"Un filo di trucco, un filo di tacco", la Vanoni e l'aneddoto con Gino Paoli

28 Gennaio 2017 Author :  

di Francesco Apicella

Qualche anno fa ho assistito al teatro Sistina di Roma al tour “ Un filo di trucco, un filo ditacco…l’ultimo tour”, il bellissimo spettacolo che Ornella Vanoni ha portato in tutta Italia, con grandissimo successo di pubblico e di critica. In questo tour che, secondo le intenzioni di Ornella doveva essere la sua’ultima tournèe , la Vanoni canta e recita, raccontando con la sua solita ironia e la sua splendida e inconfondibile classe di “signora” indiscussa del palcoscenico, tutte le sue esperienze e le sue emozioni vissute in 80 anni di vita. Interpreta i suoi più famosi classici e diverse cover, oltre alle canzoni contenute in “Meticci (io mi fermo qui)”, l’album con cui ha annunciato l’addio alla discografia e, poi, da autentico “animale di razza” del palcoscenico, fondendo musica e teatro, racconta la sua visione dell’Amore, della Vita e dei sentimenti e ci fa rivivere, emozionata ed emozionante, i suoi grandi incontri e il tempo trascorso nei suoi 60 anni di carriera. Una delle carriere più longeve del mondo dello spettacolo, iniziata in punta di piedi, nel lontano 1956 al Piccolo Teatro di Milano, sotto la guida sapiente di Giorgio Strehler, di cui lei divenne la sua allieva prediletta e, in seguito, la sua compagna di vita. Strehler fece di lei una cantante “intellettuale”, impegnata e sofisticata, creando per lei un genere musicale nuovo, con testi incentrati sul mondo della malavita e aventi per protagonisti carcerati, delinquenti, malfattori e poliziotti. Nacquero così le “Canzoni dellamala” che la Vanoni interpretò con passione, intima commozione e intensa drammaticità. Questo genere la lanciò definitivamente nell’universo della canzone e da lì, in poi, la sua carriera musicale ha preso le strade artistiche più svariate e, proseguendo sempre in continua ascesa e sorprendente evoluzione espressiva, le ha permesso di realizzare, nel tempo, un’inesauribile collezione di successi. Sul titolo che ha dato al suo tour la Vanoni racconta:”A 80 anni ho voluto rispolverare questa frase che mi ripeteva sempre la mamma: quando esci la sera metti sempre un filo di trucco e un filo di tacco. Sento che me lo dice ancora oggi che non c’è più. Povera mamma, certe volte esco in tuta e tutta spettinata! “ Ornella non ama i tacchi e sul palco canta spesso a piedi nudi, sentendosi pienamente libera come è sempre stata. Parlando di Gino Paoli con cui ebbe un’intensa storia d’amore la Vanoni racconta un simpatico e divertente aneddoto:” Gino, Gino…Quanto l’ho amato! Un giorno lo notai e chiesi ad un amico:chi è quel bel tenebroso tutto vestito di nero?Risposta: un frocio, Ornella, stagli lontano…Rimasi profondamente delusa ma non ero convinta del tutto e quando, qualche tempo dopo, l’ho rivisto su una spider gli ho chiesto a bruciapelo: scusa, ma è vero che sei frocio? E Gino: io? Ma stai scherzando? Lascia che lo dicano e lo pensino, così gli fotto le mogli! Tu piuttosto, mi hanno detto che sei lesbica…E io:ma va?...Così iniziò la nostra relazione. Un giorno gli chiesi: mi scrivi una canzone? E lui in 20 minuti compose “Senza fine” la fine è arrivata, però, e ci abbiamo messi anni per dimenticarci”. “Il più bel complimento” racconta ancora mi arrivò, un giorno, da Mike Bongiorno. All’epoca le cantanti avevano tutte un soprannome: la Zanicchi era l’Aquila di Ligonchio, Milva la Pantera di Goro, Mina la Tigre di Cremona e io la Cantante della Mala. Bongiorno disse: “no, tu sei la signora della canzone italiana” . Pensai: signora io? A me che piace fare la pipì sull’erba?”. E, infine, continuando il suo lungo feeling col pubblico, conclude” A 80 anni di cosa si può sentire ancora il bisogno? A 18 anni volevo fare l’estetista: mi è andata meglio no? Di amori ne ho avuto tanti: quelli grandi, quelli per necessità e quelli tappabuchi, i più tristi. Come è triste Milano….Oggi mi bastano un buon libro, un bicchiere di vino, il mare e Why che mi regala serenità”. Why è il cagnolino, compagno di vita della signora della canzone, la accompagna nella sua turnèe e, spesso, spunta sul palcoscenico per applaudire la performance della sua padrona con i movimenti felici della sua coda. Dal palco la Vanoni svela l’origine del nome del suo cagnolino: “Why: nella mia vita ho dovuto affrontare così tanti perché in amore, in amicizia, sul lavoro, in famiglia, che alla fine ho pensato: lo chiamo così questo mio amorino. Perché è una parola basica di un’esistenza. La mia!”Grande Ornella! Donna dotata di una forte personalità artistica, con una voce dal timbro, caldo, sensuale e seducente come un canto di sirene. Unica e insostituibile!

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