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A Sarno nasce il comitato "No" al referendum

11 Settembre 2016 Author :  

A Sarno nasce il comitato del "No" al Referendum. Tra i promotori del comitato il circolo locale di Fratelli d'Italia e il consigliere comunale di opposizione Enrico Sirica, insieme ad altri cittadini che rappresentano, non solo iscritti e simpatizzanti di Fdi, ma anche da elettori di altre forze politiche del centro destra e della società Civile, il Comitato No è aperto alla collaborazione ed al sostegno di tutti i cittadini che vorranno impegnarsi e sostenere le ragioni del No. "Siamo convintamente contrari rispetto all'ultima colossale truffa di Renzi. La finta riforma di Renzi non abolisce il Senato, così come non ha abolito le Province, ma più banalmente abolisce la democrazia in Senato, trasformandolo in una camera a elezioni di secondo grado. Sto aderendo tramite la segreteria regionale di Fratelli d'Italia al Comitato No. Tra i fondatori Giorgia Meloni a cui poi ha aderito Edmondo Cirielli, Alberico Gambino, Antonio Iannone. Il Comitato No è aperto alla collaborazione ed al sostegno di tutti i cittadini che vorranno impegnarsi e sostenere le ragioni del No".

Questi i sette punti, secondo il comitato, per cui gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione della riforma Boschi-Renzi-Verdini:

1) si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un parlamento eletto non dal popolo ma con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche agli amministratori regionali e locali si va a garantire l’immunità parlamentare;

2) non è una riforma scritta in modo chiaro e semplice e, soprattutto, non è stata prodotta per iniziativa libera del parlamento, ma sotto dettatura del governo;

3) il bicameralismo non viene davvero superato, come dice il governo, bensì reso più confuso creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato;

4) non crea semplificazioni per quanto riguarda il processo di produzione delle norme, anzi lo complica: dalle nuove norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti;

5) i costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare circa il 20%, ma in realtà sono in arrivo nuove indennità al rialzo per i funzionari parlamentari; 6) l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo di raggiungimento di 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare;

7) non garantisce la sovranità popolare: insieme alla legge Italicum, che mira a trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo, espropria il popolo dei suoi poteri e consegna la sovranità nelle mani di pochi.

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