunque, visibili. Presto l’arcobaleno di destra si spostò sulla strada e si fermò proprio sul cofano della macchina, accompagnandoci per qualche chilometro. Improvvisamente capii il significato del verso che avevo provato, invano, a cambiare; fermandosi sulla macchina l’arcobaleno mi aveva davvero toccato. Telefonai a Celentano e gli dissi:”Adriano, il verso che volevo cambiare va bene, cantala così!”Adriano la incise alle 3 di notte; nel grande soggiorno della sua casa, in un angolo, ha una sala di incisione, che lui sa gestire molto bene. L’ha cantata sottovoce, in maniera molto intima e commossa, “Sai” mi disse “mi piaceva come era venuta, però ho pensato “proviamo a farla un’altra volta, mi sembra troppo sommessa” L’ha cantata un’altra volta e la seconda incisione era esattamente identica alla prima, come se avesse ripetuto il nastro. Non gli era mai successo una cosa simile, la prima e la seconda incisione erano uguali, uguali. Da non credere!. Si è spaventato, ha cancellato la seconda e ha tenuto la prima, che è l’unica interpretazione discografica che lui ha fatto della canzone. Voglio dedicare questo mio aneddoto a due grandi uomini, che hanno regalato con la loro lunga collaborazione artistica tesori inestimabili alla canzone italiana: Lucio, uno dei maggiori cantautori italiani, capace di trasmettere con la sua musica originale e innovativa infinite emozioni, intrise di colori meravigliosi e Giulio, poeta e autore sensibilissimo, la cui penna fertile e generosa ha accompagnato i momenti più belli della vita di diverse generazioni regalandoci sempre testi musicali di alto livello creativo e di grande profondità letteraria. Mogol, che non ama essere chiamato paroliere, ospite di Pierluigi Diaco, nel programma pomeridiano di Rai 2 BellaMà ha detto.” Noi, che scriviamo i testi delle canzoni, non siamo parolieri, siamo autori diversi, perché i parolieri sono quelli che compongono le definizioni orizzontali e verticali delle parole crociate della settimana enigmistica”. Grazie!

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