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Processioni del periodo della Settimana Santa: la tradizione di stendere coperte, lenzuola e tovaglie

25 Marzo 2024 Author :  

di Gerardo Sinatore, febbraio 2024

(Foto Giuseppe Tortora)

ORIGINI

Le case dell’antica Roma erano ricche di magnifiche stoffe che l’adornavano: coperte e trapunte dispiegate sui letti, arazzi, stuoie dipinte e tappeti stesi sulle sellae (sedili), dove si stagliava il vasellame in cotto o in argento, in ceramica istoriata o fregiata con metalli e/o pietre preziose. Al passaggio di cortei imperiali e di processioni religiose, tutti gli abitanti delle domus, delle insule e delle ville, accendevano lampade e lanterne in casa, spalancavano le imposte e si affacciavano esponendo dai balconi, dalle verande e dalle finestre, le coperte più belle, tappeti di seta dipinta e veli trasparenti, per rendere omaggio al sovrano, al condottiero vincitore o alla divinità, i quali, sotto ad un baldacchino[i] di stoffe pregiate ed organze, ricevevano una pioggia di petali e di fiori, che seminavano il sentiero sul quale procedeva il glorificato con i sacerdoti incensieri.

Questa tradizione è ancora viva nel Mediterraneo e per lo più tra le genti del Sud Italia, specialmente durante le processioni della Settimana Santa, nella celebrazione di alcune Madonne (brune, come la Madonna delle galline) e nella festa del Corpus Domini[ii], le quali la perpetuano con profondità d’animo, sentimento e convinzione. È indicativo sapere che la maggior parte delle tradizioni pervenuteci ad oggi in forma religiosa e popolare, sono antichi retaggi di celebrazioni pagane, ebraiche e politiche, imitate, fuse o mistificate dai governi e dalle religioni ufficiali.

Ancora oggi, a Pagani, al passaggio in processione della Madonna del Carmine, detta delle galline, si espongono lenzuola ricamate, tovaglie di pizzo, coperte fatte a mano in raso damascato o in broccato,che pendono dai balconi e dalle finestre come gonfaloni, mentre il fumo dei carciofi, arrostiti sui balconi e nei cortili, sostituisce l’incenso profumato degli antichi sacerdoti.Anche mia mamma accendeva tutte le luci della stanza che dava sul balcone insieme ai lumini e alle candele poste dinanzi all’icona della Vergine che era esposta sul sécretaire. Poi, adornava le ringhiere con coperte e tovaglie e preparava alcune guantiere (di metallo cromato) riempiendole con foglie, fiori e petali, al fine di lanciare il loro contenuto sulla sacra statua in processione. Allo stesso modo, faceva la mia vicina di casa, la signora Elvira, che dal balcone attiguo al nostro, esponeva le sue colorate coperte di ciniglia. Tutt’ora, al passare di questa bellissima e partecipata processione, i balconi si riempiono di gente, di parenti che vengono da lontano e di amici. Molte famiglie espongono la coperta più preziosa ovvero, quella ricevuta in dote ed ereditata dai nonni. Sino agli anni ‘50/60, questo capo di corredo era tenutogelosamente conservato perché rappresentava la preziosità domestica, sia affettivamente che economicamente: era l’oggetto più sacro della famiglia; in effetti, si tirava fuori dalla cassa profumata di naftalina in tre eventi specifici: per il parto, per la processione della Madonna e per la morte di un congiunto. La nostra Tradizione, ci racconta che al passaggio della Madonna in processione, le coperte, le tovaglie e le lenzuola più belle, oltre che a rendere onore e gloria alla Diva, servono per portare in casa il suo sguardo benedicente. Questo antico rituale di tributo di gloria, i Romani l’avevano sicuramente mutuato, durante le loro conquiste, dai popoli d’Oriente (Medio ed Estremo Oriente), che sono stati i primi e veri cultori della lavorazione di filati e e tessuti pregiati.

LA SETTIMANA SANTA

Nell’antichità (precristiana), la Pesah era una festa pastorale degli erranti popoli semiti e veniva celebrata proprio nell’attuale periodo della Settimana Santa (la quale ricorda a noi cattolici l’assassinio e la resurrezione del Cristo), al fine di scacciare gli spiriti distruttori del bestiame e quindi proteggere gli armenti. Dall’antico termine ebraico pesah, è derivata la nostra parola Pasqua. La pesah, durava otto giorni e vi si praticavano riti di sangue. Poi, con Mosè fuggito dall’Egitto dopo aver commesso un omicidio, la Pesah (o pesach) ebraica ha assunto un significato diverso, quello dell’esodo, in quanto il termine pesah, che si traduce Passaggio, Saltare oltre, è utilizzato per ricordare la fuga dall’Egitto e la permanenza nel deserto del popolo d’Israele, quindi non più l’antico rito di passaggio generazionale e propiziatorio che si consumava con un olocausto. Questa ricorrenza, era legata anche al Mazzot (da matza), il festino del pane non lievitato, In vero, la Pesah ebraica, come la nostra Pasqua, non celebra affatto una data precisa (dell’esodo) ma una stagione precisa, di Passaggio. Infatti, è una festa mobile dovuta alla posizione delle stelle che segnano la stagione primaverile con il plenilunio di marzo. Nell’antichità, la stagione primaverile contrassegnava l’inizio dell’anno, ovvero il risveglio della natura e con esso il periodo della mietitura. La Pesah ebraica e la Pasqua cattolica condividono alcuni simboli rituali, quali l’uovo, un pane dolce e bianco chiamato Challàh simile al nostro Tortano e l’agnello sacrificale (oltre al vino rosso, che forse ricorda le tende e le stalle che gli ebrei tingevano con il sangue degli agnelli). Molte comunità ebraiche, vietano di consumare cibi lievitati e alcune il vino proibendo, tassativamente, di consumare le uova se la festa coincide con la domenica.

Il nostro popolo (autoctono), che ovviamente è stato pagano (goym) nel pre-cristianesimo, venerava la Primavera con i suoi prodigi, considerandola la stagione degli amori, della fertilità, il ricongiungimento degli elementi essenziali della natura, l’inizio di una nuova vita del mondo, il passaggio tra la morte (l’inverno) e la rinascita (la primavera), il capo dell’anno.

In un piccolo centro della Sicilia, a San Fratello in provincia di Messina, che ha la caratteristica di essere uno dei pochissimi luoghi in cui si conserva la cultura autoctona italica, cioè quella meno contaminata dagli antichi popoli semiti che iniziarono ad occupare il Sud dal 1500 a.C, all’incirca, sino alla cacciata dalla Spagna dei marranos, resistono usi, costumi e lingua; infatti, vi si parla ancora una specie di lingua locale gallo-italica. In questo luogo, durante la Settimana Santa, si celebra una singolare festa detta dei Giudei (mercoledì, giovedì e Venerdì Santo). Il pioniere dell’antropologia, il folklorista siciliano Giuseppe Pitré, ne fa accenno: Nuova del tutto, nel ciclo delle rappresentazioni mute, è la festa dei Giudei di San Fratello dove i giovani mandriani camuffati intenzionalmente da Giudei, corrono all’impazzata per le strade facendo un vero pandemonio ed assordando la gente. A codesto ciclo son da riportare le scene dei disciplinanti, ora non più riconoscibili nelle processioni che sono tutte di raccoglimento e di pietà dei fedeli, per quanto poi in apparenza lontana, è molto vicina in sostanza a siffatto gruppo di spettacoli. Leonardo Sciascia, anche egli siciliano, ne parla in una sua raccolta di saggi[iii]: ma una festa religiosa, che cos’è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto… E anzi tutto una esplosione esistenziale… esplosione dell’es collettivo di un paese dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es… I Giudei (di San Fratello) sono gli uccisori di Cristo, perciò nella rappresentazione della passione di Cristo, che viene condannato e crocefisso, essi demonicamente si scatenano… e ci chiediamo se alla formazione di una tale tradizione non abbiano concorso più delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche, sociali e storiche…

GLI EBREI NELLA VALLE DEL SARNO, TESSITORI E TINTORI DI STOFFE

Già prima delle Crociate, gli Ebrei primeggiavano[iv] come produttori e commercianti di panni di lana, di seta e come tintori di stoffe, corrispondendo alla giurisdizione arcivescovile parte dei proventi derivanti da quest’ultima attività. Nella Valle del Sarno si coltivavano gelsi particolarmente rinomati per la bachicoltura, le cui foglie erano dette Sarnesi; da un documento del 1032, si evince di un Nicola grecus f. q. Constantini greci acquista poma et celsa dal mediatore Leo grecus habitator in Nuceria.[v] Questa produzione rilanciò nel Medioevo la migliore bachicoltura; i suoi pregiati filati di seta venivano lavorati esclusivamente ad Amalfi presso le comunità ebraiche per essere esportati nel Vicino Oriente e in altri luoghi anche attraverso l’isola di Malta. Nello stesso periodo (fine secolo X e secolo XI) le città europee prosperavano commercialmente grazie ai Radaniti[vi] che il viaggiatore arabo Ibn Khordadbeh[vii] identificò come quei mercanti ebrei[viii] che controllavano la Via della Seta e parlavano molte lingue. Il termine radaniti deriva probabilmente dal persiano Rah fan, che significa, Quelli che sanno la via.[ix] Essi costituivano un potente gruppo di mercanti e finanzieri, molto attivi in Francia, Germania, Europa Centrale, Asia Centrale e Cina che rivoluzionò l’intera economia mondiale creando la lunga Via della seta medievale (dalla Francia alla Cina) ancor prima dei mercanti italici e bizantini.[x] I rinomati gelsi della Valle del Sarno con le foglie polpose, attrassero nei secoli molti imprenditori ed investitori stranieri alcuni dei quali vi impiantarono attività. Nel 1610, l’industria del baco da seta della Valle del Sarno produceva 8.000 libbre e nel 1700 si hanno notizie sull’esistenza di filande cui affluiscono i bozzoli dei diffusi allevamenti di bachi da seta.

In tuttoil 1811: … Del lino si fa uso nell’intera provincia di Salerno ma in piccoli dettagli come per ibachi da seta-coltura tipica dell’area bizantina a causa degli allevamenti di bachi da seta, e a giudicare dalla messa a coltura di nuovi […] a Sarno c’è uno stabilimento per la filatura del cotone - in cui operano tecnici svizzeri, francesi ed inglesi - al quale si affiancherà una filanda che darà lavoro da 800 a 2.000 operai ai quali bisogna aggiungere gli occupati negli allevamenti dei bachi da seta che mangiano una particolare foglia di gelso, detto appunto il Sarnese…. Alla fine dell’800, arrivano nella Valle del Sarno i Turner, i Glarner, i Franchomme e gli ebrei Buchy e Stangmann che, l’11 ottobre del 1897, adottando come marchio la stella a cinque punte (o pentacolo), denominarono la loro azienda Filatura Marca Stella. Dalle mie raccolte di racconti popolari ce n’è uno che riguarda il metodo di allevamento del baco da seta nella Valle del Sarno: durante i temporali, quando il baco posto sul gelsofaceva il filo, gli scuri delle finestre del capanno dell’allevamento venivano chiusi mentre le lavoranti battevano la tammorraininterrottamente e per tutta la durata del temporale, sempre allo stessoritmobinario al fine di incantare i bachi da seta, affinché il filo di seta non si spezzasse, credendoli spaventati dai lampi e dai tuoni.

COPERTE, DRAPPI PREGIATI E TOSELLI (BALDACCHINI)

Il baldacchino o anche Tosello, dallo spagnolo Dosell, era adoperato, secondo il Gentile: Nei riti tardo antichi dell’adventus imperiale, come simbolo del cielo di cui il sovrano era l’intermediario, rilevato poi dal pontefice e da monarchi quali Riccardo Cuor di Leone e Federico II, in Francia il baldacchino apparve sul capo dei principi alla fine del Trecento[xi]. Un analogo significato, sempre secondo lo studioso, l’avevano i drappi tesi sulle facciate delle case o attraverso la via, ornamenti eccezionali che di volta in volta: Evidenziavano la sacralità o la funzione sacerdotale, in breve il rapporto col Cielo, di chi ne beneficiava… il significato figurale dell’ingresso del principe nella città, mimesi dell’avvento di Cristo nella nuova Gerusalemme con vari riferimenti scritturali.[xii] Per Bernard Guenée, l’uso di mettere il re sotto il baldacchino al posto del Corpus Christi in occasione delle solenni entrate, fu mutuato dalla processione eucaristica del Corpus Domini, che era la sola processione liturgica con uso del Pallium[xiii]. Per il Bertelli, il pallium regale, in genere in drappo d’oro: Sin dall’inizio fu connesso con la regalità e col rito dell’unzione. Trasposizione mobile del ciborio imperiale, il baldacchino fu subito parte della rappresentazione della Christomimèsis.[xiv]

A proposito di baldacchini e toselli, nel 2019 ho personalmente contribuito a fornire informazioni sui toselli paganesi alla ricercatrice Alessandra Marina Giugliano[xv] che, con altre sue approfondite ricerche,[xvi] ha dato vita ad un interessante articolo saggistico pubblicato sul prestigioso World Heritage and Contamination,[xvii] diretto dal noto prof. Carmine Gambardella[xviii] dell’UNESCO.[xix]

PROCESSIONE

Processo, processione[xx], sono i termini dati ai cortei cattolici che trovano origine nella loro forma e formazione ben prima che questi fossero coniati. Tutte le religioni antiche dell’Occidente, del Medio e dell’Estremo Oriente eseguivano cortei per glorificare ed omaggiare divinità e signori. La letteratura ne è vastissima. Si hanno testimonianze documentate di cortei effettuati nell’antica Pompeja per celebrare divinità egizie (Iside) e mediorientali (Cibele), oltre che greco-romane.

Giuseppe Pitré nel 1890 descrive la processione paganese per antonomasia, quella dedicata alla paganese Madonna delle galline (pubblicata integralmente nel mio volume patrocinato dal Comune di Pagani e ancora in corso di pubblicazione, Pagani. Nomen omen) che qui propongo in parte, poiché reca significativi residui degli antichi cortei pagani dimostrati evidentemente dalla partecipazione divacche, giovenche, montoni, e fin qualche maiale, tutti adorni di nastri a vari colori:

Notizia intorno alla Madonna delle Galline in Pagani, la quale si collega al nostro tema. La festa si celebra nella Domenica in albis, ma se piove troppo, si rimanda. Ricorrerebbe pure nell’ ultima domenica di luglio, e non se ne tiene conto. Dura 3 giorni a cominciare dal sabato, e nel lunedì vi sono molti giuochi pirotecnici. La processione è il punto culminante, e si fa in domenica. La statua della Madonna percorre tutto il paese con accompagnamento di preti, fratelli delle varie congreghe, banda e concorso di popolo. Scopo precipuo è la questua. Ogni popolana ha già pronta una o più delle migliori galline, o delle tortorelle o dei colombi, che sogliono tingere color amaranto. Al passaggio le lanciano. E per lo più si fermano sul piedistallo della statua, abbastanza grande e a due piani, a mo’ d’una scansia, o svolazzano intorno. Lo spazio sarebbe angusto. Il mastro di festa toglie quei volatili, e talvolta anche qualche coniglio, e li vende lì per lì, e molti li acquistano per devozione. Vi è chi offre delle gabbiette in trionfo piene di colombi, sollevate da quattro aste unitamente alle assicelle adorne di carta dorata e colorata. I parecchi vaccinai conducono innanzi alla processione vacche, giovenche, montoni, e fin qualche maiale, tutti adorni di nastri a vari colori. Li vendono, e il guadagno va alla Madonna. I questuanti non mancano di zelo, perché la raccolta riesca copiosa. Si recano fin nelle botteghe, e ciascuno contribuisce per la sua parte


[i] Il baldacchino o tosello, dallo spagnolo dosell, è un elemento celebrativo di molte feste, compresa quella paganese della Madonna del Carmine, detta delle galline che si tiene nell’ottava dopo Pasqua e che celebrava, nel precristianesimo la Grande Madre Terra, la diva della fertilità, che a Pagani era Giunone Sarrana.

[ii] Anche essa è una festa mobile, benché sia stata istituita nel 1264 da Urbano IV, poiché originariamente si festeggiava a Roma come festa dell’unità, della concordia e della pace per mettere d’accordo Cesare e Dio, ovvero il potere civile e quello religioso. Vertici e base, ossia l’intero corpo sociale, dovevano mostrare di essere conformi al regno di grazia, pace e giustizia voluto dal capo, il Cristo, presente realmente nell’ostia. La legittimità del potere (civile o religioso), in questa prospettiva, si dichiarava proveniente dall’alto, ma di fatto era sancita dal basso, dai cittadini, dai frutti e dai risultati, materiali e spirituali, della comunità, dalla felice costituzione della città, secondo Claudio Bernardi (in, https://books.openedition.org/psorbonne/17151?lang=it ). In Occidente, la festa del Corpus Domini viene festeggiata in modi e con significati religiosi e politici diversi. Da essa nascerebbe anche la scelta del mese di maggio per l’istituzione della festa dei lavoratori. In Francia, ed esattamente in Provenza, ad Aix-en-Provence, nel 1462 furono istituiti addirittura i giochi del Corpus Domini da re Renato d’Angiò. Lo studioso Vovelle, M., (in, Le metamorfosi della festa. Provenza: 1750-1820, Bologna, il Mulino, 1986 - ed. or. Les métamorphoses de la fête en Provence de 1750 à 1820, Paris, Éditions Aubier-Flammarion, 1976, p. 78. Vedi anche Gregoire, G., Gregoire, P., Explication des cérèmonies de la Fête-Dieu d’Aix-en-Provence, Aix, Esprit Imprimeur, 1777) ne riassume il cerimoniale settecentesco: i momenti precedenti e quelli successivi all’avvento della religione cristiana o, piuttosto, alla venuta di Cristo. Il primo giorno è rappresentato il pantheon delle divinità pagane: Diana, Mercurio, la Notte, Pan, Bacco, Plutone e Proserpina, Momo dio della satira, la cui banda schernisce i passanti, senza parlare di quei lontani eredi dei centauri che sono i chevaux-frus. Vi si mescolano personaggi biblici: ebrei, che preferiscono alle esortazioni di Mosè l’adorazione del Vitello d’Oro e il gioco del gatto lanciato in aria. Agli ebrei il corteo affianca diavoli e lebbrosi, ma anche la regina di Saba, Erode accompagnato dalla sudicia schiera degli Innocenti, quei tirassouns, buoni a nulla della città, che si trascinano nella polvere per mimare la sofferenza. Il secondo giorno, scomparsi gli dei pagani, le scene della vita del Cristo e della Passione prevalgono in un corteo aperto dalla Bello Estello, la bella stella che rappresenta il nuovo messaggio. E la processione si chiude col corteo dei notabili: re della Bazoche, principe d’amore, magistrati della municipalità e comunità, ma è la mouert (morte) che chiude la marcia con la sua falce, gridando [...] uh! Uh!, per spaventare la brava gente

[iii] Sciascia, Leonardo, La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia, 1970.

[iv] Primeggiavano anche come finanziatori e amministratori pubblici oltre che, dai tempi dei Normanni, a Salerno anche come macellatori ed esercenti esclusivi di carni.

[v] C.D.C., III 521, p . 88, in Deputazione Napoletana di Storia Patria, Archivio storico per le province napoletane, 1981, p. 79.

[vi] Rabinowitz, L., Jewish Merchants. A Study of the Radanites, London 1948; Simonsen, Les marchands Juifs appelés Radanites, «Réj», LIV, p. 41

[vii] Ibn Khordadbeh, in, Le livre des routes et des provinces, in, Journal asiatique, V, 1885, pp. 512-515

[viii] Simonsen, D., Les marchands Juifs appelés “Radanites”, in, Revue des Etudes Juives, «Réj», LIV, 1907, pp. 141-42

[ix] Lopez, Robert, S., Raymond, Irving. W., Medieval trade in the Mediterranean World, Columbia Univ. Press, N.Y., 2001, p. 30

[x] Eskelner, Mikael, Lanslor, Tobias, Galbinst, Yuri, ibidem

[xi] Gentile, L. C., Riti ed emblemi. Processi di rappresentazione del potere principesco in area subalpina (XIII-XVI secc.), Torino, S. Zamorani Editore, 2008, p. 42.

[xii] Gentile, L. C., Riti ed emblemi, pp. 42-43.

[xiii] Guenéé, B., Lehoux, F., Les entrées royales françaises de 1320 à 1515, Paris, CNRS Éditions, 1968, pp. 16-17.

[xiv] Bertelli, S., Il corpo del re. Sacralità del potere nell’Europa medievale e moderna, Firenze, Ponte alle Grazie, 1980, p. 91

[xv]Architect, PhD of History, Representation and Restoration of Architecture (DSDRA), Univ. La Sapienza di Roma.

[xvi] The changing architecture of Pagani's toselli, Maria Martone, Alessandra Marina Giugliano, rispettivamente del Department of History, Drawing and Restoration of Architecture (DSDRA), la Sapienza University of Rome: …The tosello in its modern features, drapes of precious damask blankets, altars, small chicken coops and objects of popular tradition, set up in a private space, the courtyard, which for the occasion becomes public, spreads thanks to the folk singer Franco Tiano, who, first in 1971, opened his tosello to outsiders, then, in 1975, revolutionized the way of setting up the toselli … From private to public to place of worship, Pagani's toselli tell the story of a city and its traditions, representing an undisputed testimony of the territory. During the festival, the city opens to welcome citizens and people who go there to worship the Madonna and celebrate with songs, dances, music, and food. Many private places, such as the courtyards of noble palaces, and historic and non-historic buildings, where the toselli are, become accessible to the public, turning into resting areas where it is possible to perform religious rites or share moments of conviviality. The open spaces of the city, such as streets, alleys, squares, gardens, during the festival, almost appear as enclosed environments in which the community strongly connects from an emotional point of view and is collegially involved in intimate religious gatherings. The festival represents a widely recognized intangible value, and the toselli, that allow an alternative reading of the urban fabric of the city, with it. This contribution seeks to underline, in relation to the entire festival, different moments of aggregation, and the places where people celebrate this vital festival for both the religious and city community. Through a cartographic map, it was possible to superimpose the festival with its routes and stops, on the city, identifying the places involved in the procession, the cult, the folklore, and the food and wine events. The toselli are recognized as having a key role in the feast of the Madonna delle Galline as a popular expression created year after year in accordance with religious, pagan, and culinary traditions. It is an intangible collective asset that needs to be protected and safeguarded to preserve its memory and history. With this aim, we propose a census of the toselli built from 1970 to the present, a typological classification and a cataloguing scheme in the hope that the toselli will continue to enrich the cultural heritage of the territory of Pagani, contaminating it with an added value that is consolidating over time …”

[xvii]World Heritage and Contamination, Architecture, Culture, Environment, Agriculture, Health, Economy, Landscape, Design, Territorial Governance, Archaeology, e-Learning. Le Vie dei Mercanti XVIII International Forum. Autore, Carmine Gambardella (a cura di), Collana, Architettura, Urbanistica, Ambiente, Full English text, anno di edizione2020, pagine1116, Fuori Commercio, Contenuto: Architecture Heritage and Design, 6 Series founded and directed by Carmine Gambardella.

[xviii] Carmine Gambardella, Unesco Chairholder on Landscape, Cultural Heritage, and Territorial Governance; President and CEO of Benecon SCaRL University Consortium - Research Centre on Cultural Heritage, Ecology, Economy (University of Campania Luigi Vanvitelli, Pegaso University, University Federico II of Naples, University of Salerno, University of Sannio). Full Professor of Drawing at the Pegaso University and at the University of Campania. President of the International Forum Le Vie dei Mercanti since its first edition in 2003 to the XVIII edition in 2020. Editor and Founder of the series Surveying is/or Project, Knowledge Factory and Architecture, Heritage and Design. Component of the Scientific Committee of International Class A Magazine Abitare la Terra / Dwelling on Earth (Gangemi Editor International Publishing). He covered various roles for the University of Campania, including the Pro Rector of Institutions, Academic Senator, Director of the Department of Architecture and Industrial Design Luigi Vanvitelli, Dean of the Faculty of Architecture Luigi Vanvitelli, Director of the Department of Culture of Design, Director of Doctoral School in the Discipline of Architecture, Coordinator of the PhD in Protection, Safety and Representation of the Environment and Structures and Territorial Governance, Coordinator of the PhD Program in Surveying and Representation of Architecture and the Environment. He is author of numerous scientific international papers, publications and proceedings on surveying and representation of the built and natural heritage.

[xix]The XVIII edition of the Forum titled World Heritage and Contamination aims to create a cross-critical dialogue, open to cultural contamination and without limits, in a logic of integration between competences which extends, and is not limited to, the following disciplines: Architecture, Culture, Environment, Agriculture, Health, Landscape, Design, Territorial Governance, Archeology, Economy, e-Learning. The activities of protection and promotion of World Heritage, understood as a asset shared by all Humanity, are particularly relevant in Italy, responsible towards the world of custody of the largest number of assets protected by the UNESCO. To the World Heritage Properties is added a landscape heritage of enormous variety and beauty to be protected also through the regeneration of degradation and of the ‘minor heritage', in line with the provisions of the UNESCO Conventions on material and intangible assets as well as the European Landscape Convention.

[xx]Traité des processions des Chretien, Paris, 1589.

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