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"Lacho Drom, Maestro... ", l'aneddoto sul grande Franco Battiato

02 Giugno 2021 Author :  

Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuce”

di Francesco Apicella

“Lacho drom, Maestro….”

“Maestro, quale onore! In che posso servirvi?”
“Volevo una pastarella…”
“A Napoli le chiamiamo paste, no pastarelle, pecchè ‘e facimme grosse…Abbiamo di tutto e di più! Abbiamo anche i cannoli e le cassate, quelli che piacciono a voi…” “
“Io sono siciliano, i dolci tipici della nostra regione da noi hanno un altro sapore, lo sapete!”
“Maestro, al vostro paese fanno le sfogliatelle?”
“Certo che le fanno!”
“E fanno pure i babà?”
“Certo!”
“A Napoli, però, hanno un altro sapore! Lasciatevi servire….arricriateve!”
Questo gustoso aneddoto me lo raccontò proprio Franco Battiato,durante la notte bianca di Napoli, il 29 ottobre 2005. Era di sabato! Avevano da poco proiettato, al cinema Modernissimo, “Musikanten”, il suo ultimo film, in anteprima nazionale, sugli ultimi 4 anni della vita di Ludwig van Beethoven, con il regista cileno Alejandro Jodorovsky nel ruolo del famoso compositore tedesco. Dopo la proiezione andai a salutarlo, mi complimentai con lui per tutto quello che aveva fatto e gli domandai:” Maestro, il film è un prodotto d grande qualità, da lei confezionato con squisita sensibilità e profonda conoscenza musicale…le posso fare una domanda?”
“Certo! Cosa vuoi sapere?”
“Perché non ha inserito nel film i pezzi più belli e più conosciuti di Beethoven, come la sonata al Chiaro di luna o Per Elisa? Avrebbe avuto un grande successo,non solo di critica ma anche di pubblico…”
“Perché non mi piace vincere facile” mi rispose, sorridendo. Sapevo che era un grande artista ma non sapevo che fosse anche un uomo semplice, alla mano,divertente, ironico e simpatico. Mi raccontò l’episodio della pasticceria, divertendosi ancora al ricordo. Alla fine del racconto gli chiesi:” Maestro, e com’erano le sfogliatelle e i babà napoletani?”
“Nu zucchero!….Come dite voi a Napoli”
Franco Battiato è stato un artista unico e irripetibile nel panorama musicale italiano, con uno stile creativo inconfondibile, frutto di intenso studio e di un’assidua sperimentazione….un intellettuale, un poeta…un cantautore personalissimo, sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove, impossibile da etichettare e da confinare in uno specifico genere musicale. Profondo conoscitore della musica antica e classica, delle filosofie orientali, del sufismo, della meditazione trascendentale, seguace di Gudjieff (musicista armeno, mistico e maestro di danze n.d.r), allievo del compositore tedesco Karlheinz Stochausen, ha spaziato tra una grande varietà di generi musicali, dalla musica pop alla musica rock d’avanguardia, dalla musica elettronica al Minimalismo statunitense degli anni sessanta, dalla musica etnica all’esoterismo e al misticismo. Ha esplorato tutti questi mondi, così diversi tra loro, rivisitandoli in maniera colta e raffinata e, realizzando sapienti contaminazioni di generi e di linguaggio, ci ha regalato un caleidoscopio infinito di emozioni, sorprendenti e sempre nuove. La sua carriera nel mondo dello spettacolo iniziò verso la fine degli anni sessanta, nei cabaret di Milano.Ed è lì che fece amicizia con Giorgio Gaber. Fu Caterina Caselli a tenerlo a battesimo nella sua prima apparizione in TV. Era il 1967 e la Caselli, allora ventenne, conduceva in Tv, sul secondo canale Rai, insieme a Giorgio Gaber, il programma di intrattenimento “Diamoci del tu” “Un giorno” racconta la Caselli “dissi a Giorgio Gaber che avevo un giovane artista da presentare, un certo Francesco Guccini, Giorgio di rimando mi rispose che anche lui ne aveva uno” “Si chiama Francesco Battiato” disse. Da allora per non fare confusione di nomi, il nome di Battiato, che era Francesco, si trasformò in Franco. Nei primi anni 70’si dedicò unicamente alla musica sperimentale, utilizzando ampiamente strumenti e sonorità elettronici. Nel 1972 pubblicò l’album “Fetus”(con l’immagine di un feto in copertina, all’epoca censurata). Successivamente, ispirato dalle lezioni musicali ricevute dal maestro Stockhausen, passò ad una forma musicale ancora più intellettuale e intimista , realizzando gli album “Pollution” , “Sulle corde di Aries” e “Clic”. Qualche anno dopo, nel 1977, conobbe il compositore Giusto Pio, volinista eccelso, e con lui iniziò una proficua e fortunata collaborazione artistica, da cui uscirono capolavori come gli album “L’era del cinghiale bianco”, “La voce del padrone” , “L’arca di Noè”,”Orizzonti perduti”, “Mondi lontanissimi” e i bellissimi pezzi scritti per Alice (“Per Elisa”), Milva (“Alexander Platz”) e Giuni Russo (”Un’estate al mare”). Con l’album “La voce del padrone”, uscito nel 1981, Battiato ottenne un successo clamoroso, vendendo del disco 1.000.000 di copie. Canzoni”cult” come “Cuccurucucu”, “Centro di gravità permanente” e “Bandiera bianca”, sostenute da una musica sofisticata e trascinante, fecero cantare alle masse versi raffinatissimi di filosofi, sufi e mistici. Pure “L’arca di Noè” il successivo album, che contiene il bellissimo brano “Voglio vederti danzare”, ricco di immagini e suggestioni esotiche, ebbe un grande successo di vendite. Nel 1988 incise l’album “Fisiognomica” , meno commerciale dei precedenti, che contiene brani introspettivi di grande spiritualità, come ”E ti vengo a cercare”, “Nomadi” e “L’oceano di silenzio” . Giovanni Paolo II° apprezzò molto questo disco e il 18 marzo del 1989, in occasione della “Giornata mondiale della gioventù”, invitò Franco Battiato a tenere un concerto in Vaticano nella Sala Nervi. Primo cantante pop ad esibirsi in Vaticano, Battiato, visibilmente emozionato, vestito di nero, serio, ieratico, cantò davanti al Papa e a 10.000 giovani che sventolavano un ramoscello di ulivo. Dopo il tour “Mondi lontanissimi” decise di dedicarsi alla composizione di opere liriche e nel 1987 scrisse “Genesi” , la sua prima opera lirica. Prima di scrivere, nel 1992, “Gilgamesh”, la sua seconda opera lirica, pubblicò nel 1991 l’album “Come un cammello in una grondaia” che contiene due bellissimi brani: “Le sacre sinfonie del tempo”, sul tema della reincarnazione, con i versi “siamo esseri immortali caduti nelle tenebre, destinati ad errare nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione…”e l’accorato e sofferto “Povera patria”, sul degrado del nostro paese, mal governato, con uno spiraglio di speranza, in un futuro cambiamento, nel ritornello. Questa canzone è stata riproposta come cover nel festival di Sanremo di quest’anno, con tanta emozione, dai cantanti Colapesce e Dimartino che hanno voluto fare un omaggio sincero al Maestro Battiato, coraggioso innovatore e inventore geniale di una musica libera e coraggiosa. Difficilissimo interpretare i testi delle canzoni di Battiato, soprattutto quelli composti con la collaborazione del filosofo siciliano Marco Sgalambro, da lui conosciuto nel 1994; sono spesso criptici, profondamente originali e fortemente “suoi”. E solo lui ne ha custodito fino in fondo verità e senso. Insieme a Sgalambro, nel 1996, Battiato scrisse il brano “La cura”, contenuto nell’album “L’imboscata”, considerato uno dei capolavori della musica italiana. “La cura” è una canzone intensa e struggente che parla d’amore, di dedizione totale e di protezione assoluta della persona amata. Nel 1998 tornò al rock d’avanguardia con l’album “Gommalacca”, che contiene il brano “Shock in my town”, ritmato e ipnotico. Il 12 marzo del 2000 al teatro Carlo Felice di Genova partecipò, insieme ad altri artisti, al Concerto tributo a Fabrizio De Andrè, cantando “Amore che vieni, amore che vai”, una delle canzoni più belle del cantautore ligure ma che, per la commozione, non riuscì a finire. Sempre nel 2000, su commissione del Maggio fiorentino, realizzò l’album “Campi magnetici”, contenente musiche per balletto e, successivamente, pubblicò la trilogia “Fleur” con cover di brani di altri artisti, come De Andrè, Sergio Endrigo e altri. Oltre che cantautore, Battiato fu anche un valente pittore e un sofisticato regista cinematografico, realizzando nel 2003 il film “Perduto amor”, in larga parte autobiografico, molto apprezzato dalla critica, con cui vinse il Nastro d’argento come regista esordiente. Nel 2005 girò “Musikanten”, presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2005 e nel 2007 realizzò il film “Niente è come sembra” con Giulio Brogi. Sempre nel 2007 ci regalò“La sua figura” un docu-film sulla vita della cantante Giuni Russo, sua grande amica. Negli ultimi anni della sua vita Battiato, come un Ulisse sedentario, aveva lasciato il mondo frenetico e rumoroso dello spettacolo e si era ritirato a Milo, la sua Itaca. Qui possedeva una casa sulle pendici dell’Etna, da lui chiamata “Villa Grazia” come il nome della sua amata mamma. Nella pace di quel posto silenzioso, sotto una quercia secolare, aveva il suo angolo di osservazione e di meditazione. Negli anni 90’ aveva convinto il suo amico Lucio Dalla a comprare una casa accanto alla sua e per più di 15 anni i due artisti avevano sempre passato insieme le vacanze estive. Grazie, Franco, per aver saputo trasmettere a noi tutti, con nobiltà, la grande bellezza della musica…“Lacho drom, Maestro” (che nel linguaggio dei Rom vuol dire “buon viaggio, Maestro”), continua il tuo viaggio verso mondi lontanissimi, alla ricerca del tuo centro di gravità permanente. Pace all’infinito e alla vita che avrai…

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