Da pochi giorni è entrata in vigore la riforma dei giochi numerici (Lotto,
Superenalotto, 10eLotto) che introduce nuove regole per puntate, limiti e controlli. Come FORUM
delle Associazioni Familiari della Campania, insieme a FINETICA Ets Antiracket e Antiusura,
riconosciamo lo sforzo di regolamentazione e di contrasto all'illegalità, ma non possiamo tacere su
una questione di fondo che attraversa ormai più legislature e più governi: è etico che lo Stato italiano
fondi parte del proprio bilancio sulle speranze dei più fragili?
I numeri parlano chiaro. Il gioco d'azzardo legale rappresenta oggi la terza fonte di gettito fiscale per
lo Stato italiano. Non parliamo di un fenomeno marginale: miliardi di euro transitano ogni anno dalle
tasche delle famiglie -spesso quelle con meno risorse - alle casse pubbliche, attraverso Gratta e Vinci,
schedine e slot machine. La contraddizione è sotto gli occhi di tutti: lo stesso Stato che incassa dalla
"tassa sulla fortuna" deve poi investire risorse pubbliche per curare le dipendenze da gioco patologico,
sostenere le famiglie impoverite, riparare i legami sociali spezzati dalla ludopatia.
Chi paga davvero? L'esperienza quotidiana delle nostre associazioni sul territorio - dalle Case
famiglia, ai Centri di ascolto, ai Servizi per le famiglie in difficoltà - ci mostra una realtà dolorosa: il
gioco d'azzardo colpisce in modo sproporzionato chi ha meno. Non sono i benestanti a giocarsi
lo stipendio al Lotto. Sono le persone con meno strumenti culturali ed economici, chi cerca nella
vincita impossibile una via d'uscita che non riesce a costruire con il lavoro e il risparmio. È una tassa
occulta e regressiva che pesa più sui poveri che sui ricchi.
Una questione di dignità costituzionale. L'articolo 2) della nostra Costituzione riconosce e garantisce
i diritti inviolabili dell'uomo. L'articolo 3) impegna la Repubblica a "rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale" che impediscono il pieno sviluppo della persona. Come si conciliano questi
principi con uno Stato che lucra sistematicamente sulla fragilità, sull'ignoranza statistica, sulla
disperazione economica, di una parte dei suoi cittadini?
Non è una questione di schieramento politico. Questa situazione non nasce con l'attuale governo né
con il precedente. È una deriva che dura da anni, che ha attraversato maggioranze diverse, che nessuna
forza politica ha avuto il coraggio di affrontare davvero. Denunciamo il sistema, non un governo
specifico. Ogni riforma che "regola meglio" il gioco, che lo rende "più sicuro" e "più trasparente",
rischia di legittimarlo ulteriormente invece di metterne in discussione l'esistenza stessa nella forma
attuale.Per informazioni:
Nino Di Maio - Cell 348.4101872 - E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nello Tuorto - Cell 335.6802955 - E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La nostra proposta è di cambiare prospettiva. Non chiediamo misure proibizioniste che
alimenterebbero solo il mercato illegale. Chiediamo un cambio di paradigma:
1. Disincentivazione seria: se lo Stato deve gestire il gioco, lo faccia come fa con il tabacco,
aumentando drasticamente la tassazione per scoraggiarlo, non per incentivarlo.
2. Stop alla pubblicità: nessuna pubblicità di giochi d'azzardo, come già avviene per le sigarette.
Non si può promuovere ciò che crea dipendenza.
3. Vincolo di destinazione: tutto il gettito del gioco deve andare per legge alla prevenzione e cura
delle dipendenze, al sostegno delle famiglie colpite. Non può finire nel bilancio generale.
4. Educazione reale: nelle scuole si insegni statistica e probabilità applicata al gioco, perché i ragazzi
capiscano davvero cosa significa "1 probabilità su 622 milioni" di vincere al Superenalotto.
5. Sostegno alle alternative: investire le risorse pubbliche in progetti che diano speranza concreta -
educazione finanziaria, microcredito, inserimento lavorativo - non in illusioni statisticamente
impossibili.
Un appello alle Istituzioni. Alle forze politiche di ogni schieramento chiediamo il coraggio di aprire
un dibattito pubblico onesto: vogliamo davvero uno Stato che fonda una parte significativa del suo
bilancio sulla fragilità dei cittadini? È questo il patto sociale che vogliamo tramandare ai nostri figli?
Non basta regolare meglio il gioco d'azzardo. Bisogna ripensare il rapporto stesso tra Stato, famiglie
e dignità delle persone.
Un invito alla responsabilità collettiva. A tutti i cittadini, alle famiglie, alle comunità locali: la difesa
della dignità delle persone più fragili non può essere delegata solo allo Stato. È una responsabilità
che parte da ciascuno di noi, dalla capacità di riconoscere che dietro ogni schedina c'è spesso una
storia di difficoltà, di speranza tradita, di legami familiari a rischio.
Costruiamo insieme un Paese che investa sulla dignità del lavoro, sulla solidarietà concreta,
sull'educazione finanziaria, sulla speranza realistica. Non sulla chimera della vincita facile che
arricchisce solo chi la organizza.


