Migranti: ecco cosa cambia tra ospitalità, lavoro e rimpatri

17 Gennaio 2017 Author :  
La gestione dell’immigrazione è a una svolta, e la nuova strategia del governo passa attraverso il rimpatrio di chi non ha diritto ad essere accolto e il lavoro per chi è in attesa di risposta alla sua domanda d’asilo. Il pacchetto messo a punto dal Viminale sarà illustrato domani alla commissione Affari costituzionali della Camera dal ministro dell’Interno Marco Minniti che, sin dalle prime fasi del suo insediamento, ha spinto innanzitutto sull’acceleratore degli accordi biliaterali con i Paesi d’origine per frenare le partenze e per accelerare i rimpatri, con missioni in Tunisia, Libia e Malta. Le reazioni. Il progetto prevede innanzitutto accoglienza «solo a chi ha titolo, essendo inflessibili con chi non ha i requisiti per restare nel nostro Paese». Per questo, come oggi già accade in molti Comuni, il primo passo sarà coinvolgere i richiedenti asilo in programmi di lavoro socialmente utile. «Se in aula arriva qualcosa che condividiamo la votiamo» dice il leader leghista Matteo Salvini commentando il giro di vite sulle espulsioni. Ma «stage e quattrini», sottolinea, «preferirei fossero usati prima per gli italiani». Il fronte dei sindaci si divide. E mentre Giuseppe Sala (Milano) a Flavio Tosi (Verona) appoggiano il piano, c’è chi, come Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, parla di «strada sbagliata»: «Rischiamo di dare una impressione sbagliata» mentre, sottolinea, «occorre una forte iniziativa politica a livello internazionale per ribadire che i migranti non sono un problema, ma una risorsa». Il lavoro. Dopo due mesi dall’arrivo in Italia, dunque, chi avrà chiesto lo status di rifugiato riceverà un permesso provvisorio quindi, una volta inserito all’interno del circuito Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, e collocato in uno dei Comuni che vi aderiscono, potrà essere coinvolto in progetti occupazionali. L’ostacolo principale potrebbe essere rappresentato da un’eventuale ricompensa economica, soprattutto nel caso si volesse rendere obbligatorio il percorso lavorativo come requisito per ottenere l’asilo. In questo caso sarebbe necessario costruire una norma ad hoc, e trovare le risorse. I Comuni. Perché questa “architettura” non crolli sarà necessario anche un maggiore impegno delle amministrazioni: oggi, infatti solo un terzo dei Comuni è disponibile a ospitare migranti: 2.600 su 8.000. È un risultato che potrebbe essere raggiunto con incentivi economici (500 euro per ciascun migrante) e con sanzioni, ovvero l’invio coatto di immigrati sul territorio. I nuovi Cie. Sul fronte opposto, quello degli irregolari, sulle ceneri dei vecchi Centri di identificazione ed espulsione, nasceranno i Centri di permanenza per il rimpatrio, uno per ciascuna regione esclusi Valle d’Aosta e Molise. Strutture piccole, 80-100 posti, in cui saranno condotti coloro che non hanno diritto a restare. A queste novità si aggiungeranno la nascita di sezioni specializzate in 12 tribunali, e modifiche sul piano normativo, a partire dall’abolizione dell’appello nel caso in cui la domanda d’asilo venga respinta, in modo da accorciare i tempi per le espulsioni. In prospettiva, infine, potrebbe essere cancellato il reato di immigrazione clandestina, che proroga la presenza di chi è sotto processo fino a sentenza definitiva.

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